Il Forte Belvedere riapre con Listri e Rivalta

Il Forte Belvedere riapre con Listri e Rivalta

Firenze, quest’anno il Forte riaprirà da fine giugno ad ottobre accogliendo due importanti artisti italiani: il fotografo Massimo Listri, conosciuto in tutto il mondo per la qualità concettuale e poetica delle sue immagini, e Davide Rivalta, scultore capace di sovvertire la riproduzione figurativa del mondo animale.

Le mostre sono un progetto di Museo Novecento, con la direzione artistica di Sergio Risaliti e a cura di Saretto Cincinelli e Sergio Risaliti.

Si aggiorna così la tradizione del Forte di Belvedere, che dalla personale di Henry Moore del 1972 è stato traguardo di grandi maestri all’apice della loro carriera, quest’anno invece il Forte rinnova la propria vocazione alla contemporaneità e si posiziona nel sistema dell’arte come un palcoscenico dell’innovazione e della valorizzazione delle nuove generazioni.

La scelta di Rivalta, in particolar modo, dimostra come Firenze sappia essere un vero e proprio laboratorio della sperimentazione: per la prima volta nella storia delle grandi monografiche estive le sculture dell’artista classe 1974 saranno installate anche nel quartiere di Sorgane, creando un ponte di bellezza tra il centro storico e un luogo non canonico per il turismo culturale (e un’opera è già stata installata al Teatro del Maggio musicale).

Dal 2014 il Forte di Belvedere ha accolto oltre 600.000 visitatori per le mostre di Giuseppe Penone, Antony Gormley, Jan Fabre, YTALIA ed Eliseo Mattiacci, affermandosi come uno dei più importanti centri espositivi a livello internazionale.

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Museo Novecento: workshop su rapporto musei-cinema

Museo Novecento: workshop su rapporto musei-cinema

Venerdì 5 aprile alle 16 presso la Sala Cinema del Museo Novecento di Firenze si terrà il workshop dedicato al rapporto fra i musei e il cinema organizzato dal Master of Art in Museum Studies di Marist College – Istituto Lorenzo de’ Medici.

Per l’occasione sarà proiettato in lingua originale con sottotitoli in inglese il film The Square, diretto da Ruben Östlund nel 2017 e Palma d’oro a Cannes nello stesso anno. Il film è una divertente indagine sui meccanismi del mondo dell’arte contemporanea, attraverso le avventure del curatore di un importante museo di Stoccolma.

Dopo la proiezione del film Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento e Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini, commenteranno il film e analizzeranno i meccanismi dell’arte contemporanea e delle tecniche di comunicazione.

Il workshop è dedicato agli studenti del Master in Museum Studies di Marist College – Istituto Lorenzo de’ Medici e agli studenti del corso di Museologia dell’Università di Firenze (SAGAS).

L’evento è aperto anche al pubblico esterno, gratuitamente, fino a esaurimento posti.

L’ingresso non prevede l’accesso al percorso museale.

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Museo Novecento: workshop su rapporto musei-cinema

Museo Novecento: workshop su rapporto musei-cinema

Venerdì 5 aprile alle 16 presso la Sala Cinema del Museo Novecento di Firenze si terrà il workshop dedicato al rapporto fra i musei e il cinema organizzato dal Master of Art in Museum Studies di Marist College – Istituto Lorenzo de’ Medici.

Per l’occasione sarà proiettato in lingua originale con sottotitoli in inglese il film The Square, diretto da Ruben Östlund nel 2017 e Palma d’oro a Cannes nello stesso anno. Il film è una divertente indagine sui meccanismi del mondo dell’arte contemporanea, attraverso le avventure del curatore di un importante museo di Stoccolma.

Dopo la proiezione del film Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento e Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini, commenteranno il film e analizzeranno i meccanismi dell’arte contemporanea e delle tecniche di comunicazione.

Il workshop è dedicato agli studenti del Master in Museum Studies di Marist College – Istituto Lorenzo de’ Medici e agli studenti del corso di Museologia dell’Università di Firenze (SAGAS).

