Pergola: Maria Amelia Monti è Miss Marple in Giochi di prestigio

Pergola:  Maria Amelia Monti è Miss Marple in Giochi di prestigio

La più famosa detective di Agatha Christie per la prima volta a teatro con la compagnia Gli Ipocriti Melina Balsamo. Alla Pergola, da martedì 15 a domenica 20 gennaio, Pierpaolo Sepe dirige Maria Amelia Monti in Miss Marple: Giochi di prestigio. Adattando il romanzo omonimo, Edoardo Erba riesce a creare una commedia contemporanea, che la regia di Sepe valorizza con originalità, senza intaccare l’inconfondibile spirito della Christie.

“Miss Marple è una donna sostanzialmente pettegola, ma questo suo lato del carattere – afferma Maria Amelia Monti – le permette di essere curiosa nei confronti di quello che le succede intorno. È sola, per cui ha tanto tempo a disposizione per ragionare e interessarsi delle cose: si è specializzata, infatti, nell’osservazione dei dettagli ed è utilizzando questa capacità che riesce a risolvere i casi”.

Un thriller cupo e carico di tensione, in scena con Roberto Citran, Sabrina Scuccimarra, Sebastiano Bottari, Marco Celli, Giulia De Luca, Stefano Guerrieri, Laura Serena, continuamente alleggerito dall’intelligente e irresistibile ironia di Maria Amelia Monti. Bisogna essere veramente dei grandi prestigiatori per raccontare un giallo, e dove, se non a teatro, il luogo della dissimulazione per eccellenza, può riuscire il trucco più rischioso di tutti?

Tra tutti i generi, letterari e non, il giallo rimane il più popolare, come testimonia il proliferare di serie tv che ne portano il marchio, insieme ai suoi vari sottogeneri: noir, thriller, poliziesco. Un ambito così truculento ha tra i capostipiti un’anziana signora inglese, Agatha Christie: a lei dobbiamo l’invenzione di una delle prime ‘criminologhe’ della storia: Miss Jane Marple.

Da abile conoscitrice della natura umana, la Christie ha saputo sfruttare, come nessun altro, la sottile seduzione che l’uomo avverte nei confronti del suo aspetto più letale, dei suoi istinti più cruenti, e se ne è servita per costruire trame che rimangono tutt’oggi capolavori di suspense e di mistero.

“Miss Marple è una donna che a volte bevucchia un po’, lavora a maglia e vive in questo paesino chiamato San Benedicte – dice Maria Amelia Monti ad Angela Consagra sul foglio di sala dello spettacolo – dalla storia si capisce che viene mantenuta da un nipote e che è un’amante delle piante: ha un oleandro spiritosissimo che cambia il colore dei fiori ogni anno e le sue preoccupazioni maggiori, per esempio, riguardano le talpe o le lumache che vengono a mangiarle le verdure… Continua a sferruzzare le maniche del golf del nipote che non riesce mai a finire e poi le piace parlare, raccontando storie su qualcuno che è morto: ecco, questa è Miss Marple!”

Pergola

Siamo alla fine degli anni ’40, in una casa vittoriana della campagna inglese. Miss Marple è andata a trovare la sua vecchia amica Caroline, una filantropa che vive lì con il terzo marito, Lewis, e vari figli e figliastri dei matrimoni precedenti. Di questa famiglia allargata, fa parte anche uno strano giovane, Edgard, che aiuta Lewis a dirigere le attività filantropiche. Il gruppo è attraversato da malumori e odi sotterranei, di cui Miss Marple si accorge ben presto.

In scena al fianco della Monti ci sono Roberto Citran, Sabrina Scuccimarra, Sebastiano Bottari, Marco Celli, Giulia De Luca, Stefano Guerrieri, Laura Serena.

