Teatro della Toscana: la nuova stagione tra innovazione, giovani ed Europa

Teatro della Toscana: la nuova stagione tra innovazione, giovani ed Europa

78 spettacoli, 26 tra produzioni e coproduzioni, 13 prime nazionali. La stagione 2018/2019 della Fondazione Teatro della Toscana tra tradizione, innovazione, Maestri, giovani, lavoro, Europa: un’articolata programmazione, espressione del meglio del panorama teatrale italiano e internazionale, tra lo storico Teatro della Pergola, il Teatro Niccolini di Firenze guidato in maniera stabile da iNuovi, la nuova identità del Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci, il Teatro Era di Pontedera, che festeggia nel 2018 i primi 10 anni di vita, e un rinnovato impegno internazionale che punta verso la Francia, con lo storico accordo di partenariato con il Théâtre de la Ville di Parigi.

 

Già tre anni sono trascorsi, i primi tre anni come Teatro Nazionale della Fondazione Teatro della Toscana. Un altro triennio comincia con la notizia della conferma dello status di Nazionale.

Le stagioni della Pergola e del Teatro Era si offrono allo spettatore in tutte le loro multiformi valenze, come dialogo costante tra tradizione e innovazione rappresentate dai riferimenti artistici Gabriele Lavia e Roberto Bacci, impegnati quest’anno in due nuove produzioni: I giganti della montagna per Lavia (arriverà alla Pergola nella stagione ventura) e Svegliami per Bacci, con il testo di Michele Santeramo. Ventuno spettacoli per la Sala Grande della Pergola, molti dei quali in coproduzione, espressione del meglio del panorama nazionale. Una programmazione articolata tra innovazione e tradizione per il Teatro Era, che festeggia nella prima parte anche i suoi dieci anni di vita.

Al Niccolini prende le mosse in maniera stabile la gestione de iNuovi, il gruppo dei diplomati della Scuola ‘Orazio Costa’ cui è stato consegnato il teatro di via Ricasoli, e le cui fila sono aumentate di altri giovani selezionati tramite bando tra i diplomati delle altre scuole italiane. Dopo una prima parte in cui si alterneranno lo spettacolo a seguito del laboratorio su Eduardo e la programmazione del Festival d’Autunno, da gennaio partirà un vero e proprio palinsesto stabile, destinato a ripetersi settimana dopo settimana per offrire un punto di riferimento allo spettatore: lunedì il lavoro con i ragazzi delle scuole, mercoledì i laboratori aperti sull’espressività, giovedì le prove aperte, venerdì le serate letterarie, sabato e domenica gli spettacoli con un preludio dedicato ai bambini (di martedì si riposa). Si tratta di una piccola rivoluzione nella visione della programmazione di uno spazio teatrale, volta a creare il senso fidelizzante di un appuntamento: si va al Niccolini perché si sa che c’è qualcosa. Importante è lo spazio dato alle serate letterarie, dedicate parimenti ai romanzi e alla poesia. Si tratta di un genere che la prima parte dell’attività del Niccolini ha mostrato molto gradito al pubblico.

La Fondazione gestirà ancora il Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci. Lo spazio ha assunto nel corso del primo periodo di gestione una sua fisionomia ben definita, sia nell’assetto interno della Fondazione che nel contesto territoriale. Da una parte, può definirsi una sorta di hub della redistribuzione dell’offerta metropolitana, luogo in cui i progetti d’area transitano per raggiungere l’area geografica circostante, anche nell’ottica di quel concetto di ‘riequilibrio’ che è parte dei criteri ministeriali: in questo senso sarà l’epicentro del Festival metropolitano d’Autunno. Dall’altra, è sede di una creazione non canonica, affidata al tema delle brevi residenze (sulle quali si aprirà un bando di selezione per individuare i progetti da programmare per il periodo gennaio-dicembre 2019, la cui curatela è affidata a Natalia Di Iorio) come di una formazione che sperimenta inediti intrecci (l’Accademia dell’Uomo, punto d’incontro tra scienze e discipline umane e il metodo di Orazio Costa). Dall’altra ancora ha a cuore il tema ‘giovani e lavoro’, soprattutto da un punto di vista formativo: qui si innesta la partnership con il Campus della Musica, il soggetto che negli ultimi anni ha lavorato intensamente sull’avvio dei giovani alle professioni musicali, e che troverà al Teatro Studio un’altra sede operativa e di lavoro per sviluppare i propri progetti.

