Architetti su edilizia: “Rispettare e preservare Firenze non vuol dire cristallizzarla”

Architetti su edilizia: “Rispettare e preservare Firenze non vuol dire cristallizzarla”

Con un comunicato diffuso oggi, l’Ordine degli Architetti di Firenze si esprime in merito all’ordinanza del consiglio di Stato con cui, secondo lo stesso Ordine, verrebbe sospesa l’efficacia di alcune norme del Regolamento Urbanistico del Comune di Firenze.

“La città che non si rinnova muore. Alla luce dell’ordinanza si bloccherà gran parte dell’attività edilizia, con gravi ripercussioni addirittura sui cantieri in corso. Confidiamo che il TAR ribadisca rapidamente la legittimità della variante, togliendo il settore dall’incertezza normativa, e sollecitiamo il Comune alla revisione del Regolamento Urbanistico.

Con l’ordinanza del Consiglio di Stato del 23 maggio scorso, con cui si sospende l’efficacia di alcune norme del Regolamento Urbanistico del Comune di Firenze e si rinvia al TAR l’approfondimento delle questioni di merito, siamo in presenza di un corto circuito che fulmina quanti sono impegnati a ‘fare’ e gratifica gli specialisti dell’opposizione a prescindere. Ricordiamo che l’ordinanza del Consiglio di Stato non entra nel merito ma sospende e rinvia al TAR: d’altronde il TAR aveva già effettuato una scrupolosa disamina in prima istanza (ordinanza 137/2019), quindi ci aspettiamo che confermi il proprio orientamento e ribadisca la legittimità delle norme in discussione.

Ma quanto costano queste ‘altalene’ alla città, ai professionisti e agli operatori coinvolti nei progetti? Mentre si propugnano il rilancio economico e la ripresa degli investimenti, si fa precipitare il settore dell’edilizia in una insostenibile incertezza di diritto. Rispettare e preservare Firenze non vuol dire cristallizzarla, la città che non si rinnova muore e ‘la Firenze’ così aprioristicamente difesa è apprezzata nel mondo proprio perché ha ‘vissuto’ per secoli, aggiungendo, demolendo, modificando, non immobilizzandosi e lasciando che gran parte del tessuto urbano si spopolasse.

Alla luce dell’ordinanza si bloccherà gran parte dell’attività edilizia, con gravi ripercussioni addirittura sui cantieri in corso: chiediamo quindi prioritariamente al TAR di pronunciarsi quanto prima per le valutazioni di merito.

Nel corso del 2018, per tener conto di alcune novità giurisprudenziali e offrire maggiori certezze agli operatori, l’amministrazione comunale, con la variante urbanistica in discussione, aveva introdotto la sottocategoria d’intervento della ristrutturazione edilizia con limitazioni. Pur riconoscendo il senso positivo della novità, come Ordine degli Architetti di Firenze, insieme alla Consulta provinciale delle professioni tecniche, in coerenza con quanto già sostenuto fin dall’aprile del 2015 nella fase di formazione del Regolamento Urbanistico, abbiamo sempre ribadito la necessità di una più dettagliata classificazione edilizia del patrimonio edilizio esistente. Classificazione che può consentire una differenziata articolazione della disciplina edilizia, adeguata alla condizione dei singoli edifici.

Quando abbiamo affermato che la nuova categoria era ancora troppo limitante per gran parte del patrimonio edilizio, non ci riferivamo agli immobili di maggior pregio, ma a quel patrimonio diffuso che è trattato alla stessa stregua.

Da un lato confidiamo che il TAR ribadisca rapidamente la legittimità della variante, togliendo il settore dall’incertezza normativa. Dall’altro sollecitiamo il Comune di Firenze alla revisione del Regolamento Urbanistico, affinché con una classificazione puntuale degli edifici sia possibile una maggiore articolazione della disciplina edilizia, in grado di attivare davvero i processi di rigenerazione urbana, il positivo riuso dei contenitori dismessi e anche di rendere più semplice l’esecuzione degli interventi minuti”.

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Aeroporto Firenze: Tar accoglie ricorsi contro, annullato decreto Via

Aeroporto Firenze: Tar accoglie ricorsi contro, annullato decreto Via

Stando alla sentenza pubblicata oggi, il Tar ha accolto i ricorsi dei comitati e dei Comuni contrari al progetto di ampliamento dell’aeroporto di Firenze. La decisione comporta, secondo quanto appreso, l’annullamento del decreto ministeriale di Via. La sentenza è stata pubblicata oggi.

Come riporta il giornale online “Notizie di Prato”, il Tar ha accolto i ricorsi dei comitati e dei Comuni contrari al progetto, tra cui quello di Prato e di Sesto, ed ha annullato di conseguenza il decreto ministeriale di Via. Ciò significa che il progetto di Enac e di Toscana Aeroporti per realizzare una pista parallela all’autostrada che avrebbe portato aerei in decollo e in atterraggio sui cieli di Prato e della Piana è al palo.

La sentenza è stata pubblicata oggi, 27 maggio, a poche ore dalla chiusura dei seggi e sposa in pieno la linea dei comitati.

