VAGLIA (FI): 7 INDAGATI PER SMALTIMENTO ILLECITO IN CAVA PATERNO

cava paterno

Sono 7 gli indagati che si sono visti notificare dai Carabinieri Forestali del gruppo di Firenze l’avviso di conclusioni indagini emesso dal pm Giovanni Arena della Dda di Genova, nell’ambito dell’operazione denominata “500 mesh”, relativa al traffico di rifiuti finalizzato allo smaltimento illecito, mascherato dietro una vendita di un sottoprodotto.

Delle 7 persone indagate, 6 sono residenti o hanno l’attività lavorativa in Toscana; tra questi rientrano i titolari dell’ex cava di Paterno nel comune di Vaglia (Firenze). I resti contestati sono quelli relativo all’articolo 110 del codice penale e l’articolo 260 del decreto legislativo 152/06 poiché, “agendo in concorso tra loro nelle rispettive qualità, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi (connesso all’esercizio delle rispettive imprese) ed attività continuative, cedevano, ricevevano, trasportavano e comunque gestivano abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti”. L’indagine prende origine da un esposto effettuato da un privato nel 2013 per la presenza all’interno dello stabilimento dell’ex cava Paterno di numerosi ”big bags” contenenti una polvere di natura e provenienza ignota.

Dopo la segnalazione furono effettuati numerosi sopralluoghi e accertamenti eseguiti dal Nipaf di Firenze, dal comando della stazione del Corpo Forestale dello Stato di Ceppeto (oggi Carabinieri Forestale), competente per territorio, e dall’Arpat. La polizia giudiziaria, una volta riscontrata la presenza dei “bigs bags” che contenevano una polvere di consistenza particolarmente volatile, ha iniziato gli accertamenti per risalire alla provenienza nonché alla natura di tale sostanza. In prima istanza contestualmente al sopralluogo, è stato richiesto un chiarimento al proprietario dell’impianto. Il proprietario ha fornito a giustificazione della presenza dei “big bags” le fatture di acquisto del materiale, i documenti di trasporto e la scheda tecnica del prodotto. Dai documenti forniti si è potuto risalire alla provenienza del materiale e alla sua corretta denominazione. Si trattava di una polvere, la cui denominazione esatta era “Garnet 500 Mesh”, proveniente da un impianto di recupero rifiuti speciali della ditta Med-Link srl di Aulla, in provincia di Massa Carrara.

Dai documenti di trasporto acquisiti è risultato che il titolare della ex cava di Paterno aveva acquistato il 500 mesh al prezzo di uno euro a tonnellata rivendendone poi una parte ad un impianto di betonaggio a nove euro a tonnellata. Ritenendo poco plausibile un giro economico così risibile a fronte delle spese vive di trasporto e del quantitativo di materiale movimentato (un camion da 30 tonnellate frutterebbe solo 240 euro), la polizia giudiziaria ha ipotizzato che potesse trattarsi di un traffico di rifiuti mascherato da falsa vendita, per effettuare, di fatto, uno smaltimento degli stessi. La Procura della Repubblica di Firenze ha disposto ulteriori indagini che hanno confermato quanto ipotizzato dalla polizia giudiziaria, ovvero che si trattava di un traffico di rifiuti finalizzato allo smaltimento illecito, mascherato dietro una vendita di un sottoprodotto. In particolare gli investigatori, con l’ausilio dell’Agenzia delle Entrate, hanno stimato che dal 2011 la Med Link aveva ‘piazzato’ illecitamente circa 9.949,717 tonnellate di rifiuto 500 mesh. Con un risparmio per il conferimento illecito dei rifiuti pari a 1.154.456 euro, cifra invece necessaria per il corretto smaltimento.

 

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