Come son vive le città/Festival d’Autunno è il progetto metropolitano che caratterizzerà molta della prima parte della stagione del Teatro della Toscana, sede dei rapporti con le istituzioni culturali del territorio, con epicentro a Scandicci e prolungamenti anche a Campi Bisenzio e in altri luoghi metropolitani, oltre che alla Pergola e al Niccolini. Un programma che vuole riflettere sulla circolazione della proposta spettacolare in un territorio vasto e anche sul suo cambiamento, come dimostra il progetto sul tram curato dal Teatro di Rifredi.

Maestri, giovani, lavoro. Tornano le parole chiave della Fondazione nella disamina di due progetti. Tenax Theatre, curato da Giancarlo Cauteruccio, aggiunge alle voci precedenti il lemma ‘periferie’, portando i linguaggi della contemporaneità dentro la storica sede dell’underground fiorentino, creando un ponte tra centro e periferia, tra innovazione e tradizione, grazie anche a giovani performer alla loro prima esperienza teatrale e alla partecipazione straordinaria di Gabriele Lavia. In questo ambito si inserisce anche la relazione con Todomodo, che dopo Spring Awakening e Musica ribelle inseguirà l’idea di mettere a confronto i mondi di Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De André.

Continua il lavoro della Fondazione su quel variegato mondo, ricco di umanità, che include le scuole, le associazioni, le realtà di volontariato, l’universo della disabilità. In questo contesto si inserisce il progetto di Giulia Minoli Dieci storie proprio così, a cui spetta l’onere e l’onore di declinare il termine ‘legalità’, raccontando su palcoscenico vicende esemplari di reazione alla criminalità delle mafie, in un lavoro che profondamente coinvolge anche le scuole in una serie di laboratori dedicati.

Continua parimenti anche l’azione di The Other Theater, l’innovativo ramo d’azienda creato per essere sostegno finanziario alla Fondazione tramite una variegata gamma di azioni di fundraising, che ha appena terminato l’organizzazione di FestiValdera, nuova manifestazione spettacolare diffusa tra Pontedera, Peccioli e il suggestivo borgo di Castelfalfi.

Rinnovato impulso hanno le attività internazionali. Alle storiche relazioni di Pontedera con l’Est europeo, che trovano in questa stagione nuovi sviluppi, e alla multiforme e globale attività del Workcenter si aggiungono altri rapporti che partono da Firenze, in modo speciale quello con il Théâtre de la Ville di Parigi con il quale si avvia un rapporto di partenariato articolato in coproduzioni di spettacoli, reciprocità di presenze performative fra Firenze e Parigi, partecipazione a cantieri di lavoro che coinvolgano i giovani italiani e francesi e quelli di diverse nazionalità europee, spazi e percorsi progettuali dinamici in chiave di apertura e di superamento di ogni alterità o diversità. In evidenza, tra gli altri progetti, la coproduzione internazionale di due spettacoli di Bob Wilson, il primo dei quali Mary Said What She Said avrà come protagonista Isabelle Huppert e inaugurerà la stagione Pergola 2019/2020, mentre il secondo Jungle Book – Il libro della giungla nascerà nel maggio 2019 a Parigi e sarà alla Pergola nel 2020, la presenza del Workcenter a Parigi nel luglio 2019, la presenza delle creazioni di Emmanuel Demarcy-Mota a Firenze fra 2019 e 2020, e una riflessione sul posto che nel mondo occupano quanti sono nati nel ventunesimo secolo tramite la qualità del progetto Avere vent’anni nel 2020, ideato e promosso dal Théâtre de la Ville nel quadro dei propri Chantiers d’Europe. Il partenariato con il Théâtre de la Ville di Parigi amplia l’orizzonte delle collaborazioni al potenziale di relazioni con altri ‘Teatri della Città’ di altri Paesi, in Portogallo, in Olanda, e in ogni altro luogo in cui si possa costruire una relazione coerente con l’idea di un Teatro che si fondo sui principi condivisi. Su questa linea si inserisce il lavoro di Beppe Navello; da una parte il prezioso progetto sulla drammaturgia italiana inquadrata in un contesto europeo, e sul vero ruolo di un Teatro Nazionale; dall’altra, in vista delle celebrazioni per il quinto centenario della morte, il coordinamento di una serie di manifestazioni dedicate a Leonardo da Vinci tra Francia e Italia.