“Alessandro Lai, il costumista dello spettacolo – interviene Monti – per aiutarmi a entrare nel ruolo mi ha messo un sederone finto, proprio come quelle signorine inglesi piccoline, ma con il fondoschiena tondo, i capelli bianchi e gli occhiali. Lei è un’osservatrice e ha una tale schiettezza nei modi, alla fine tutte le persone anche involontariamente finiscono per confidarsi con lei e raccoglie dunque una quantità enorme di informazioni”.

Durante un tranquillo dopocena, improvvisamente Edgard perde i nervi: pistola in pugno minaccia Lewis e lo costringe a entrare nel suo studio. Il delitto avviene sotto gli occhi terrorizzati di tutti. Ma le cose non sono come sembrano. Toccherà a Miss Marple, in attesa dell’arrivo della polizia, capire che ciò che è successo non è quello che tutti credono di aver visto. Il pubblico è stato distratto da qualcosa che ha permesso all’assassino di agire indisturbato. Come a teatro. Come in un gioco di prestigio.

La scena è di Luigi Ferrigno, i costumi, come detto, sono di Alessandro Lai, le luci di Cesare Accetta, le musiche di Francesco Forni.

“L’idea che il regista Pierpaolo Sepe ha avuto dello spettacolo – precisa Maria Amelia Monti – è di collocare un personaggio come Miss Marple, che sembra come uscito da un’altra realtà, in una situazione molto drammatica e cupa. Come è solita fare Agatha Christie nella sua scrittura, l’intreccio è fitto di personaggi. Estremamente importante, al di là delle varie figure, è l’ambiente: la nebbia, i rumori, sono tutti elementi che rendono l’atmosfera giusta per il genere giallo”.

Questa Marple assomiglia molto di più a quella dei primi romanzi della Christie, più dispettosa, rustica e imprevedibile, ma sempre dotata di quella logica affilata che le permette di arrivare al cuore delle vicende. La vediamo seduta a fare la sua maglia, come chi insegue una linea di pensiero intrecciato su se stesso, per sbrogliare la matassa e ritrovare il filo della verità.

“Bisogna essere credibili in scena, ma allo stesso tempo – conclude Monti – si tratta di delineare un personaggio non del tutto naturalistico. Riuscire a far divertire gli spettatori, facendo credere loro la verità dell’illusione del teatro, rendendoli davvero partecipi di quello che accade in scena, è la sfida più grande. Il teatro è una scoperta ogni sera ed essere capaci di far star bene il pubblico grazie a una storia, regalandogli un’emozione, è lo scopo del nostro lavoro”.

Come un fool scespiriano in continuo contrappunto con il resto dei personaggi (indaffarati a inseguire i propri affanni), Miss Marple sottolinea con ironia e leggerezza le ridicole passioni da cui nessuno è immune, restituendoci con sfrontata franchezza la natura umana per quella che è, senza lasciarsi abbindolare dalle maschere che quotidianamente indossiamo per celarla agli occhi degli altri.

Info: www.teatrodellapergola.com

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Pergola: in scena il classico contemporaneo “Copenaghen”

Pergola: in scena il classico contemporaneo “Copenaghen”

Da martedì 8 a domenica 9 gennaio al Teatro della Pergola va in scena “Copenaghen”, thriller scientifico-politico di Frayn alla vigilia della prima bomba atomica

Al Teatro della Pergola, da martedì 8 a domenica 13 gennaio, va in scena a vent’anni dal debutto il “classico contemporaneo” Copenaghen di Michael Frayn con Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice, nella storica regia di Mauro Avogadro. Un thriller scientifico-politico a tre voci, un tuffo nel passato per chiarire cosa avvenne nel lontano 1941 quando il fisico Werner Karl Heisenberg fece visita al suo maestro Niels Bohr, alla vigilia del primo devastante uso della bomba atomica. È la prima e ultima occasione di vedere lo spettacolo a Firenze, dal momento che la sua fortunata tournée ventennale termina a fine gennaio.

Copenaghen è quasi un “processo privato” a porte chiuse – spiega Mauro Avogadro – porte che di continuo si aprono proiettando i personaggi verso luoghi e azioni del passato. Luoghi mentali, forse, ma per noi tutti reali: la bomba atomica, il genocidio, la funzione positiva, e al tempo stesso pericolosa, della scienza.”

