Carrara, dolore e rabbia a funerali operaio morto

Carrara, dolore e rabbia a funerali operaio morto

Dolore e rabbia a Carrara ai funerali di Luca Savio, l’operaio morto l’11 luglio scorso in un deposito di Marina di Carrara (Massa Carrara) dopo essere stato colpito da un blocco di marmo.

Presenti circa duecento persone, tra cui l’assessora regionale al Diritto alla salute Stefania Saccardi, il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale, quello di Fivizzano Paolo Grassi e per
l’amministrazione comunale di Massa il vice sindaco Guido Mottini.
In prima linea anche le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. I rappresentanti di Cgil e Uil hanno fatto girare un comunicato in mattinata ribadendo che “non si può assistere ancora a tragedie come questa, tutto non può essere ricondotto alla fatalità. Di
precarietà si muore”, e lanciano una proposta: “Invitiamo tutti i lavoratori a devolvere alla famiglia quattro ore di lavoro. Conto aperto anche a coloro che vogliano fare autonomamente dare un contributo alla famiglia”.

“Siamo di fronte agli effetti inaccettabili di una precarieta’ e di un mercato del lavoro che consentono l’eccessiva frammentazione di mansioni e carichi insostenibili di lavoro”, spiega il governatore della Toscana, Enrico Rossi. “C’e’ una proliferazione
di terzocontisti- prosegue- e vengono fatti svolgere compiti diversi da quelli che un lavoratore e’ chiamato a eseguire in base al contratto sottoscritto. L’assenza di formazione adeguata si presenta cosi’ come una conseguenza naturale, di fronte alla
quale non possiamo piu’ chiudere gli occhi”. Per Rossi “c’e’ un enorme problema non solo di cultura della sicurezza, ma di rispetto delle regole”.

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Toscana: Regione e Asl finanziano 61 borse per specializzandi medicina

Toscana: Regione e Asl finanziano 61 borse per specializzandi medicina

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Miur, che fissa il numero di borse per gli specializzandi delle tre Università toscane, con il riparto dei posti per scuola di specializzazione medica. Regione Toscana e Asl Toscana ne finanzieranno quindi 61, un numero in crescita (+258) rispetto ai 6.676 posti dell’anno precedente.

Alle borse finanziate dallo Stato se ne sono aggiunte 640 finanziate dalle Regioni e 94 da altri Enti.

E questo grazie anche al contributo della Regione Toscana che ha finanziato direttamente 25 contratti, e indirettamente, attraverso l’Azienda sanitaria Toscana centro, ulteriori 36 contratti, per un complessivo di 61 posti per le scuole di specializzazione medica delle Università di Firenze, Pisa e Siena.

Quest’anno è stato possibile assumersi un impegno di tale rilevanza perché, tra le altre condizioni, è cambiato anche il parametro per la determinazioni della capacità formativa delle singole scuole, permettendo così di finanziare alcune specializzazioni per le quali la carenza di medici è universalmente riconosciuta, ma per le quali non c’era possibilità di sostenere posti aggiuntivi.

E’ il caso, per esempio, della Pediatria, alla quale sono stati destinati 10 ulteriori contratti (6 da Regione Toscana e 4 da Azienda toscana centro), o di Anestesia rianimazione, terapia intensiva e del dolore (6 finanziati direttamente da Regione Toscana, 2 da Azienda Toscana centro).

Si sottolinea inoltre, tra le altre,  la scelta di aumentare i posti per altre discipline considerate in carenza di medici come Medicina dell’emergenza urgenza (8 finanziati direttamente da Regione Toscana, 10 da Azienda Toscana centro) e Radiodiagnostica (4 finanziati da Regione Toscana), così come di diverse altre scuole mediche (Ematologia, Medicina fisica e riabilitativa, Ortopedia, Chirurgia vascolare, Chirurgia generale, Medicina interna, Ginecologia ed ostetricia, Oftalmologia, Urologia, Allergologia ed immunologia clinica, Dermatologia e venereologia).

L’impegno di Regione Toscana si è concretizzato anche nel sostegno della Formazione specifica in medicina generale, la specializzazione necessaria per assumere gli incarichi di Medico di famiglia, altro settore ritenuto a futura possibile carenza di medici, a causa del raggiungimento dell’età pensionabile per un consistente numero di medici.

A differenza di altre regioni la Toscana aveva già aumentato nel corso degli ultimi anni il numero di posti ma quest’anno, come afferma l’assessore Stefania Saccardi, “lo sforzo è stato doppio: da un lato tutte le Regioni hanno voluto aumentare il numero di posti e di conseguenza il finanziamento statale, fermo agli stanziamenti di tanti anni fa, non garantisce la copertura dei costi generali del corso, ma solo delle borse ai medici tirocinanti.

Quindi, come Regione, ci siamo assunti il rilevante onere per coprire queste spese.”

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Piano Regionale di contrasto al gioco d’azzardo: oltre 3mln per prevenzione e riabilitazione

Piano Regionale di contrasto al gioco d’azzardo: oltre 3mln per prevenzione e riabilitazione

Firenze, varato dalla giunta il Piano regionale di contrasto al gioco d’azzardo, con le modifiche e le integrazioni necessarie per avere l’ok del Ministero. Confermato il finanziamento di oltre tre milioni (3.158.995 euro) assegnato alla Toscana dal Ministero per la realizzazione delle azioni previste dal Piano.