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Teatro della Pergola, Cardin festeggia il 70esimo anniversario della carriera con Dorian Gray

Teatro della Pergola, Cardin festeggia il 70esimo anniversario della carriera con Dorian Gray

Arriva a Firenze,  in esclusiva regionale con quattro repliche dal 17 al 20 maggio, al Teatro della Pergola, il tour italiano di “Dorian Gray. La bellezza non ha pietà”, opera di teatro musicale prodotta da Pierre Cardin nel settantesimo anniversario della sua carriera.

Si tratta di un’opera di teatro musicale, ispirata al celebre romanzo di Oscar Wilde “Il Ritratto di Dorian Gray”, prodotta da Pierre Cardin, nel 70esimo anno della carriera di un uomo che continua a influire come pochi altri, e da così lungo tempo, nel settore della moda e dello spettacolo in tutto il mondo. Un traguardo festeggiato in tanti Paesi e ora in Italia, con la precisa finalità di affidare a giovani talenti italiani la creatività e l’interpretazione di un lavoro teatrale che porti in scena il tema della bellezza e della sua immortalità agli occhi del tempo.

“Dorian Gray. La bellezza non ha pietà”, prodotto da Monsieur Cardin insieme al nipote Rodrigo Basilicati, ingegnere e designer che ne firma anche la direzione artistica e le scenografie, è stata ideata e scritta per testi e musiche dall’autore e compositore Daniele Martini, mentre la regia è di Emanuele Gamba, che negli anni ha inanellato collaborazioni con Dario Fo, Bob Wilson, Micha Van Hoecke, Jonathan Miller, fino a firmare la regia di apprezzatissimi spettacoli di culto come “Across The Universe” e “Spring Awakening”.

Dorian Gray è interpretato da Federico Marignetti, che si è già fatto notare da giovanissimo proprio come protagonista di “Spring Awakening” (Melchior Gabor) e del “Romeo & Giulietta” di David Zard (Romeo dal 2014 al 2016). Federico, unico personaggio dello spettacolo, è affiancato in scena da un danzatore contemporaneo Thibault Servière, francese, che rappresenta l’anima nascosta di Dorian.

«Nel corso della mia carriera ho sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani talenti – racconta Monsieur Cardin. Ho scoperto e offerto a tantissimi artisti la possibilità di esprimersi, di sprigionare sino in fondo la loro creatività nei miei spazi culturali, senza mai condizionarli: perché il rispetto per il talento esige anzitutto che sia lasciato libero. Ai molti giovani, che ancor oggi vengono a chiedermi dei consigli, dico sempre che devono avere il coraggio di osare, se del caso anche di provocare: senza paure e senza mai copiare! Un vero artista non può limitarsi a sognare ma deve adoperarsi quotidianamente per tradurre i sogni in realtà, senza scendere a patti con nessuno. A differenza di quanto ha fatto Dorian Gray».

“Dorian Gray. La bellezza non ha pietà” è stato presentato ufficialmente per la prima volta nel 2016 in anteprima mondiale al Teatro La Fenice di Venezia, con un primo allestimento diretto da Wayne Fowkes, per poi intraprendere un tour internazionale fra Parigi, Barcellona, Astana in Kazakistan e Atene, conquistando in ogni occasione il pubblico, affascinato da una messa in scena originale e sofisticata dell’immortale romanzo di Oscar Wilde.

L’opera italiana, sottotitolata in inglese, seduce lo spettatore in un racconto psicologico e spirituale sui temi romanzati da Wilde, tra intensi monologhi teatrali e arie musicali di stili che vanno dall’orchestrale al rock contemporaneo. Il protagonista e la fisicità della sua anima sono immersi in videoproiezioni e disegni di luce che formano geometrie oniriche proiettate su più livelli di profondità. Lo spettatore entra quindi in un rapporto intimo ed emotivo con il protagonista, fino a condividere empaticamente la sua stessa vicenda umana, sempre attuale anche nella società contemporanea.

«Siamo circondati da migliaia di Dorian Gray, – spiega in proposito l’autore Martini – che non hanno lo specchio ma il selfie stick. Si guardano e si fotografano in attesa che si confermi la loro esistenza. Almeno una volta nella vita tutti siamo stati Dorian Gray, Lord Henry Wotton, Basil Hallword, a volte addirittura il ritratto che giudica con occhio severo e fa da specchio all’anima. Alla luce di questo ho scelto volutamente di mettere in scena un solo personaggio che racchiudesse tutti questi. Federico Marignetti ha colto una sfida attoriale e musicale molto complessa».

