Parà morto: Commissione, nuove prove, riaprire indagini

Parà morto: Commissione, nuove prove, riaprire indagini

Amoddio (Ps), falle e distorsioni nella caserma. Nuovi elementi di responsabilità emersi da oltre 70 audizioni.

Emanuele Scieri ha già 27 anni, si è laureato in Legge a Catania e svolge la pratica forense quando nel luglio 1999 viene chiamato al servizio militare. Il 13 agosto, terminato il Car presso la caserma Lupi di Toscana di Firenze, viene trasferito in pullman, insieme ai suoi
commilitoni, alla Gamerra di Pisa. Già durante questo viaggio le reclute subiscono gravi atti di nonnismo. Arrivati in caserma, Emanuele e gli altri si sistemano e nel pomeriggio escono in libera uscita nel centro di Pisa. Alle 22.15 Scieri rientra regolarmente alla Gamerra, ma prima di tornare in camerata, dice al compagno Stefano Viberti che vuole fumarsi una sigaretta e resta fuori nel vialetto che costeggia il muro di cinta. Al contrappello fatto alle 23.45 si rileva che Emanuele non è rientrato in caserma, nonostante diversi commilitoni avevano riferito che il compagno era tornato. A quell’ora Emanuele è probabilmente già morto, ma il suo cadavere verrà trovato solo tre giorni dopo ai piedi della torre di asciugatura dei paracaduti. L’ipotesi è che il ragazzo sia stato fatto salire su quella torre da altri militari che ne provocarono la caduta. Ma l’inchiesta della procura di Pisa si concluse con l’archiviazione: ignoti gli autori del reato.
La richiesta alla Procura di Pisa di riaprire le indagini arriva dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare ed è stata illustrata dalla presidente Sofia Amoddio (Pd). “La notte del 13 agosto 1999, dopo una lenta agonia si spegneva Emanuele Scieri, un giovane avvocato che stava svolgendo il servizio di leva presso i parà della Caserma Gamerra di Pisa. All’epoca delle indagini, responsabilità e colpevoli rimasero ignoti, oggi, confidiamo che i nuovi elementi emersi, possano finalmente garantire giustizia. Lo dobbiamo alla famiglia di Scieri, al buon nome delle nostre forze armate e allo Stato”.
Le testimonianze dei militari sentiti, rileva Amoddio, “hanno acclarato che nella Gamerra avvenivano gravi atti di violenza non riconducibili a semplice goliardia; che i controlli in caserma erano blandi, perfino dopo il contrappello, tanto che diversi paracadutisti si permettevano di uscire scavalcando il muro di cinta; che la zona dove è stato ritrovato il cadavere di Emanuele Scieri era isolata ma presidiata dagli anziani che la utilizzavano come spazio di rifugio e di svago: uno spazio totalmente esente da regole e controlli, noto e tollerato dai comandanti”.
“Riteniamo – conclude – che l’indagine svolta dalla Commissione abbia dato nuova luce e nuovi elementi non solo sul clima generale che regnava nella caserma Gamerra all’epoca dei fatti, ma anche, molto più in dettaglio, sulla natura delle pratiche, sul tipo di relazioni che venivano a stabilirsi fra anziani e reclute, sul ruolo dei caporali e sull’atteggiamento, sulla mentalità, sulle risposte date dai comandanti a livello di corpo e di brigata. Più in generale, l’approccio della Commissione è andato oltre la categoria del nonnismo, con l’obiettivo di qualificare la disciplina all’interno della Folgore e della caserma Gamerra, nella convinzione che proprio nelle falle e nelle distorsioni di questo sistema disciplinare si rintracciano elementi di responsabilità”.
Sulla questione è intervenuta anche Stefania Prestigiacomo (Fi), vicepresidente della Commissione d’inchiesta sulla morte del parà. “Dopo 17 anni abbiamo assistito a tanti “non ricordo”, c’è ancora molta omertà. Potevamo scoraggiarci di fronte a questi atteggiamenti che non fanno onore alla Folgore, ma siamo andati avanti”.
“Oggi – osserva Prestigiacomo – il clima è diverso rispetto ad allora, quando il nonnismo era all’ordine del giorno e gli episodi venivano tollerati, coperti ed in alcuni casi anche sollecitati”.
La deputata ipotizza che “qualcosa sia successo sul pullman che quel 13 agosto ha trasferito Emanuele ed altre reclute da Firenze alla caserma di Pisa: sappiamo che i ragazzi sono stati fatti viaggiare in pieno agosto con i finestrini chiusi ed il riscaldamento al massimo nella posizione della sfinge. Lui non era accettato perché era più grande rispetto alle reclute diciottenni, era laureato, faceva già l’avvocato. Probabilmente non accettava questi atti di sopruso”.
“Dai tanti silenzi come dalle tante testimonianze coraggiose si arriva ad una sola verità: Emanuele Scieri è stato ucciso e non si è trattato né di un incidente né tantomeno di un suicidio. É ora che emerga finalmente la giustizia e la verità. Per la famiglia e i cari di Lele e affinché si separi la responsabilità individuale di chi ha compiuto quell’orribile omicidio dalla
responsabilità dell’arma”. Lo ha detto il deputato di Articolo Uno – Mdp Pippo Zappulla, alla conferenza stampa della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare.
“Dopo oltre 70 audizioni, 100 ore di lavoro e migliaia di pagine di registrazioni – ha aggiunto Zappulla – sono emerse novità rilevanti da giustificare la richiesta avanzata alla Procura delle Repubblica di Pisa di riapertura delle indagini”.

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