Con la sentenza n. 793/2019 il TAR della Toscana ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Sesto Fiorentino contro il decreto di VIA per il progetto del nuovo aeroporto di Firenze.

I giudici hanno accolto pienamente il ricorso, giudicando illegittimo il decreto di VIA poiché non ha compiutamente valutato l’impatto ambientale del progetto, prevedendo un elevato numero di prescrizioni che per tenore di fatto hanno posticipato la valutazione dell’impatto ambientale alla effettiva realizzazione del progetto. Tra gli elementi di criticità, anche la costituzione dell’osservatorio ambientale senza il coinvolgimento dei Comuni interessati dall’opera.

“Una giornata di straordinaria importanza per il nostro territorio e il suo futuro. Il TAR ha riconosciuto la validità delle ragioni dei Comuni, delle associazioni, dei comitati contro un’opera che noi riteniamo sbagliata – afferma il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi – Si tratta di una grande vittoria, che dovremo senz’altro approfondire, ma che nella sostanza è chiara: il decreto di VIA è illegittimo e cade, pertanto, tutto il castello giuridico e amministrativo messo su anche con alcune forzature per arrivare a realizzare a tutti i costi una pista incompatibile col nostro territorio e illegittima dal punto di vista giuridico. Un pensiero, oggi, va a tutti gli amministratori e ai cittadini che per anni si sono battuti contro un’opera sbagliata. L’unico rammarico è che a questo risultato si sia dovuti arrivare per via giudiziaria e non attraverso la politica”.

“Il progetto sottoposto a Via non conteneva quel grado di dettaglio minimo e sufficiente affinché il Ministero dell’Ambiente addivenisse ad una corretta valutazione di compatibilità ambientale, non essendosi individuati compiutamente le opere da realizzare”, si legge nelle sentenze pronunciate dai giudici della prima sezione del Tar della Toscana, che hanno accolto i cinque ricorsi presentati dai Comuni – Prato, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Carmignano, Poggio a Caiano, Signa – e dai comitati.

Secondo i giudici “la previsione di un numero così elevato di prescrizioni, ma soprattutto il carattere e il tenore di queste ultime, dimostra inevitabilmente il difetto di istruttoria in cui sono incorsi i Ministeri” dell’Ambiente e dei Beni culturali “che si sono limitati a posticipare la valutazione dei relativi impatti ambientali”, perché le prescrizioni “devono attenere alla fase di esecuzione del progetto e non riguardare aspetti che avrebbero dovuti essere valutati e risolti in sede di Via.”

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Aeroporto Firenze: Tar accoglie ricorsi contro, annullato decreto Via

Aeroporto Firenze: Tar accoglie ricorsi contro, annullato decreto Via

Stando alla sentenza pubblicata oggi, il Tar ha accolto i ricorsi dei comitati e dei Comuni contrari al progetto di ampliamento dell’aeroporto di Firenze. La decisione comporta, secondo quanto appreso, l’annullamento del decreto ministeriale di Via. La sentenza è stata pubblicata oggi.

Come riporta il giornale online “Notizie di Prato”, il Tar ha accolto i ricorsi dei comitati e dei Comuni contrari al progetto, tra cui quello di Prato e di Sesto, ed ha annullato di conseguenza il decreto ministeriale di Via. Ciò significa che il progetto di Enac e di Toscana Aeroporti per realizzare una pista parallela all’autostrada che avrebbe portato aerei in decollo e in atterraggio sui cieli di Prato e della Piana è al palo.

La sentenza è stata pubblicata oggi, 27 maggio, a poche ore dalla chiusura dei seggi e sposa in pieno la linea dei comitati.

Con la sentenza n. 793/2019 il TAR della Toscana ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Sesto Fiorentino contro il decreto di VIA per il progetto del nuovo aeroporto di Firenze.

I giudici hanno accolto pienamente il ricorso, giudicando illegittimo il decreto di VIA poiché non ha compiutamente valutato l’impatto ambientale del progetto, prevedendo un elevato numero di prescrizioni che per tenore di fatto hanno posticipato la valutazione dell’impatto ambientale alla effettiva realizzazione del progetto. Tra gli elementi di criticità, anche la costituzione dell’osservatorio ambientale senza il coinvolgimento dei Comuni interessati dall’opera.

“Una giornata di straordinaria importanza per il nostro territorio e il suo futuro. Il TAR ha riconosciuto la validità delle ragioni dei Comuni, delle associazioni, dei comitati contro un’opera che noi riteniamo sbagliata – afferma il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi – Si tratta di una grande vittoria, che dovremo senz’altro approfondire, ma che nella sostanza è chiara: il decreto di VIA è illegittimo e cade, pertanto, tutto il castello giuridico e amministrativo messo su anche con alcune forzature per arrivare a realizzare a tutti i costi una pista incompatibile col nostro territorio e illegittima dal punto di vista giuridico. Un pensiero, oggi, va a tutti gli amministratori e ai cittadini che per anni si sono battuti contro un’opera sbagliata. L’unico rammarico è che a questo risultato si sia dovuti arrivare per via giudiziaria e non attraverso la politica”.