«Ho voluto mettere in scena una simbologia ricca e densa – racconta il regista Emanuele Gamba – che si è ispirata alle suggestioni di Wilde e a quelle del mondo della moda nel ruolo dei tessuti e dei colori. Si è voluto stimolare lo spettatore a una condivisione sensoriale e onirica delle domande esistenziali più profonde del protagonista».

«Dorian Gray per me è una sfida bella e intensa sia a livello fisico che psicologico – commenta Federico Marignetti. Un’ora e trenta sempre in scena senza sosta sono una bella opportunità di crescita e sicuramente anche un grande divertimento».

«Dorian Gray è uno spettacolo tutto italiano generato da uno staff di professionisti giovani – spiega il produttore Rodrigo Basilicati. Questo perché vogliamo dare visibilità alla creatività italiana esportata nel mondo e come produttori abbiamo voluto le cornici più autorevoli, che si sentissero onorate di celebrare questa caratteristica unica che mio zio nella sua carriera non ha mai dimenticato».

Dopo il debutto a Roma e le successive tappe a Milano al Teatro Arcimboldi e al Teatro Il Celebrazioni di Bologna , lo spettacolo vedrà protagonista Firenze al Teatro della Pergola, per poi proseguire al Teatro Petruzzelli di Bari, al Teatro di San Carlo a Napoli e al Teatro La Fenice di Venezia.

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#PergolaOccupata: i progetti di alternanza scuola-lavoro in teatro

#PergolaOccupata: i progetti di alternanza scuola-lavoro in teatro

Sabato 5 maggio, dalle 15 alle 19, La Pergola di Firenze verrà ‘occupata’ da oltre 250 studenti di 15 istituti superiori che hanno partecipato a I mestieri dello spettacolo, ideato dal Centro Studi della Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale. A loro si uniranno i 150 ragazzi del percorso La Panchina delle Fiabe (in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi) che presenteranno un’anteprima di ciò che avrà luogo al Giardino di Boboli fino al 17 giugno.

L’ingresso alle 21:30 è riservato agli under26 (tra i 16 e i 26 anni). L’invito e la scheda per votare gli spettacoli sono al link https://goo.gl/forms/HaNeTlbmcAAbXaUg1.

Per un intero pomeriggio il Teatro sarà animato da visite guidate, mostre, performance e progetti multimediali curati dagli studenti stessi, alle quali si aggiungerà una tavola rotonda di feedback sull’esperienza svolta, per dare vita tutti insieme ad una ‘occupazione creativa’.

La giornata si concluderà con la consegna dei Pergola Awards, i premi assegnati dalla giuria di under26 agli spettacoli della stagione appena terminata e ai migliori progetti didattici, e infine un dj set fino a notte tarda con un DJ set tra gli eleganti stucchi del foyer.

Le scuole che hanno partecipato al progetto di alternanza scuola-lavoro I mestieri dello spettacolo: Liceo Artistico L. B. Alberti, IPSSEOA B. Buontalenti,  I.I.S.S. P. Calamandrei, Liceo Scientifico G. Castelnuovo, IIS A. Checchi (Fucecchio), Liceo Classico Dante, Liceo Scientifico L. da Vinci, Liceo Classico Marsilio Ficino (Figline Valdarno), ISIS Gobetti-Volta, Liceo Classico N. Machiavelli, Liceo Classico Michelangiolo, ITT Marco Polo, Liceo Scientifico N. Rodolico, IPSSEOA A. Saffi e il Liceo Classico Scientifico XXV Aprile di Pontedera.

Le scuole che hanno partecipato al progetto di alternanza scuola-lavoro La Panchina delle Fiabe: Liceo G. Pascoli, ITT M. Polo, Liceo N. Rodolico, IIS Sassetti-Peruzzi.

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Amici della Musica presenta Ton Koopman, clavicembalo – Tini Mathot clavicembalo

Amici della Musica presenta Ton  Koopman, clavicembalo – Tini Mathot clavicembalo

Nuovo appuntamento per Amici della Musica Firenze, lunedì 16 aprile al Saloncino del Teatro della Pergola di Firenze con il clavicembalo dell’olandese Ton Koopman

Ton Koopman ha avuto un’educazione classica e ha studiato organo, clavicembalo e musicologia ad Amsterdam, ricevendo il “Prix d’Excellence” sia per l’organo che per il clavicembalo. Attratto dagli strumenti antichi e dalla prassi filologica, ha da subito concentrato i suoi studi sulla musica barocca, con particolare attenzione a J.S. Bach, ed è presto diventato una figura di riferimento nel movimento dell’interpretazione antica. Si è esibito nelle più importanti sale da concerto e nei più prestigiosi festival, avendo l’opportunità di suonare sui più raffinati e preziosi strumenti antichi esistenti in Europa.