Piano regionale su gioco d’azzardo contenuto in una delibera portata in giunta dall’assessore al diritto alla salute e al sociale Stefania Saccardi, e approvata nel corso della seduta di lunedì 9 luglio.

“In Toscana siamo da tempo impegnati in azioni di contrasto a tutti i tipi di dipendenza – dice l’assessore Stefania Saccardi – Quella dal gioco d’azzardo sta diventando sempre più preoccupante, perché coinvolge un numero crescente di persone di tutte le età, che si lasciano tentare dal gioco, fino a far diventare questa passione una vera patologia. Con questo piano abbiamo voluto mettere in campo azioni e iniziative a vari livelli – informazione, prevenzione, formazione, ricerca, monitoraggio -, molte rivlte ai giovani, per contrastare in maniera sempre più decisa ed efficace il gioco d’azzardo patologico”.

Il Piano, che in realtà era stato approvato dalla giunta esattamente un anno fa, con una delibera del 10 luglio 2017, ha avuto poi un percorso accidentato, come del resto i Piani varati da tutte le altre Regioni. Infatti, in seguito a un ricorso del Codacons, il Tar del Lazio aveva annullato gli atti di approvazione di tutti i Piani regionali disposti dal Ministero, e reso momentaneamente indisponibili le somme assegnate alle Regioni. In attuazione della sentenza del Tar del Lazio, il Ministero ha riavviato la procedura di approvazione di tutti i Piani regionali, che sono stati integralmente sottoposti a nuova valutazione da parte dell’Osservatorio nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo. In quella sede il Piano della Toscana ha avuto valutazione positiva, con osservazioni relative alle procedure di selezione dei soggetti del privato sociale individuati come titolari di alcune azioni previste dal Piano stesso.

Il Ministero ha chiesto quindi alla Toscana di rimodulare il Piano, tenendo conto delle indicazioni dell’Osservatorio. La rimodulazione eseguita dalla Toscana ha riguardato: l’affidamento delle azioni di prevenzione di carattere regionale, precedentemente affidate a soggetti del privato sociale, ad Anci Toscana, che farà quindi la selezione e individuazione degli enti del terzo settore idonei ad attuare le azioni progettuali di prevenzione; l’estrapolazione dal Piano delle azioni sperimentali di cura e riabilitazione nelle strutture residenziali e semiresidenziali, in quanto interventi contenuti nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), e quindi finanziabili con risorse del Fondo sanitario indistinto. Per tutto il resto, il Piano è rimasto invariato.

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Toscana vaccini: verifiche dell’autocertificazione

Toscana vaccini: verifiche dell’autocertificazione

Il ministro della salute ha autorizzato le autocertificazioni per i vaccini, l’assesora alla Sanità Stefania Saccardi aveva fatto notare che “in Toscana non so come si potrebbe applicare” perciò vi sarà la verifica del documento in tutta la regione.

L’autocertificazione è un documento legale che permette ai genitori dei bambini di dichiarare che il figlio è in regola con i vaccini. Poichè legale, dichiarare il falso in questo tipo di atto può portare un illecito penale e una denuncia.

In Toscana, come in altre Regioni, l’anagrafe sanitaria funziona; periò per assicurarsi che i bambini siano vaccinati si ha uno scambio diretto di informazioni tra Asl e scuola che permette di verificare l’avvenuta vaccinazione ed avvertire i genitori in caso di mancanza di qualche vaccino obbligatorio.

“Abbiamo una piattaforma web”, ha detto Saccardi “nella quale le scuole hanno la possibilità di inserire i dati dei ragazzi iscritti, e automaticamente espungere il dato dei bambini che non sono in regola con le vaccinazioni”.

L’assessora aveva già asserito che “Da noi non si porta nessuna autocertificazione”, anche perché “in Toscana non so come si potrebbe applicare”. Infatti l’autocertificazione nella regione sarebbe un metodo che andrebbe a complicare le procedure piuttosto che semplificarle, le certificazioni sarebbero solo documenti in surplus che andrebbero però verificati.

Pertanto in questa situazione, oggi in Toscana ogni autocertificazione di vaccinazione sarà ritenuta indicativa di una possibile falsificazione della situazione sanitaria dei bambini e perciò andranno controllate nuovamente e verificate al fine di non compromettere l’ambiente degli asili e scuole materne.

 

 

 

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Sanità: Rossi e Saccardi, nuove linee indirizzo per liste d’attesa

Sanità: Rossi e Saccardi, nuove linee indirizzo per liste d’attesa

Nuove linee per liste d’attesa per le visite ambulatoriali al centro della delibera approvata in giunta su proposta dell’assessore alla salute, Stefania Saccardi. Presentata oggi in Palazzo Bastogi dal presidente Enrico Rossi e dall’assessore Saccardi con la presenza dei direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliero universitarie.