“Il progetto sottoposto a Via non conteneva quel grado di dettaglio minimo e sufficiente affinché il Ministero dell’Ambiente addivenisse ad una corretta valutazione di compatibilità ambientale, non essendosi individuati compiutamente le opere da realizzare”, si legge nelle sentenze pronunciate dai giudici della prima sezione del Tar della Toscana, che hanno accolto i cinque ricorsi presentati dai Comuni – Prato, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Carmignano, Poggio a Caiano, Signa – e dai comitati.

Secondo i giudici “la previsione di un numero così elevato di prescrizioni, ma soprattutto il carattere e il tenore di queste ultime, dimostra inevitabilmente il difetto di istruttoria in cui sono incorsi i Ministeri” dell’Ambiente e dei Beni culturali “che si sono limitati a posticipare la valutazione dei relativi impatti ambientali”, perché le prescrizioni “devono attenere alla fase di esecuzione del progetto e non riguardare aspetti che avrebbero dovuti essere valutati e risolti in sede di Via.”

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TAR da ragione a Comune di Firenze anche sui Dehors

TAR da ragione a Comune di Firenze anche sui Dehors

Firenze, il piano dehors adottato dal Comune e le scelte sulle tipologie ammesse in piazza Duomo e via dei Renai sono legittimi e ragionevoli, questo quanto ha stabilito il Tar Toscana dando ragione al Comune e rigettando i cinque ricorsi presentati da tre esercenti di piazza Duomo e due di via dei Renai.

Il nuovo piano dehors, approvato a fine dicembre 2017, prevede per piazza Duomo il passaggio dalla tipologia B (pedana e ombrellone) alla tipologia A (solo tavoli e sedie senza pedana) e per via dei Renai il passaggio dalla tipologia C (pedana con copertura fissa) alla tipologia B (pedana e ombrellone).

Il Tar ha sdoganato le scelte adottate su piazza Duomo e via dei Renai, che sono state correttamente motivate nella delibera di giunta con la quale si è approvato il nuovo piano sottoscritto con la Soprintendenza.

In particolare, si legge nella sentenza: “nella parte motivazionale [della delibera] si evidenzia, con scelta ragionevole, che “la protezione degli assi visuali e dei coni visivi debba avere la priorità e, nelle valutazioni strategiche e decisionali generali, si debba tenere conto anche della pressione turistica e quindi di ‘spazio’ fisicamente occupato da turisti e residenti nei loro spostamenti”.

Si tratta di una scelta di bilanciamento tra l’interesse pubblico alla fruizione, da parte della collettività e in particolare dei numerosi turisti che affluiscono a Firenze, dei monumenti ivi collocati, e l’interesse proprio degli esercenti attività di somministrazione a mantenere gli spazi dedicati alla stessa.

“In tale scelta, l’Amministrazione, con obbligo di motivazione che ora è stato assolto, è libera di ritenere la prevalenza dell’uno o dell’altro interesse, pur nei limiti della ragionevolezza che in questo caso appaiono rispettati posto che l’attività di somministrazione all’aperto non è totalmente inibita, ma declinata con modalità tali da favorire la visuale dei beni facenti parte del patrimonio culturale fiorentino”.

“Il potere discrezionale della pubblica amministrazione – continua il Tar – appare correttamente esercitato proprio perché non pone una disciplina uniforme in tutto il territorio interessato, ma distingue caso per caso in relazione alle caratteristiche proprie di ciascuna strada e ciascuna piazza del centro storico cittadino. Il trattamento è differente poiché differente è la realtà materiale su cui le Amministrazioni si trovano a intervenire, sicché alcun vizio di disparità può essere dedotto a questo riguardo”.

Gli esercenti dovranno quindi adeguarsi entro marzo 2020 alla nuova tipologia prevista dal piano

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Pisa: espulso da centro accoglienza, Tar lo riammette

Pisa: espulso da centro accoglienza, Tar lo riammette

A Pisa, dopo essere stato sorpreso in possesso di alcune piantine di marijuana, il centro di accoglienza gestito dalla Croce rossa lo aveva espulso e gli aveva revocato lo status di richiedente asilo, ma ora il Tar lo riammette.

Dopo l’espulsione di un migrante da un centro accoglienza, qualche mese più tardi il Tar ha accolto il suo ricorso e lo ha riammesso alla tutela e lo Stato gli pagherà l’avvocato. La storia è stata riportata dal quotidiano Il Tirreno. Nei mesi scorsi un gambiano fu trovato in possesso di alcune piantine di erba, una quantità modica che gli ha consentito di evitare l’arresto, ma non la denuncia: l’accusa è produzione e traffico di stupefacenti. Lo straniero si è difeso, è stato ammesso al gratuito patrocinio e pertanto lo Stato pagherà la notula da 1500 euro al suo legale.

Per l’ordinanza del Tar, le accuse contro il migrante erano troppo generiche, “solo un ripetuto, astratto e generico cenno al deferimento per produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti ma senza alcuna descrizione delle concrete condotte contestate, e senza che vengano chiarite le circostanze di tempo e di luogo in cui queste si sarebbero verificate”.

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