Con un ampio repertorio, tra il primo Barocco e il tardo Classicisimo, ABO&C si è esibito al Théatre des Champs-Elysées e Salle Pleyel di Parigi, al Barbican e alla Royal Albert Hall di Londra, al Musikverein e alla Konzerthaus di Vienna, Philharmonie di Berlino, Lincoln Center e Carnegie Hall di New York, Suntory Hall di Tokyo, Concertgebouw di Amsterdam, così come a Bruxelles, Milano, Madrid, Roma, Salisburgo, Copenhagen, Lisbona, Monaco, Atene e molte altre città.
Ton Koopman svolge un’intensa attività come direttore ospite e ha lavorato con le principali orchestre del mondo tra le quali spiccano Berliner Philharmoniker, Munchener Philharmoniker, New York Philharmonic, Boston Symphony, Chicago Symphony, Royal Concertgebouw Amsterdam, Orchester des Bayerischen Rundfunks, Tonhalle Orchester di Zurigo, Wiener Symphoniker, Orchestre Philharmonique de Radio France, DSO Berlin, San Francisco Symphony e Cleveland Orchestra.

Tra i progetti più ambiziosi figurano l’esecuzione e la registrazione delle Cantate di Bach. Un imponente lavoro di ricerca durato dieci anni, per il quale ha ricevuto il Deutsche Schallplattenpreis Echo Klassik, il premio Hector Berlioz e il BBC Award oltre alle nomination sia per il Grammy Award (USA) che per il Gramophone Award (UK).

Programma per il concerto di lunedì 16 aprile al saloncino della Pergola (ore 21.00)

F. COUPERIN: Sonata ‘L’Impériale’ in re minore (due clavicembali)
F. COUPERIN: Ciaccona in re maggiore (due clavicembali)
BRUNA: Tiento sobre la letanía de la Virgen in sol minore (Ton Koopman, clavicembalo)
MOZART: Sonata in re maggiore KV 381 (due clavicembali)
MOZART: Fuga in do minore KV 426 (due clavicembali)
L. COUPERIN: Ciaccona in do maggiore (Ton Koopman, clavicembalo)
SOLER: Concerto in la minore (due clavicembali)
BACH: Cinque contrappunti da ‘L’Arte della Fuga’ BWV 1080 (due clavicembali)
d’ANGLEBERT: Seconda Suite in sol minore (Tini Mathot, clavicembalo)
BACH: Preludio e Fuga in do maggiore BWV 547 (due clavicembali)

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Pergola, storia di un contrastato amore: il testo “smisurato” diretto da Sciaccaluga

Pergola, storia di un contrastato amore: il testo “smisurato” diretto da Sciaccaluga

Onore e disonore, povertà e ricchezza, libertà e tirannia: Marco Sciaccaluga dirige al Teatro della Pergola di Firenze, da martedì 17 a domenica 22 aprile, la storia drammatica di “Intrigo e amore” di Friedrich Schiller, l’ultimo spettacolo della stagione 2017/2018.

La storia di un legame profondo e impossibile, di intrighi e gelosie, verità e menzogne, corruzione e libertà: scritto, ambientato e rappresentato in Germania alla fine del Settecento, “Intrigo e amore” è un dramma costruito almeno su due livelli narrativi che evocano altrettante classi sociali: quella dei potenti notabili di un principato tedesco e quella dei borghesi.

“Di “Intrigo e amore” colpiscono veramente tante cose. Innanzitutto, che sia stato scritto da un ragazzo di poco più di vent’anni. Un ragazzo di genio, certo, ma anche con la voglia tipica dei giovani di dire tutto. Di qui, è nato un testo veramente “smisurato”, che procede per grandi sequenze messe una dopo l’altra, che infine però raggiungono la finalità di raccontare una storia compiuta: coinvolgente, emozionante, con al centro l’uomo e le sue contraddittorie passioni”.