L’evento è aperto anche al pubblico esterno, gratuitamente, fino a esaurimento posti.

L’ingresso non prevede l’accesso al percorso museale.

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Museo Novecento: la riscoperta degli etruschi con Martina Corgnati

Museo Novecento: la riscoperta degli etruschi con Martina Corgnati

Il mito etrusco ha avuto alterne fortune, vittima di un pregiudizio di inferiorità nei confronti della civiltà greco-romana, ma oggetto di un processo di riscoperta che ne ha fatto un concetto di “antico” alternativo all’ideale classico. Per approfondire questo tema, indagando l’eredità della cultura etrusca nel lavoro di artisti attivi tra la fine del XIX secolo e gli anni ottanta del Novecento, martedì 26 marzo alle 18 il Museo Novecento ospita la presentazione del libro di Martina Corgnati L’ombra lunga degli etruschi. Echi e suggestioni nell’arte del Novecento (Johan & Levi Editore) che per l’occasione sarà affiancata da Laura Lombardi e Mauro Pratesi e dal direttore artistico del Museo, Sergio Risaliti, che modererà l’incontro.

Se Leon Battista Alberti è stato tra i primi a rivalutare l’ordine tuscanico, riconoscendone la razionalità essenziale e la schiettezza formale, bisognerà aspettare l’Ottocento per parlare di una vera e propria “moda etrusca”, quando intellettuali, viaggiatori, archeologi e collezionisti, fra cui molti anglosassoni, danno vita a una serie di pubblicazioni e illustrazioni che documentano e rendono accessibile a un numero crescente di appassionati un patrimonio di sculture tombali oggi in buona parte scomparso.

Dalla fine del XIX secolo vengono predisposti anche i primi repertori fotografici, fra cui il fondo Moscioni, confluito poi nei Musei Vaticani, e le raccolte dei fratelli Alinari e Brogi: si tratta di un archivio visivo inestimabile, al quale si sommano presto importanti ritrovamenti archeologici, primo fra tutti quello di Giulio Quirino Giglioli che in piena guerra mondiale, il 19 maggio 1916, porta alla luce l’Apollo di Veio, terracotta policroma considerata uno dei capolavori dell’arte etrusca.

La passione per l’etrusco si nutre tuttavia di istanze talmente diverse da divenire opposte: da un lato c’è l’Etruria degli studiosi, dall’altro c’è l’Etruria dei letterati e degli artisti, quella evocata, immaginata, tanto favolosa quanto irrecuperabile.

È questa la patria di Enrico Prampolini, che presta la sua matita d’avanguardista per una rivista a tema; di Arturo Martini, Massimo Campigli e Marino Marini che, ognuno con accenti propri, arrivano a rivendicare un’autentica discendenza diretta; di artisti apparentemente lontani da quel mondo, come il francese Edgar Degas e l’inglese Henry Moore; di figure che battono territori considerati marginali come quello della ceramica, quali Gio Ponti e Roberto Sebastián Matta.

Immergendosi nella tradizione, gli artisti contemporanei la fagocitano e la reinventano: nelle loro mani e grazie al loro sguardo l’arte etrusca subisce altrettante radicali metamorfosi quante sono le personalità che le si avvicinano.

Le ricerche archeologiche e le poetiche d’avanguardia approdano quasi simultaneamente allo stesso risultato: la rottura del centrismo greco-romano e la riscoperta di linguaggi figurativi estranei a quella matrice, ovvero le culture extra-europee e quelle, appunto, mediterranee-arcaiche.

Gli etruschi si ritrovano così misteriosamente apparentati con cinesi e africani, con pittori di ex voto naïf e con umili, anonimi vasai: tutti complici necessari che hanno permesso agli artisti di rivisitare e riscrivere il passato secondo la propria personale sensibilità.

Martina Corgnati, storica dell’arte e curatrice, è docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Brera a Milano. Si è occupata in particolare di arte femminile e del periodo tra le avanguardie storiche e gli anni sessanta, oltre che di ricerche contemporanee nell’ambito del Mediterraneo.

