RAPINATORE UCCISO: CONTINUANO LE INDAGINI

Rapinatore

Pisa- Gli inquirenti stanno ancora lavorando per identificare i possibili complici del rapinatore ucciso lunedì notte. Intanto i negozianti si stringono attorno al gioielliere.

Potrebbero essere le ultime telefonate del rapinatore ucciso a imprimere un’accelerazione decisiva alla indagini della procura di Pisa per individuare gli altri due componenti del commando che lunedì sera ha tentato una rapina culminata in una sparatoria nella gioielleria di Daniele Ferretti che ha risposto al fuoco uccidendo il bandito, Simone
Bernardi, 43 anni, originario della provincia di Latina.

Il rapinatore, uscito dal carcere Don Bosco di Pisa nel marzo scorso, era l’unico dei tre ad avere agito con il volto travisato. L’uomo non era armato, non aveva i documenti con sé né il telefonino o altri effetti personali, ma ora che è stato identificato attraverso le impronte digitali non sarà difficile per gli inquirenti risalire al suo numero di telefono e analizzare le ultime telefonate per ricostruire la sua rete di contatti. Saperne di più per adesso è impossibile perché gli investigatori mantengono sull’inchiesta un riserbo assoluto.

Intanto, l’auspicio che tracce biologiche utili all’identificazione dei fuggitivi possano essere repertate anche nell’auto rubata dai banditi il giorno prima della rapina a Marina di Pisa e sequestrata dai carabinieri nel parcheggio davanti alla gioielleria. Se anche gli altri due rapinatori fossero schedati dare loro un’identità cetra sarà solo questione di tempo.

In tutto ciò, i commercianti di via Battelli hanno appeso stamani uno striscione di solidarietà nei confronti del gioielliere Daniele Ferretti. Su un lenzuolo affisso vicino alla gioielleria è stato scritto: “Vicini alla famiglia Ferretti. I commercianti”.

Domani a mezzogiorno un presidio di solidarietà è stato programmato dalla lista civica Noi adesso Pisa e Fratelli d’Italia. Testimonianze di affetto e vicinanza al gioielliere e alla sua famiglia sono state espresse fin da subito dopo la rapina da amici e conoscenti e da tutta la comunità pisana.

Anche il presidente dell’area pisana di Confesercenti, Antonio Veronese, rilascia delle dichiarazioni su quanto accaduto, soprattutto sollevando di nuovo la questione della carenza di organici delle forze dell’ordine a Pisa.”Mentre a Pisa l’emergenza sicurezza esplode in tutta la sua gravità con la tragica rapina ai danni della gioielleria Ferretti, il ministero degli Interni continua a snobbare la città escludendola da quelle destinate a
ricevere rinforzi estivi”. Nella stessa nota aggiunge: “Davvero non comprendiamo la posizione del ministero nei confronti di Pisa. E’ notizia di queste ore l’invio da parte del Viminale di alcune unità di rinforzo per la stagione estiva in Toscana. Bene, questi rinforzi interesseranno le province costiere di Lucca, Massa Carrara, Livorno e Grosseto. Pisa esclusa. E questo nonostante gli appelli ripetuti del sindaco Filippeschi”. “Evidentemente qualcuno sottovaluta l’emergenza che stiamo vivendo e che i tragici fatti di lunedì sera hanno solo confermato. Sottovaluta o, e questo sarebbe davvero l’ipotesi peggiore, minimizza. La criminalità – continua il presidente di Confesercenti – non si misura con i numeri ma con la sua violenza. Potranno esserci anche meno rapine, ma se quelle poche sono violente come nel caso dell’orefice Ferretti, allora bisogna mettere da parte le statistiche e intervenire. […] Pisa è stanca e vuole risposte”.

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RAPINATORE UCCISO, CONFCOMMERCIO PISA: “STATO GARANTISCE BANDITI”

Rapinatore ucciso Confcommercio
foto presa da sito Confcommercio PIsa

“Uno Stato così non può essere democratico.” La dura presa di posizione del numero uno di Confcommercio Pisa Federica Grassini: “Ferretti è una persona mite, chi delinque gode di un’immunità inspiegabile.”

“Daniele è una persona mite, eppure viva per miracolo proprio a causa di una rapina a mano armata. Ieri l’ennesima. Sulla legittimità della sua difesa non credo che si possano esprimere dubbi leciti”. Così Federica Grassini, uno numero di Confcommercio Pisa, che spiega di conoscere molto bene il gioielliere e sua moglie Giuliana. “Ci sforziamo di credere nella giustizia – aggiunge Grassini – e proprio da chi dovrebbe ‘risarcirci’ del torto subito, riceviamo la più scottante delle ingiustizie: chi ci ha vessati gode di un’immunità inspiegabile, garantita da un sistema legislativo che tutela chi delinque, che lo rimette immediatamente in libertà e gli consente la spavalderia di reiterare i suoi crimini”.

“Uno stato garantista con chi delinque – afferma ancora -, non può vantarsi di essere democratico”. Dei coniugi Ferretti parla come di “due splendide persone perbene, due commercianti stimatissimi per professionalità e gentilezza. Chi li conosce sa con quanto attaccamento abbiano sempre svolto quello che per loro è molto più di un mestiere: una verace passione. Apprendere quanto è successo, è ancora più doloroso proprio perché ha colpito loro”. “La cosa che più mi addolora e mi preoccupa – aggiunge Grassini – è quell’insondabile paura e il forte senso di essere stato lasciato solo che ha accompagnato” il gesto di Ferretti: “Tutti noi imprenditori siamo Daniele: svolgiamo il nostro lavoro a rischio continuo della nostra incolumità e di quella dei nostri collaboratori; rapinati, aggrediti, vandalizzati, comunque continuamente abusati.

Denunciamo, perché ci sforziamo di credere nella giustizia e proprio da chi dovrebbe ‘risarcirci’ del torto subito, riceviamo la più scottante delle ingiustizie”. “Troppi di noi – conclude – ormai non denunciano se non per ragioni assicurative; troppi di noi non denunciano per paura di ritorsioni. Lo sguardo perso nel vuoto di Daniele ci ferisce tutti, perché siamo ben consapevoli che avrebbe potuto essere il nostro”.

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RAPINATORE UCCISO, ROSSI: “STATO TUTELI CHI SI DIFENDE”

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“Non vorrei un paese dove si fanno le sparatorie per strada” ha specificato Rossi, “ma chi si difende deve essere tutelato in modo giusto.”

“Queste persone che reagiscono, lo Stato deve evidentemente tutelarle nelle forme e nei modi che sono le più corrette”, ma “non vorrei un paese dove si fanno le sparatorie per le strade”. Lo ha detto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, sul caso del rapinatore ucciso a Pisa.

“Non penso che per ogni episodio di questo tipo si possa riaprire una discussione sulla legittima difesa”, ha aggiunto il governatore, secondo cui “non c’è nulla che valga più della vita di una persona”, e tuttavia “chi si difende in modo legittimo ha diritto anche a non subire poi una serie di vicende personali, che capisco producano sentimenti di amarezza: la politica che strumentalizza questo secondo me commette un errore. Si può ragionare su tutto, ma attenzione a non smarrire una sequenza di priorità”.

Secondo Rossi ci vuole “un Paese dove lo Stato magari garantisce più presenza di forze di polizia, più carabinieri sulle strade, assume decine di migliaia di giovani e fa sentire i commercianti e i cittadini maggiormente tutelati là dove ci sono situazioni di difficoltà”, per cui “si combatta l’evasione fiscale e si assumano più forze di polizia”.

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