In un luogo che ricorda un’aula di fisica, immersi in un’atmosfera quasi irreale, Bohr (Orsini), sua moglie Margrethe (Lojodice) e Heisenberg (Popolizio), dialogano e si scontrano come particelle di un atomo, cercano di dare un senso alle azioni della loro vita, vittime anch’essi di quel “nucleo finale di indeterminazione che sta nel cuore delle cose”. Il soggetto della conversazione tra i due scienziati, coinvolti sui fronti opposti della Seconda guerra mondiale (Bohr al fianco degli alleati, Heisenberg dei nazisti), ancora oggi resta un mistero. Per risolverlo, la Storia ha avanzato svariate ipotesi: nello spettacolo vengono enunciate una dopo l’altra, attraverso incontri diversi con andamenti diversi.

Una produzione Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma-Teatro Nazionale, in coproduzione con CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia.

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Pergola: Massimo Venturiello in “Misura per misura” di Shakespeare

Pergola: Massimo Venturiello in “Misura per misura” di Shakespeare

Al Teatro della Pergola, da martedì 4 a domenica 9 dicembre, Paolo Valerio dirige Massimo Venturiello in “Misura per misura” di William Shakespeare.  Un “Truman Show” su ambiguità della legge e abuso di potere

Al Teatro della Pergola, da martedì 4 a domenica 9 dicembre, Paolo Valerio dirige Massimo Venturiello in Misura per misura di William Shakespeare. Una commedia cupa e attuale, immersa nellattrazione del male e nella fascinazione dellambiguo: il mondo è “fuor di sesto”, contagiato da un virus segreto che ammalia e ammorba la società e i rapporti.

“Il lavoro – afferma Valerio – si concentra sulla figura del Duca di Vienna immaginando il protagonista, Massimo Venturiello, come un regista: ha predisposto delle telecamere che scrutano il mondo durante la sua assenza, in una sorta di grande Truman Show al contrario. È un macabro gioco di teatro nel teatro, che racconta la grande umanità dell’opera di Shakespeare, in cui la commedia porta spesso alla tragedia.”

Ogni personaggio segue una sua storia, tra superficialità e ipocrisia. La macchinazione e il travestimento sono gli inganni del Sacro e del Rozzo del teatro elisabettiano, che diventano quelli di oggi, continuamente confusi e sovrapposti. In questo circolo vizioso, il tempo presente e il tempo passato, forse presenti nel tempo futuro, segnano una realtà immobile, destinata a perdersi o a salvarsi.

Con Simone Toni, Roberto Petruzzelli, Francesco Grossi, Alessandro Baldinotti, Marco Morellini, Simone Faloppa, Luca Pedron, Camilla Diana, Federica Castellini, Federica Pizzutilo.

Una produzione Teatro Stabile di Verona, Fondazione Teatro della Toscana, Estate Teatrale Veronese.

Misura per misura è uno dei testi di William Shakespeare più “ambigui”, come ebbe a dire Luca Ronconi. Nell’opera, dal titolo evangelico, scritta tra il 1603 e il 1604, Shakespeare intreccia tre storie prese da vicende storiche o testi precedenti, mescolandole con effetti “cinematografici”: il Duca di Vienna che si traveste per mescolarsi tra la gente e capire cosa pensano di lui; un ricatto sessuale ai danni di una novizia in convento che aveva tentato di salvare il fratello condannato a morte; uno scambio di persona nel letto di un fedifrago, che si ritrova con la propria promessa consorte, come il Decameron insegna.

Al Teatro della Pergola da martedì 4 a domenica 9 dicembre, nell’allestimento di Paolo Valerio che si avvale della traduzione di Masolino D’Amico, la carne è scoperta, i corpi nascosti ed esibiti con desiderio, come pazienti e modelle. L’ambiguità della legge si unisce alla durezza e al realismo dell’abuso di potere e della violenza sulle donne. Una produzione Teatro Stabile di Verona, Fondazione Teatro della Toscana, Estate Teatrale Veronese.

