RAPINATORE UCCISO PISA, FOTOGRAFATI DUE FUGGITIVI

Rapinatore ucciso

Due foto, ora al vaglio dell’inquirenti, scattate da testimone inchioderebbero due fuggitivi. Il direttore carcere Pisa: “rapinatore ucciso  fece un buon percorso, una volta fuori è caduto negli stessi errori.”

Due fotografie scattate con un telefonino da un testimone immortalano i due rapinatori in fuga dopo la rapina amano armata finita nel sangue martedì sera in una gioielleria di Pisa durante la quale il commerciante Daniele Ferretti ha reagito sparando e uccidendo uno dei banditi. Le due foto sono già state acquisite dai carabinieri. Lo si è appreso da fonti investigative. al vaglio degli inquirenti anche la testimonianza di una donna che ha invece incrociato uno dei due fuggitivi.

“Me lo sono trovata davanti – racconta la donna – mentre stavo tornando a casa in bicicletta: saranno state le 19.40, 19.45. Quell’uomo mi ha colpito perché nonostante il gran caldo di questi giorni indossava una felpa a maniche lunghe, grigia scura, chiusa fino al collo e il cappuccio calato in testa. Per questo mi sono soffermata a guardarlo”. L’uomo, che secondo la testimone, avrebbe “35-40 anni e carnagione olivastra, procedeva a passo spedito ma senza correre in direzione del centro”.

Riguardo all’altro rapinatore, che avrebbe imboccato la direzione opposta rispetto al complice, la donna lo avrebbe “visto appena e mi pare che indossasse una felpa o un giubbotto con alcune strisce rosse, ma io l’ho visto solo di spalle”.

“Come detenuto Simone Bernardi aveva fatto un buon percorso: inizialmente era un soggetto molto difficile, ma insistendo con le attività educative era cambiato al punto di essere stato ammesso al regime di lavoro esterno presso una cooperativa sociale pisana dove ha lavorato come addetto alle vendite”. Lo ha detto all’ANSA il direttore della casa circondariale di Pisa, Fabio Prestopino, commentando la detenzione del rapinatore ucciso.

“Tuttavia francamente non sono rimasto sorpreso – prosegue il direttore – anche se sono rimasto colpito perché si sperava che con il lavoro si fosse rieducato. Sono molto dispiaciuto per lui e per il gioielliere. E’ sbagliato però parlare di fallimento del sistema perché l’amministrazione penitenziaria offre tutta una serie di opportunità che però si devono cogliere, evidentemente Bernardi una volta fuori è ricaduto negli stessi errori di prima, nonostante un percorso rieducativo estremamente positivo”.

Si era legato a una nuova compagna del tutto estranea agli ambienti criminali: “Sì è vero – risponde Prestopino – è una donna che ha conosciuto in carcere perché lei veniva a fare volontariato all’interno del Don Bosco e in questa circostanza si sono conosciuti e legati sentimentalmente. So che adesso è molto provata, come lo sono anche i nostri educatori che negli ultimi anni sono stati a stretto contatto con lui”.

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