Anarchici arrestati per attentati a Firenze, solo uno resta in carcere

Anarchici arrestati per attentati a Firenze, solo uno resta in carcere

Dei sei anarchici fermati a Firenze giovedì scorso nell’operazione per le indagini sull’ordigno rudimentale che ferì gravemente un artificiere della polizia il Capodanno scorso e per il lancio di molotov contro la caserma dei carabinieri di Rovezzano il 21 novembre scorso, ne rimane in carcere solo uno. Il gip oggi non ha infatti convalidato il fermo per gli altri cinque, non rilevando l’esistenza nei loro confronti di gravi indizi.

E’ terminato intorno alle 22 di ieri sera il presidio degli anarchici davanti al carcere di Sollicciano (Firenze). Il gruppo, alcune decine di persone, si è allontanato dopo aver scandito slogan in solidarietà verso i loro compagni  e dopo aver sostato nella serata davanti al penitenziario. Il gruppo è stato controllato a distanza dalle forze dell’ordine.

Due degli indagati, un uomo e una donna, sono rimasti molte ore sul tetto di un edificio occupato alle porte di Firenze, a Galluzzo, dove gli investigatori li avevano raggiunti giovedì per arrestarli; sono poi scesi nel pomeriggio e sono stati fermati anche loro. Le indagini che hanno portato all’arresto degli anarchici sono scattate un attimo dopo l’esplosione della bomba: l’attento sopralluogo della polizia scientifica, durato per quasi 24 ore, ha permesso di estrapolare un campione Dna, rivelatosi poi l’elemento essenziale che ha permesso agli investigatori della digos di chiudere il cerchio.

Il Dna, trovato su un frammento di scotch sul luogo dell’esplosione, appartiene a Salvatore Vespertino, 30 anni, nato a Nuoro ma gravitante a Firenze, considerato colui che ha materialmente costruito l’ordigno. Avrebbe agito insieme a Pierloreto Fallanica, 30 anni, presunto ispiratore dell’azione, Roberto Cropo, anche lui 30enne, Giovanni Ghezzi, 30 anni, e Nicola Almerigogna, 34 anni.

L’idea dell’attentato sarebbe maturata nel tempo diventando concreta nel corso di una “cena intima”, come viene definita dagli stessi indagati in un’intercettazione, avvenuta alcune settimane prima di Capodanno, il 7 dicembre scorso, a villa Panico, un edificio occupato dagli anarchici a Firenze.

Scopo dell’incontro, ipotizzano gli investigatori, sarebbe stato proprio il trasferimento di competenze nella costruzione di bombe, grazie alla consulenza di un anarchico torinese, Roberto Cropo, tra gli arrestati.

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