“Si tratta di un testo molto attuale – dice Paolo Valerio ad Angela Consagra nel foglio di sala dello spettacolo – forte, pieno di sfaccettature e metaforico: si parla di Misura per Misura, delle fragilità della Regina Elisabetta e dei suoi tempi, ma il mondo di tensioni, cupezze e incertezze non è molto diverso da quello in cui viviamo oggi. La crisi dell’ordine sociale è assolutamente contemporanea e gli attori contribuiscono alla storia portando la loro verità.”

La Compagnia, guidata da Massimo Venturiello nei panni di Vincenzo, il Duca di Vienna, attraversa la vicenda con ritmo incalzante, incastonata in un’ambientazione che non è collocabile in un tempo definito, tra fascinazione del male, egoismo e perdita dei valori. La trama vuole che il Duca, stanco dei vizi e degli eccessi che ammorbano la sua città, decida di allontanarsi, affidandone la guida ad Angelo, uomo coscienzioso e apparentemente morigerato, che assume la carica di governatore.

In realtà, il Duca ha architettato una finzione, per osservare – assumendo una falsa identità – il comportamento e i pensieri dei propri concittadini. Si traveste da religioso, prende il nome di frate Ludovico, e assiste agli eventi, talvolta intervenendo in modo da evitare il peggio e prendendo coscienza della deriva intrapresa dalla sua comunità. Al fianco di Massimo Venturiello, ci sono Simone Toni, Roberto Petruzzelli, Francesco Grossi – iNuovi, Alessandro Baldinotti, Marco Morellini, Simone Faloppa, Luca Pedron – iNuovi, Camilla Diana, Federica Castellini, Federica Pizzutilo. I movimenti di scena sono di Monica Codena, le scene e immagini di Antonio Panzuto, i costumi di Luigi Perego, le musiche di Antonio Di Pofi, le luci di Nevio Cavina.

“Il lavoro si concentra sulla figura del Duca di Vienna – spiega Valerio – immaginando il protagonista, Massimo Venturiello, come un regista presente sul palcoscenico, che racconta la grande umanità dell’opera di Shakespeare, in cui la commedia porta spesso alla tragedia. Abbiamo fatto ricorso a un uso tecnologico della scena, inserendo delle telecamere e delle immagini che ricordano una sorta di Truman Show al contrario. L’idea di fondo che emerge si appoggia sul ruolo del Duca che, come molti dei personaggi shakespeariani, è ambiguo e misterioso.”

Angelo, di nome, ma non di fatto, incarna il personaggio tipo del villain: da un lato esercita con ottuso rigore il proprio potere, condannando a morte il giovane Claudio, colpevole di aspettare un figlio dalla propria fidanzata prima delle nozze. Dall’altro lato, però, quando la sorella del condannato, la novizia Isabella, si presenta da lui per intercedere e salvare la vita al giovane, Angelo compie un ricatto sessuale: Claudio avrà salva la vita solo se Isabella si concederà a lui per una notte.

“Il potere che cambia l’animo umano è il tema portante di questo spettacolo – riflette Paolo Valerio – quest’idea ha a che fare molto con il Duca e Angelo e con la loro incapacità ad agire in maniera limpida. Hanno un rapporto simile a quello di altri due famosi personaggi shakespeariani: sono come Jago e Otello, le due facce della stessa medaglia. Il Duca, in particolare, attua una profonda riflessione sul senso della vita: il suo è un pensiero in cui si ribadisce il fatto che l’uomo teme la morte e, contemporaneamente, ha paura di vivere. Tramite le sue parole si riflette, quindi, sulla condizione di fragilità di ogni individuo.”

