SENATO, INTERROGAZIONE M5S SU APPALTI PISCINE FIORENTINE

Senato Tortura

I senatori pentastellati Giarrusso, Nugnes, Castaldi, Moronese, Cappelletti, Donno, Serra, Mangili e Puglia hanno presentato interrogazione a Ministro Interno su appalti piscine: “il Ministro era a conoscenza dei fatti?”

L’interrogazione, presentata dai senatori Giarrusso, Nugnes, Castaldi, Moronese, Cappelletti, Donno, Serra, Mangili e Puglia e diretta ai Ministri dell’interno, per la semplificazione e la pubblica amministrazione e delle infrastrutture e dei trasporti, di seguito si riporta il testo pubblicato il 29 giugno 2017, nella seduta n. 849 :

Premesso che a quanto risulta agli interroganti: secondo quanto riportato da “il Fatto Quotidiano” del 23 giugno 2017, si apprende che la Procura di Firenze avrebbe avviato un’indagine per turbativa d’asta e falso in atto pubblico, in merito all’assegnazione, a privati, di 2 piscine comunali fiorentine; nell’ambito dell’inchiesta, risulterebbero iscritti nel registro degli indagati: l’assessore allo sport del comune di Firenze, Andrea Vannucci, la dirigente dell’assessorato allo sport Elena Toppino, i funzionari comunali Loris Corti e Jacopo Vicini, i membri della commissione gare Emilio Carletti e Stefano Perla, e gli imprenditori Franco Bonciani e Cipriano Catellacci;

in particolare, l’indagine, che sarebbe stata avviata nel 2014, dovrebbe riguardare l’assegnazione dei due impianti comunali: la piscina di San Marcellino e l’impianto sportivo Paganelli; nel settembre 2013, il Comune avrebbe assegnato la gestione della piscina di San Marcellino ad un raggruppamento di imprese composto dalla Firenze Pallanuoto di Cipriano Catellacci, l’Acquatica di Franco Bonciani e la Centro Nuoto Cittadella, dello scomparso Gianni Gross; l’assegnazione sarebbe avvenuta, nonostante la società di Gross non avesse presentato il bilancio 2012 e quella di Catellacci avesse ingenti debiti nei confronti del Comune di Firenze; inoltre, alla Firenze Pallanuoto di Catellacci sarebbe stata assegnata, insieme al raggruppamento di imprese che guidava, anche la gestione degli impianti sportivi Paganelli, nonostante il debito nei confronti del comune fosse ulteriormente aumentato, oltre 300.000 euro; si tratta di una situazione che non avrebbe consentito l’assegnazione della gestione degli impianti ma, secondo le accuse, ci fu appunto l’intenzione di favorire le imprese di Catellacci e degli altri imprenditori (“firenzetoday”, del 21 giugno 2017);

considerato che: come riportato dall’agenzia “Ansa” il 20 giugno 2017, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze avrebbe sposato in pieno le ipotesi prospettate dai pubblici ministeri titolari dell’indagine, tanto che “il gip parla di “rapporto collusivo” e “intesa” tra assessore, dirigenti comunali e imprenditori a capo delle società sportive cui andavano le gare con concessioni irregolari”; in particolare, il 21 giugno 2017 il quotidiano on line “firenzetoday” riporta: “Il giudice ha parlato di “rapporto collusivo” tra assessore, imprenditori e dirigenti comunali. In una delle intercettazioni agli atti, Catellacci, parlando di Vannucci dice: “L’assessore è stato molto bravo (…). Tutti gli impegni li ha mantenuti (…). Ci ha aiutato anche nel bando”

considerato inoltre che: il presunto “rapporto collusivo”, messo in evidenza dal giudice per le indagini preliminari, tra assessore e dirigenti comunali sarebbe subentrato in un secondo momento, quando già le attività illecite poste in essere erano già state avviate prima dell’insediamento allo sport di Andrea Vannucci; secondo il magistrato del tribunale di Firenze, “ci sarebbero presunte collusioni sia a livello politico – con l’assessore fiorentino Andrea Vannucci – sia a livello amministrativo con la dirigente Toppino” (“la nazione”, del 20 giugno 2017);

inoltre, il giudice per le indagini preliminari ha emesso misure interdittive nei confronti di: Elena Toppino, dirigente dell’assessorato allo sport (sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio per 1 anno); Loris Corti, funzionario comunale (sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio per 6 mesi); Franco Bonciani, imprenditore ed ex segretario del Partito Democratico a Rignano (divieto temporaneo di esercitare determinate attività imprenditoriali o professionali per 6 mesi) e Cipriano Catellacci, presidente Firenze pallanuoto (divieto temporaneo di esercitare determinate attività imprenditoriali o professionali per 1 anno);

