MAFIA, DNA: “IN TOSCANA ORGANIZZAZIONI ITALIANE E STRANIERE”

Mafia Toscana 'ndrangheta

Il rapporto annuale della Dna sul 2016 consegna un quadro inquietante: “Il tessuto sociale non è inquinato ma grande capacità attrattiva che agiscono con strategia inabissamento: si mira ad acquisizione aziende e influenze settore politico-amministrativo.” In questo “organizzazioni dimostrano capacità imprenditoriale e corruttiva.”

“In Toscana agiscono sia le mafie italiane, prime tra tutte la camorra e la ‘ndrangheta, sia quelle comunemente definite nuove mafie, intendendo le organizzazioni composte, prevalentemente, da stranieri, che operano sul territorio con gruppi criminali estemporanei, seppur organizzati”. E’ quanto emerge dalla relazione annuale 2016 della Dna. “Tra tutte – prosegue la relazione – la criminalità organizzata cinese si conferma il macrofenomeno più pervasivo”,  principalmente a Prato e Firenze.

“Le organizzazioni criminali più organizzate, su tutte camorra e ‘ndrangheta – spiega la Dna -, oltre alle attività riguardanti i traffici illeciti mirano ad accaparrarsi i settori dell’economia cosiddetta legale, per riciclare il denaro proveniente da attività criminali e da altre fonti di illecito arricchimento”. Secondo quanto spiegato, dalle indagini è emerso come siano “in pieno svolgimento meccanismi di infiltrazione delle mafie nei circuiti dell’economia legale”, in particolare relativamente all’accaparramenti di lavori pubblici e privati, “partecipazione al mercato immobiliare, trattamento di rifiuti”, “acquisizione o gestione di pubblici esercizi”.

Tuttavia, precisa la Dna, “quanto al radicamento sociale delle organizzazioni mafiose, va precisato che nel territorio non risultano evidenze che depongano per l’esistenza di insediamenti di cellule territoriali delle mafie tradizionali”. “Ad eccezione di alcune zone del territorio come Viareggio, Torre del Lago e Altopascio – prosegue la relazione – i processi migratori di origine calabrese e campana non hanno assunto dimensioni tali da determinare un graduale inquinamento del tessuto sociale”. Resta però presente anche in Toscana una cerca capacità “attrattiva e corruttiva” esercitata dalle mafie tradizionali: “Se da un lato la cultura mafiosa non è riuscita a contaminare il tessuto sociale, dall’altro si registra la continua emersione di spunti investigativi che vedono la presenza di appartenenti a cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta operare in Toscana in concorso con elementi del luogo”.

“Nel territorio toscano le organizzazioni mafiose calabresi, campane, e in minor misura siciliane, in esecuzione di un copione pressoché comune a tutte le regioni del Centro e Nord Italia, sembrano preferire la strategia dell’inabissamento, evitando di ricorrere ad azioni criminose eclatanti, al solo scopo di favorire i traffici illeciti o gli affari economici solo all’apparenza leciti”. È quanto risulta dalla relazione. “Il tutto – viene precisato nella relazione – in un contesto economico in cui i perduranti effetti della crisi degli anni scorsi continuano a condizionare le dinamiche economico finanziarie e sociali del territorio”, lasciando “spazi di agibilità alle organizzazioni criminali e alle strategie di aggressione alle realtà imprenditoriali sane, spesso finalizzate alla progressiva acquisizione delle aziende”

L’analisi delle acquisizioni investigative fa ritenere che la criminalità organizzata continui a manifestarsi in Toscana attraverso spiccate capacità imprenditoriali, con una significativa penetrazione e condizionamento di ambienti politico amministrativi, anche ricorrendo a comportamenti corruttivi”. E’ quanto rilevato dalla Dna nella relazione. “I sodalizi – si sottolinea sempre nel documento – hanno dimostrato rispetto al passato una maggiore propensione al mascheramento, grazie ad artifici societari, intestazioni fittizie e delocalizzazione del controllo aziendale”.