Friedrich Schiller ha scritto “Intrigo e amore” nel 1783 a soli 24 anni. La modernità del dramma sta nell’attacco all’assolutismo del potere, nella difesa della libertà d’amare, nella giovanile volontà di ribellione, nella rabbiosa denuncia dei privilegi di casta. Raccontando il contrastato amore, Marco Sciaccaluga prende di petto i problemi sociali dell’età di Schiller e li mette a confronto con la spontanea purezza del sentimento amoroso nel quale, pochi anni prima della Rivoluzione francese, si possono già intravedere i segni d’inizio del mondo moderno.

Il nucleo di “Intrigo e amore” è dunque il conflitto tra il potere tirannico e il diritto alla felicità dell’essere umano, rappresentato nell’incontro-scontro fra due classi, la nobiltà e la borghesia.

“Da una parte – spiega Marco Sciaccaluga – c’è la storia d’amore tra il nobile Ferdinand e la borghese Luise Millerin, dall’altra c’è l’intrigo di corte che muove da una logica di dominio prima ancora che da un’ideologia di classe. Al fine di consolidare il suo potere, il Presidente Von Walter ha deciso di far sposare suo figlio Ferdinand con l’amante del Principe suo diretto superiore. Ma a mettere il bastone tra le ruote di questo intrigo, guidato da consuetudini sociali che s’illudono di poter governare a piacimento la vita stessa degli esseri umani, c’è poi la forza deflagrante dei sentimenti”.

Il padre del giovane cerca in ogni modo di ostacolare l’unione e di convincere Ferdinand a sposare Lady Milford, anche per ottenere una promozione, ma il sentimento sincero e profondo del ragazzo non lo fa desistere dal desiderio di sposare Luise. Il Principe e il suo Segretario Wurm (in italiano “verme”) escogitano allora un bieco intrigo, messo in atto con la complicità del Maresciallo Von Kalb, che conduce la vicenda a un epilogo drammatico.

“La legge dei padri ha insegnato a Luise che il suo è un amore proibito – interviene il regista – e anche Ferdinand è continuamente assalito dal dubbio. Loro non sono Romeo e Giulietta, il loro è vero amore, ma anche un continuo dubitare dell’amore. Ferdinand è un personaggio che rinvia sia ad Amleto, sia a Otello. Dubita ed è morso dalla gelosia: con queste premesse basta un nulla perché l’amore si tramuti in odio. Nel dramma di Schiller, poi, il vero organizzatore dell’intrigo è il segretario Wurm, una specie di Jago, ancor più impegnato qui a svolgere il ruolo del drammaturgo”.

“Intrigo e amore” è una miscela gotica. E malgrado gli sviluppi procedano tragicamente, c’è spazio anche per il comico e il grottesco.

“Innanzitutto, nel Maresciallo Von Kalb, che è un personaggio radicalmente ridicolo – conclude Marco Sciaccaluga – quasi un clown: tutto porta a vedere in lui un meraviglioso scemo inconsapevole. Poi c’è del comico in Miller e anche in sua figlia Luise, con tutta la sua voracità di ascesa sociale, mentre l’istrionismo del Presidente sfiora sovente il registro del grottesco. Se a questo aggiungiamo anche l’ironia che caratterizza quasi tutti i personaggi viene davvero da domandarsi come mai, con questo straordinario talento comico, Schiller non abbia mai scritto una commedia in vita sua”.

“Per Schiller Shakespeare è un modello, al quale guardare non tanto per copiarlo, quanto per reinventarlo – dice Sciaccaluga – quello che lo affascina è un teatro dove Bene e Male convivono nel magma dell’umano, un teatro che pone l’uomo al centro del mondo rappresentato. È da questo modello che nasce in “Intrigo e amore” quell’alternanza di alto e basso, di tragico e di comico che è tipicamente shakespeariana e sempre molto evidente nella scrittura di Schiller”.

Il giovane Schiller chiama in causa passioni smisurate, spettacolarmente colorate di forti toni teatrali melodrammatici, facendo di “Intrigo e amore” un classico che, riproposto ora nella nuova traduzione di Danilo Macrì, punta con decisione, per dirla con il critico letterario Ladislao Mittner, a “fondere compiutamente la tragedia politica e quella amorosa, perché erompono da un solo, indivisibile e disperato anelito giovanile di libertà e d’amore”.

Con Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Enrico Campanati, Andrea Nicolini, Orietta Notari, Stefano Santospago, Simone Toni, Mariangeles Torres, Marco Avogadro, Daniela Duchi, Nicolò Giacalone.

Una produzione Teatro Stabile di Genova.

 

 

 

 

 

 

 

 

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