considerato altresì che: dalla lettura dell’articolo pubblicato il 14 agosto 2012 dal quotidiano online “qelsi” si legge che alcuni degli attuali indagati sarebbero stati assunti da Matteo Renzi, durante il suo mandato di sindaco di Firenze, “con delibera, senza concorso”: n. 2009/DD/09632 del 30 settembre 2009 per assunzione Responsabile servizio Sport: Elena Toppino; n. 2009/DD/07672 del 6 luglio 2009 per affidamento incarico ex art. 90 (categoria D1 funzionario) quale responsabile della Segreteria dell’assessore allo Sport: Jacopo Vicini; inoltre, da un articolo pubblicato, in 29 agosto 2015, sul quotidiano “Libero” si apprende che: “mentre nel luglio scorso è stato sequestrato il computer di Elena Toppino, dirigente comunale del servizio sport.

Quest’ ultima indagine riguarda la gara del 2010 con cui venne affidata una piscina comunale (presidente della commissione giudicatrice era Toppino) a un’associazione di imprese a cui partecipava Franco Bonciani, vecchia conoscenza di casa Renzi: è stato segretario del Pd di Rignano sull’Arno, dopo esser stato il vice di babbo Tiziano nella locale sezione del partito. Si è autosospeso il 1° agosto, dopo che la Nazione e Libero hanno svelato i particolari del suo coinvolgimento nell’inchiesta. Lui e gli altri indagati sono accusati di turbativa d’asta”, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se, nell’ambito delle proprie competenze, non intendano disporre un’ispezione presso il Comune di Firenze, al fine di verificare le procedure sugli affidamenti e le procedure di gara d’appalto; se il Ministro dell’interno non voglia disporre l’invio presso l’amministrazione coinvolta di una commissione prefettizia di accesso, per valutare il grado di compromissione dell’amministrazione; se non intendano assumere le opportune iniziative di competenza, affinché sia tutelata l’integrità, l’imparzialità e il buon andamento dell’azione amministrativa, nell’ottica della prevenzione del fenomeno corruttivo.

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IL SENATO DA’ IL VIA ALL’ESAME PER COMMISSIONE DI INCHIESTA SU ‘FORTETO’

Il Forteto commissione inchiesta Senato

Il Senato ha dato il via all’esame per istituzione di una commissione d’inchiesta su “Il Forteto”. La commissione è composta da venti senatori e venti deputati con poteri ispettivi.

L’Aula del Senato ha avviato l’esame per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità toscana per minori “Il Forteto”. La Commissione, chiesta a gran voce dal Questore M5S Laura Bottici, è composta da venti senatori e da venti deputati, è dotata di specifici poteri ispettivi e dovrebbe, come si legge nella relazione, “accertare i fatti e le ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità ‘Il Forteto’, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all’interno de ‘Il Forteto'”.

“E’ un’ottima notizia perché rilancia i veri temi del Forteto.”, così era stata commentato il via libera alla commissione di inchiesta il consigliere regionale Pd Paolo Bambagioni, che ha presieduto la seconda commissione di inchiesta del Consiglio della Toscana su Il Forteto.  Veri temi che sarebbero “da una parte la denuncia pubblica dei fatti con il risarcimento anche morale delle vittime, che deve giungere anche ai livelli massimi del nostro sistema istituzionale. E dall’altro c’è il tema concreto del commissariamento della cooperativa” aveva specificato. Sì perché, su quest’ultimo tema “la giustizia che c’è stata in termini di condanne – aveva aggiunto – non c’è stata a livello di concretezza nel togliere la gestione della cooperativa ai fedelissimi” del guru Fiesoli, “che continuano a tenere saldamente in mano quello che è il cuore economico della setta”.

Il presidente della Regione Rossi aveva commentato la notizia del commissariamento con cautela: “mi pare che tutto sia stato già detto, sia nelle risultanze della procura della Repubblica dove c’è stato un processo, ci sono gli atti, c’è stata un’indagine anche mi pare assolutamente ben fatta ed anche condotta con equilibrio, e poi c’è anche un’indagine del Consiglio regionale.” In conclusione “se ne vogliono fare un’altra, sia fatta” aveva chiuso.

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