La deprecabile proposta di Angelo scatena un’ondata di intrighi e macchinazioni: Claudio, pur di non morire, accarezza la tentazione di sacrificare l’onore della sorella; lei, per salvarsi, lascia senza troppi scrupoli che un’altra donna la sostituisca nell’orribile notte con Angelo… Tutto questo malessere umano, oltre ogni limite possibile, la farsa, l’ironia, diventa gioia e dolore di un luogo immaginario, ma così reale e vicino, dove la forza dell’amore e della bellezza silenziosa forse trionferanno sulla schiavitù della paura e dell’istinto. Per ritornare a sognare, nonostante tutto.

“Questo è un testo che parla di crisi universale – interviene Paolo Valerio – la fuga dello stesso Duca è la conseguenza di un regno, il suo, che subisce una condizione difficile. Tutti i personaggi vivono, in qualche modo, una sensazione di spaesamento e lo spettacolo riporta a una dimensione critica, sia dal punto di vista sociale che economico. La grande forza dei testi shakespeariani – conclude – risiede nella capacità di risvegliare l’immaginazione del pubblico e la fiducia nel teatro che è in grado di dare sempre una nuova possibilità. Attraverso il palcoscenico si riesce a parlare di rapporti tra esseri umani e di emozioni: in questo senso il teatro diventa speranza e un modo per sopravvivere alle brutture della realtà che ci circonda.”

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Amici della Musica Firenze presenta: Christian Gerhaher accompagnato da Gerold Hiber

Amici della Musica Firenze presenta: Christian Gerhaher accompagnato da Gerold Hiber

Per la stagione concertistica 2018/19 Amici della Musica Firenze presenta: Christian Gerhaher accompagnato da Gerold Hiber. Lunedì 3 dicembre Teatro della Pergola di Firenze ore 21

Per il ciclo “L’arte del canto”, lunedì 3 dicembre arriva a Firenze Christian Gerhaher accompagnato da Gerold Hiber: una calata tra alcuni dei testi più interessanti della produzione di WOLF, dal “Gesänge des Harfners” fino al “Grenzen der Menschhheit”, da Goethe, e ancora lieder da RIHM, SCHUBERT fino al BERG di “Vier Gesänge op.2”.

L’arte del canto
Turno A, C

WOLF: Gesänge des Harfners, testi di J. W. v. Goethe (Wer sich der Einsamkeit ergibt – An die Türen will ich schleichen – Wer nie sein Brot mit Tränen aß)
RIHM: Tasso-Gedanken – Monolog-Stücke aus „Torquato Tasso“, Bist du aus einem Traum erwacht – Ganz ruht mein Gemüt auf diesem Werke nun – Gedanken ohne Maß und Ordnung – Die Träne hat uns die Natur verliehen (J. W. v. Goethe)
SCHUBERT: Sei mir gegrüßt D 741 – Dass sie hier gewesen D 775 – Lachen und Weinen D 777 – Du bist die Ruh D 776 – Greisengesang D 778 (F. Rückert)
SCHUBERT: Abendbilder D 650 – Himmelsfunken D 651 (J. P. Silbert)
BERG: Vier Gesänge op.2 (Dem Schmerz sein Recht (F. Hebbel) – Schlafend trägt man mich – Nun ich der Riesen Stärksten überwand – Warm die Lüfte (A. Mombert))
WOLF: Begegnung – Lied eines Verliebten – Auf ein altes Bild – Auf eine Christblume II – Schlafendes Jesukind (E. Mörike) – Grenzen der Menschhheit (J. W. v. Goethe)

L’esemplare e indiscussa bravura nell’interpretazione liederistica di Christian Gerhaher, insieme al pianista Gerold Huber, rappresenta ormai un punto di riferimento e le registrazioni dei due musicisti hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. L’album “Nachtviolen”, pubblicato nel 2014, ha ricevuto il Gramophone Classical Music Award nel 2015. Gerhaher è anche ricercatissimo in campo operistico: i ruoli di Don Giovanni, Orfeo, Wolfram, Eisenstein e Pelleas a Francoforte, Posa nel ‘Don Carlo’ a Tolosa, e di Olivier alla Royal Opera House Covent Garden testimoniano il suo ampissimo repertorio. Gerhaher ha collaborato con direttori quali N. Harnoncourt, S. Rattle, H. Blomstedt, K. Nagano, M. Jansons, D. Harding, K. Petrenko, P. Boulez, D. Barenboim, B. Haitink e C. Thielemann. Registra in esclusiva per Sony Classical. Insieme a Gerold Huber ha inciso alcuni cicli di Lieder di Schumann, tutti i cicli di Lieder di Schubert e molto altro repertorio liederistico.