Tra le sue pubblicazioni, L’opera replicante. La strategia dei simulacri nell’arte contemporanea (2009), I quadri che ci guardano. Opere in dialogo (2011), Impressioniste (2018). Con Johan & Levi ha già pubblicato Meret Oppenheim. Afferrare la vita per la coda (2014).

Ingresso libero. L’ingresso non consente l’accesso al percorso museale.

INFO:

Museo Novecento, piazza Santa Maria Novella 10, 50123 FI

www.museonovecento.it

 

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San Valentino: appuntamenti al Museo Novecento

San Valentino: appuntamenti al Museo Novecento

Un San Valentino speciale quello che va in scena giovedì 14 febbraio al Museo Novecento di Firenze. Niente rose rosse né lume di candela ma tre appuntamenti sequenziali che invitano ad una riflessione profonda sull’amore e sui rapporti di coppia.

La giornata si apre alle 17, con Baci e abbracci, una conferenza spettacolo pensata per celebrare e festeggiare la parola amore, durante la quale il direttore artistico del Museo, Sergio Risaliti, illustrerà alcune delle più celebri immagini di baci e abbracci nella storia dell’arte: da Bronzino a Courbet, da Canova a Schiele, da Rodin a Picabia, da Via col vento a Titanic.

Alle 18, inaugurazione di “Frammenti di un discorso amoroso” installazione site-specific di David Reimondo a cura di Gaspare Luigi Marcone, primo appuntamento del ciclo Ora et labora, ideato da Sergio Risaliti, che invita un artista contemporaneo a elaborare un lavoro per il loggiato del Museo. In questo caso, Reimondo ha operato una riflessione sul celebre scritto di Roland Barthes Frammenti di un discorso amoroso. L’intellettuale francese, con le sue teorie sul linguaggio e sulla significazione, è diventato un punto di riferimento per la semiologia e la critica letteraria coinvolgendo altre scienze come psicanalisi e sociologia.

L’installazione Frammenti di un discorso amoroso (in mostra fino al 28 maggio) è un’opera site specific per il loggiato del Museo Novecento costituita da una rete metallica con circa 11mila led; la “griglia”, di grandi dimensioni (1,30 × 20 metri circa), è assemblata e saldata in modo artigianale mentre i led sono portatori di un messaggio volto all’attualità.

Su questo “grande schermo” si aggregano e si disgregano i “frammenti” dei nuovi “simboli” elaborati da Reimondo. Infatti, l’artista, evocando alcune sezioni del volume di Barthes, ha realizzato delle riprese video usando dei semi naturali che, disposti fino a costruire un suo “simbolo”, venivano poi disgregati dal soffio d’aria di un compressore. Queste riprese sono state trasferite su file digitale così da vedere le “immagini in movimento” proiettate sulla rete di led.

In sostanza su questo schermo i simboli di “abbraccio”, “cuore” o “magia” si compongono e disgregano ritmicamente con un movimento che parte dal “cuore” dell’installazione verso i suoi lati con un ritmo continuo di apertura e di chiusura. I “semi naturali” coesistono con i “semi artificiali” ossia i led; questi frammenti definiscono in modo compiuto i simboli dell’artista solo se il lavoro è guardato da lontano mentre, avvicinandosi, emerge un mosaico leggero di metallo e di luci quasi indecifrabile. In un’epoca in cui la tecnologia viene associata alla produzione di oggetti di design industriale e seriale, “impeccabile”, l’artista ha scelto invece l’artigianalità, data da un meticoloso lavoro manuale che resta comunque imperfetto con alcune sue tracce di casualità.

Alle 18.30, spazio a And Whatever I Do Will Become Forever What I’ve Done (E qualunque cosa io faccia si muterà per sempre in ciò che ho fatto), performance di Silvia Cogotzi, Lori Lako, Chiara Macinai, Dania Menafra, Zoya Shokoohi, a cura di Sergio Risaliti, realizzata grazie al contributo degli assessorati alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili del Comune di Firenze.