I punti chiave della delibera per modificare le liste d’attesa portata in giunta dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi riguardano: agende di prenotazione rigorosamente elettroniche, e distinte tra primo contatto e follow up; rispetto dei tempi massimi di attesa previsti dal Piano regionale governo liste di attesa e dal Piano nazionale; analisi della domanda e monitoraggio costante del rispetto dei tempi; possibilità per le aziende di acquisire dai professionisti prestazioni in regime di intramoenia per assicurare l’erogazione dell’attività clinica o diagnostica nei tempi previsti.

La delibera, che per il 2018 destina all’attuazione da parte delle aziende di tutte le azioni necessarie per ridurre i tempi di attesa la somma di 10 milioni (all’interno della quota di Fondo sanitario regionale indistinto), è stata presentata ai giornalisti stamani dal presidente Enrico Rossi e dall’assessore Stefania Saccardi, alla presenza dei direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliero universitarie.

Dopo essere intervenuta (nel maggio scorso) per contenere i tempi di attesa per gli interventi chirurgici, la Regione prosegue su questa strada, e con questa nuova delibera affronta il tema delle liste di attesa per la specialistica e la diagnostica.

Il presidente Rossi ha commentato: “La Toscana è prima per i Livelli essenziali di assistenza e per qualità delle prestazioni, ma le liste di attesa sono un punto problematico della nostra sanità, che angustia ed è oggetto di critiche da parte dei cittadini. Questa delibera è importantissima, un intervento fondante per risolvere il problema delle liste di attesa per la specialistica e la diagnostica, e per questo ringrazio quanti ci hanno lavorato. Avremo liste di attesa trasparenti e tracciabili. Ci aspettiamo i primi risultati entro la fine dell’anno. Quando si muove una portaerei come la sanità, le manovre cominciano da lontano”.

L’assessore Saccardi ha aggiunto: “I dati sul nostro sistema sanitario presentati ieri ci dicono che il 50% degli indicatori sono migliorati. Nonostante questo, il tema delle liste di attesa esiste anche in Toscana, è un tema trasversale a tutte le regioni. Noi abbiamo scelto di affrontarlo in modo più deciso, per modificare la percezione che i cittadini hanno della nostra sanità. Siamo partiti già da tempo e abbiamo scelto una soluzione più complessa, ma che potesse avere risultati duraturi nel tempo. Abbiamo lavorato sull’organizzazione, prima per gli interventi chirurgici, ora per la specialistica e la diagnostica. Gli ambulatori saranno disponibili su 12 ore al giorno, e 6 ore il sabato. Abbiamo stabilito anche i livelli territoriali per le prestazioni: per le cose più semplici, il livello di distretto, per quelle più complicate anche il livello di area vasta”.

“Vogliamo che le registrazioni delle prenotazioni vengano fatte su supporti telematici  insieme con l’assessore Stefania Saccardi, e che chiede e che quindi siano tracciabili”, ha detto Rossi, che ha presentato le nuove linee”che si faccia un’intesa coi dipendenti della sanità: cioè, se non si riescono a rispettare le liste, allora si ricorra all’attività aggiuntiva. Vuol dire tenere aperti i nostri servizi, i nostri ospedali, i nostri ambulatori il pomeriggio o addirittura la sera, in qualche caso anche la sera inoltrata e poi il sabato”.

In questo modo, ha aggiunto il governatore, “vogliamo lavorare di più, pagando l’attività aggiuntiva dei dipendenti: vogliamo sviluppare nel pubblico la risposta alla domanda di prestazioni che ci viene dai cittadini”.

Anche in questo caso, come già per gli interventi chirurgici, la parola chiave è Gestione Operativa, una specifica funzione che dovrà essere attivata da tutte le aziende sanitarie e ospedaliero-universitarie, e il cui compito principale dovrà essere quello di allineare alla domanda la capacità di erogare le prestazioni ambulatoriali, mediante l’analisi qualitativa e quantitativa della domanda stessa e la conseguente allocazione ottimale delle risorse. Per questo, è necessario un efficiente impiego delle risorse umane, tecnologiche e degli spazi fisici. E tutti i componenti della rete devono lavorare in sinergia, con una maggiore integrazione operativa che preveda uno stretto collegamento tra assistenza ospedaliera in regime di ricovero, assistenza specialistica e cure primarie.

Negli ultimi anni, sottolinea la delibera, le prestazioni ambulatoriali stanno assumendo un peso sempre più rilevante anche in ambito ospedaliero, sia per la ricerca di una sempre maggior appropriatezza, che per l’incremento di pazienti con patologie croniche. Si rende dunque necessaria una riorganizzazione complessiva delle modalità di erogazione delle cure ambulatoriali, che superi la frammentazione dei percorsi di diagnosi e di cura, assicurando modalità organizzative di presa in carico che garantiscano continuità nell’accesso alla rete dei servizi, integrazione e raccordo tra le diverse competenze professionali coinvolte.

Questi gli obiettivi di Rossi: “Per sette visite specialistiche bisogna garantire 15 giorni” in lista d’attesa perché “sono le visite più importanti, e poi 30, 60 giorni a seconda di una certa graduatoria per tutto il resto”.

 

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