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Pergola: Giampiero Solari dirige “After Miss Julie”

Pergola: Giampiero Solari dirige “After Miss Julie”

Al Teatro della Pergola Giampiero Solari dirige Gabriella Pession, Lino Guanciale, Roberta Lidia De Stefano, in After Miss Julie di Patrick Marber, gioco febbricitante di corpi e scandali da Strindberg

Al Teatro della Pergola, da martedì 27 novembre a domenica 2 dicembre, Giampiero Solari dirige Gabriella Pession, Lino Guanciale, Roberta Lidia De Stefano, in After Miss Julie di Patrick Marber, trasposizione moderna, drammatica e sexy, del classico La signorina Giulia di August Strindberg. Risentimenti di classe e rivolta contro i repressivi costumi sociali delineano un dramma acuto, teso e spietato.

“L’impatto emotivo de La signorina Giulia viene seguito fedelmente – afferma Giampiero Solari – là dove, però, Strindberg reprime gli istinti dei protagonisti, After Miss Julieesplicita la provocazione sessuale rendendola evidente.”

Nell’arco del notte del 29 aprile 1945, nel chiuso di una cucina alle porte di una Milano appena liberata dal nazifascismo, l’abbiente Signorina Giulia (Gabriella Pession) ribalta lo status quo: circuisce Gianni (Lino Guanciale), l’autista del padre e capo della servitù, scontrandosi con la cuoca Cristina (Roberta Lidia De Stefano), di lui promessa sposa. Nel finale, crudo e violento, il sangue e il rosso assumono la realtà di simbolo tragico.

Giovedì 29 novembre, ore 18, Gabriella Pession, Lino Guanciale, Roberta Lidia De Stefano, incontrano il pubblico. Coordina Riccardo Ventrella. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Una produzione Teatro Franco Parenti, con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Comune di Milano.

Nel 1888 La signorina Giulia di August Strindberg fu oggetto di uno scandalo clamoroso nella società svedese, all’epoca puritana e conformista. Fortemente influenzato dal teatro di Ibsen e più ancora dai romanzi di Émile Zola, Strindberg era del tutto consapevole della forza innovativa e dirompente del personaggio dell’altolocata Giulia che decide di sedurre un suo sottoposto, Gianni: in una lettera all’editore Bonnier la descrive come la “prima tragedia naturalistica della letteratura drammatica svedese”, da non “respingere alla leggera”, perché destinata a “rimanere nella storia”. E così è stato.

Sceneggiatore candidato all’Oscar per film come Closer e Diario di uno scandalo, Patrick Marber ha riscritto l’originale di Strindberg per la BBC nel 1995, poi al debutto nel 2003 nei cartelloni della stagione teatrale londinese. After Miss Julie arriva ora per la prima volta in Italia con Gabriella Pession, Lino Guanciale, Roberta Lidia De Stefano, diretti da Giampiero Solari, e la traduzione di Marco Maria Casazza. Al Teatro della Pergola da martedì 27 novembre a domenica 2 dicembre. Una produzione Teatro Franco Parenti, con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Comune di Milano.

“L’idea di questo spettacolo è nata due anni fa – racconta Gabriella Pession – quando vidi After Miss Julie interpretato a Londra da mio marito Richard Flood. Mi sono innamorata subito della versione di Marber, pensata come una trasposizione tv del classico di Strindberg: 90 minuti esplosivi. Non ci ho pensato un attimo e ho preso i diritti io stessa per portarlo in Italia.”