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CARCERI, CORLEONE: ” IN TOSCANA 6 SUICIDI E 125 TENTATI NEL 2016 PER SOVRAFFOLLAMENTO”

carcere Corleone

Secondo la relazione del Garante toscano Corleone approvata in Consiglio regionale 3276 detenuti su 2800 posti nel 2016. Ok del Consiglio Toscana all’attività svolta anno scorso.

Al 31 dicembre 2016 il sistema penitenziario toscano contava 3276 detenuti, a fronte di circa 2800 posti regolarmente disponibili, una situazione di sovraffollamento anche se migliore rispetto al 2012 quando le presente nelle carceri della regione era a quota 4148. E’ uno degli aspetti sottolineati nella relazione dell’attività 2016 del Garante dei detenuti della Toscana Franco Corleone, approvata oggi a maggioranza dal Consiglio regionale con un’apposita risoluzione.

In Toscana, spiega una nota, l’incidenza di detenuti di origine straniera supera ampiamente la media nazionale attestandosi, alla fine del 2016, sul 47,8% dei presenti, a fronte di un 34,07% registrato a livello nazionale. In Toscana spicca l’altissima percentuale di stranieri presenti presso a Sollicciano (68,3% al 31 dicembre 2016). Molto più contenuta la presenza di donne, ferma al 3,5% della popolazione detenuta in regione, a fronte di una media nazionale pari al 4,2%.

Per quanto concerne gli eventi critici negli istituti toscani nel corso del 2016 sono stati registrati 6 suicidi (due a Sollicciano, uno a Grosseto; uno a Lucca, uno a Massa e uno a Porto Azzurro), mentre i tentati suicidi sono stati 125, tra i quali 50 solo a Sollicciano. La relazione ricorda che è stato chiuso lo storico manicomio criminale di Montelupo Fiorentino e che oltre alla Rems funzionante di Volterra è in programma l’apertura di una seconda struttura ad Empoli.

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IL SENATO DA’ IL VIA ALL’ESAME PER COMMISSIONE DI INCHIESTA SU ‘FORTETO’

Il Forteto commissione inchiesta Senato

Il Senato ha dato il via all’esame per istituzione di una commissione d’inchiesta su “Il Forteto”. La commissione è composta da venti senatori e venti deputati con poteri ispettivi.

L’Aula del Senato ha avviato l’esame per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità toscana per minori “Il Forteto”. La Commissione, chiesta a gran voce dal Questore M5S Laura Bottici, è composta da venti senatori e da venti deputati, è dotata di specifici poteri ispettivi e dovrebbe, come si legge nella relazione, “accertare i fatti e le ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità ‘Il Forteto’, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all’interno de ‘Il Forteto'”.

“E’ un’ottima notizia perché rilancia i veri temi del Forteto.”, così era stata commentato il via libera alla commissione di inchiesta il consigliere regionale Pd Paolo Bambagioni, che ha presieduto la seconda commissione di inchiesta del Consiglio della Toscana su Il Forteto.  Veri temi che sarebbero “da una parte la denuncia pubblica dei fatti con il risarcimento anche morale delle vittime, che deve giungere anche ai livelli massimi del nostro sistema istituzionale. E dall’altro c’è il tema concreto del commissariamento della cooperativa” aveva specificato. Sì perché, su quest’ultimo tema “la giustizia che c’è stata in termini di condanne – aveva aggiunto – non c’è stata a livello di concretezza nel togliere la gestione della cooperativa ai fedelissimi” del guru Fiesoli, “che continuano a tenere saldamente in mano quello che è il cuore economico della setta”.

Il presidente della Regione Rossi aveva commentato la notizia del commissariamento con cautela: “mi pare che tutto sia stato già detto, sia nelle risultanze della procura della Repubblica dove c’è stato un processo, ci sono gli atti, c’è stata un’indagine anche mi pare assolutamente ben fatta ed anche condotta con equilibrio, e poi c’è anche un’indagine del Consiglio regionale.” In conclusione “se ne vogliono fare un’altra, sia fatta” aveva chiuso.

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