Attentati Firenze: procura fa appello a riesame contro scarcerazioni anarchici

Attentati Firenze: procura fa appello a riesame contro scarcerazioni anarchici

La procura di Firenze fa appello al tribunale del riesame contro le scarcerazioni di sei anarchici sugli otto fermati il 3 agosto scorso come presunti autori, a vario titolo, dell’attentato dinamitardo di Capodanno alla libreria Il Bargello di Casapound, quando venne gravemente ferito l”artificiere della polizia Mario Vece, e per l’assalto con le molotov alla caserma dei carabinieri di Rovezzano del 21 aprile 2016, indagine collegata presente nello stesso fascicolo.

La decisione di fare ricorso è stata presa oggi in una riunione degli inquirenti che si occupano dell’inchiesta. Il ricorso è contro il provvedimento dei gip di Firenze e Roma, in particolare contro le cinque scarcerazioni, su sei posizioni, decise dal giudice Fabio Frangini di Firenze che solo per un indagato, Salvatore Vespertino, 30 anni, ha convalidato il fermo e confermato l’arresto in carcere, rimettendo in libertà tutti gli altri fermati a Firenze. Il secondo fermato che al momento resta in carcere è Pierloreto Fallanca, 30 anni, per decisione del gip di Lecce, Carlo Cazzella.

Tra i vari indizi, il gip Cazzella ricorda che Fallanca il 12 maggio 2017 viene intercettato mentre dice “L’ho messo il bombone a Casapound, in bocca a Casapound”, mentre il 30 dicembre 2016 è tra coloro che partecipano a una riunione segreta a Cantagallo (Prato). Nell’ordinanza su Fallanca, il gip  scrive che “gli indizi raccolti sinora assurgono al rango di gravità tale da ipotizzare l’affermazione di responsabilità, all’esito di un giudizio, quanto meno nei confronti di Falanca Pierloreto, Giovanni Ghezzi, Salvatore Vespertino e Roberto Cropo in ordine al concorso nella fabbricazione dell’ordigno esplosivo e nella conseguente detenzione e porto in luogo pubblico , nel tentato omicidio e danneggiamento aggravato dell’immobile”.

“Sussiste inoltre un fondato pericolo di fuga” e lo stesso Fallanca “non ha una fissa dimora ed è sempre in giro per l’Italia”, quindi “ove denunciato a piede libero è altissima la probabilità che faccia perdere le proprie tracce attesa la gravità dei fatti in contestazione”.

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Anarchici arrestati per attentati a Firenze, solo uno resta in carcere

Anarchici arrestati per attentati a Firenze, solo uno resta in carcere

Dei sei anarchici fermati a Firenze giovedì scorso nell’operazione per le indagini sull’ordigno rudimentale che ferì gravemente un artificiere della polizia il Capodanno scorso e per il lancio di molotov contro la caserma dei carabinieri di Rovezzano il 21 novembre scorso, ne rimane in carcere solo uno. Il gip oggi non ha infatti convalidato il fermo per gli altri cinque, non rilevando l’esistenza nei loro confronti di gravi indizi.

E’ terminato intorno alle 22 di ieri sera il presidio degli anarchici davanti al carcere di Sollicciano (Firenze). Il gruppo, alcune decine di persone, si è allontanato dopo aver scandito slogan in solidarietà verso i loro compagni  e dopo aver sostato nella serata davanti al penitenziario. Il gruppo è stato controllato a distanza dalle forze dell’ordine.

Due degli indagati, un uomo e una donna, sono rimasti molte ore sul tetto di un edificio occupato alle porte di Firenze, a Galluzzo, dove gli investigatori li avevano raggiunti giovedì per arrestarli; sono poi scesi nel pomeriggio e sono stati fermati anche loro. Le indagini che hanno portato all’arresto degli anarchici sono scattate un attimo dopo l’esplosione della bomba: l’attento sopralluogo della polizia scientifica, durato per quasi 24 ore, ha permesso di estrapolare un campione Dna, rivelatosi poi l’elemento essenziale che ha permesso agli investigatori della digos di chiudere il cerchio.

Il Dna, trovato su un frammento di scotch sul luogo dell’esplosione, appartiene a Salvatore Vespertino, 30 anni, nato a Nuoro ma gravitante a Firenze, considerato colui che ha materialmente costruito l’ordigno. Avrebbe agito insieme a Pierloreto Fallanica, 30 anni, presunto ispiratore dell’azione, Roberto Cropo, anche lui 30enne, Giovanni Ghezzi, 30 anni, e Nicola Almerigogna, 34 anni.

L’idea dell’attentato sarebbe maturata nel tempo diventando concreta nel corso di una “cena intima”, come viene definita dagli stessi indagati in un’intercettazione, avvenuta alcune settimane prima di Capodanno, il 7 dicembre scorso, a villa Panico, un edificio occupato dagli anarchici a Firenze.

Scopo dell’incontro, ipotizzano gli investigatori, sarebbe stato proprio il trasferimento di competenze nella costruzione di bombe, grazie alla consulenza di un anarchico torinese, Roberto Cropo, tra gli arrestati.

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