Gabriella Pession è la Signorina Giulia, nata e cresciuta in una famiglia dell’alta società, che decide di abbandonarsi alla trasgressione sociale e sessuale: spinta da uno spirito di ribellione, nel corso di una notte, e in assenza del padre, usando il suo ruolo da “padrona di casa”, circuisce in maniera ossessiva l’autista e capo della servitù Gianni, interpretato da Lino Guanciale. Dopo il successo della serie RAI La porta rossa, i due attori affrontano in teatro le tensioni tra le classi sociali e il desiderio di autoderminazione delle donne.

“Marber trasferisce l’azione dalla Svezia di fine Ottocento – spiega Giampiero Solari – all’Inghilterra della notte dei festeggiamenti per la vittoria del Partito Laburista nel 1945. È una notte di baldoria, tutti sono eccitati. Ed è in questa notte che si consuma la tragedia, sorta di “macabra celebrazione” o “rimozione ironica” del successo laburista. Infatti, tra i valori espressi da quel partito ci sono l’emancipazione femminile e la liberazione sessuale. Noi abbiamo scelto di ambientare la vicenda in Italia, alle porte Milano, la notte del 29 aprile del ’45, nei giorni della Liberazione dall’occupazione nazifascista: momento storico che apre un periodo carico di conflitti e trasformazioni che segneranno i costumi e la società italiana.”

After Miss Julie accade interamente nella cucina di un’antica villa, uno spazio seminterrato. La Signorina Giulia irrompe di continuo, provocando colpi di scena e finte casualità, per sedurre in maniera spudorata Gianni, di fronte persino a Cristina (Roberta Lidia De Stefano), cuoca che cucina veramente sul palco, di lui promessa sposa. Le scene sono di Giorgio Morandi, Elisa Rolando e Marta Solari (studenti del Triennio in Scenografia di NABA Nuova Accademia di Belle Arti) con il coordinamento di Angelo Linzalata, i costumi di Nicoletta Ceccolini, le musiche sono arrangiate ed eseguite da Woody Gipsy Band e Giuseppe Bonifacio, le luci sono di Camilla Piccioni.

“Il punto di vista dello spettatore – commenta Solari – segue, come in un piano sequenza, con un movimento lento e continuo, la spirale di distruzione di After Miss Julie, luogo reale ricostruito psicologicamente da Giulia e Gianni, dove per paradosso la cuoca Cristina rappresenta il desiderio di non mutare l’ordine sociale prestabilito.”

Tale ambientazione avvolge i personaggi in maniera realistica, come se affiorassero da una fotografia in bianco e nero, portando sui costumi segni di colore che li aiutano a definirsi dentro lo spazio. Il tutto crea un’immagine che racconta un’epoca e una singolare storia emotiva, per tanti particolari molto vicina a oggi.

“La Signorina Giulia ha una carica erotica molto forte – conclude Giampiero Solari – conseguenza di un’esistenza vuota che cerca di riempire con una sessualità sfrenata. Vuole fuggire dalla sua vita di agio e ipocrisie; in realtà, lei è vittima dell’eredità della sua posizione, una outsider della nuova società appena proclamata con la Liberazione.”

L’erotismo è il modo della Signorina Giulia di scuotere una vita divenuta insopportabile, è l’espressione di una rivolta per destabilizzare gli schemi sociali che la circondano e opprimono come un uccellino in gabbia. Un gioco febbricitante di corpi e scandali dichiaratamente ostinato nel forzare il limite, sovvertire l’ordine, osare l’inaccettabile.

Biglietti

Intero

Platea 34€ – Palco 26€ – Galleria 18€

Ridotto OVER 60

Platea 30€ – Palco 22€ – Galleria 16€

Ridotto UNDER 26

Platea 22€ – Palco 17€ – Galleria 13€

Ridotto Soci Unicoop Firenze

Platea 26€ – Palco 19€ – Galleria 14€

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