Ispirata  ai versi della poetessa polacca premio Nobel Wislawa Szymborska, la performance si tiene nel loggiato al primo piano del Museo Novecento e negli ambienti che ospitano la collezione Alberto Della Ragione.

Nel loggiato si  elevano cinque colonne bianche, composte unicamente di fogli. Ognuna di queste ha un’altezza ben precisa, corrispondente alla statura di ciascuna artista, mentre al secondo piano del Museo, una grande superficie di foglia oro sarà accuratamente vegliata da persone di sesso maschile disposte in cerchio.

Le colonne cartacee vogliono essere il simbolo di un’esperienza femminile fatta di risposte sospese, infatti gli interrogativi proposti nei fogli che le strutturano sono parti di un questionario vuoto mai somministrato, e la mano del fruitore diventa padrona di “consumare” le colonne o lasciarle lì, intatte. La foglia d’oro invece è di una delicatezza tale che la breve disattenzione di un solo uomo può intaccarne irrimediabilmente l’integrità.

In questo modo le artiste hanno deciso di affrontare il tema dell’amore da un punto di vista totalmente inedito rispetto al comune modo di guardare a questa giornata, ponendo una riflessione più profonda sul rapporto che intercorre tra il maschile e il femminile con la conseguente distribuzione di responsabilità e opportunità.

 “L’arte è un potente strumento di comunicazione sociale per sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani – hanno detto gli assessori alle Pari opportunità Sara Funaro e alle Politiche giovanili Andrea Vannucci -, sul drammatico fenomeno della violenza sulle donne e più in generale all’interno delle relazioni di coppia. La performance ‘And whatever I do will become forever what I have done’ nasce proprio con questo obiettivo affinché vengano accesi i riflettori sull’importanza di contrastare tali atti. Siamo convinti che questo messaggio abbia ancora più forza se lanciato nel giorno di San Valentino, che celebra l’amore nelle coppie”.

“La suggestione di questa iniziativa realizzata da cinque giovani artiste – hanno continuato Funaro e Vannucci – sarà l’occasione per offrire un ulteriore e stimolante momento per riflettere su quanto sia necessario diffondere la cultura delle pari opportunità e della non violenza. Grazie a MUS.E, al Museo Novecento e al suo direttore scientifico Sergio Risaliti per la grande sensibilità dimostrata verso il tema della violenza sulle donne e nelle relazioni e per l’impegno dimostrato per far sì che questo bel progetto potesse realizzarsi”.

“L’intera operazione si pone come una riflessione che vuole guardare al di là del proprio naso, non limitandosi a uno sguardo sul femminile ma piuttosto sul mondo femminile e quello maschile in relazione – spiega Sergio Risaliti – e su come questo rapporto sia in grado di modificare e ribaltare liquidi equilibri attraverso impercettibili spostamenti di prospettiva, capaci di generare meccanismi di violenza appartenenti a circuiti inarrestabili. Nei rapporti amorosi lo scambio di personalità e intensità è necessario quanto invitabile, così come la cura e l’elaborazione per trasformare di segno l’entropia affettiva e ogni germe di ambi-violenza nelle parole, nei gesti, nella domanda e offerta, perché dove c’è amore c’è sempre gioco più di potere che di poesia . Firenze è una città che ci offre infiniti esempi di questo labile confine: il Perseo sovrasta il corpo decapitato della Medusa, ma anche il Giambologna ci riporta alla memoria episodi di sopraffazione nel Ratto delle Sabine: così Piazza della Signoria accoglie segni di potere, violenza e sopraffazione. Anche all’interno della sala che ospita la collezione permanente del Museo Novecento scopriamo diversi modi di guardare al femminile da parte di un uomo, basti pensare a Martini con la Pisana e Attesa/Susanna, ma anche Fontana con Donna Sdraiata e Paulette. La performance di Silvia Cogotzi, Lori Lako, Chiara Macinai, Dania Menafra, Zoya Shokoohi apre un campo di lettura altro, un ribaltamento di ruoli e di comportamenti sempre più necessari sempre meno retorici e più poetici ”.

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