“Scene da Faust” al Fabbricone di Prato

“Scene da Faust” al Fabbricone di Prato

Da domani a domenica 19 maggio, al Teatro Fabbricone di Prato debutterà “Scene da Faust” di Johann Wolfgang Goethe, nella versione di Fabrizio Sinisi e la drammaturgia di Federico Tiezzi.

In “Scene da Faust” il testo goethiano risulta proiettato verso gli schemi del teatro epico: la prima parte del mito di Faust – sapiente studioso di teologia, filosofia e scienze naturali che vende l’anima a Mefistofele firmando col sangue un contratto in cambio di nuove conoscenze, potere e giovinezza – sarà costituita da dodici scene, dove risulta centrale la figura di Mefistofele (Sandro Lombardi), che si pone come il doppio speculare di Faust (Marco Foschi), la sua metà, il suo alter ego e, freudianamente, la proiezione del suo inconscio.

La scena è occupata dal dramma della conoscenza: l’insoddisfazione per un sapere vecchio, inefficace e inadatto a soddisfare le istanze conoscitive dell’uomo, non più capace di concepire e spiegare il mondo e i suoi fenomeni sulla base della verità religiosa. Nello stesso tempo vi è un’indagine sui moventi del desiderio e del sentimento, nell’esplorazione del rapporto tra Faust e Margherita (Leda Kreider), ma anche del rapporto tra Faust e Mefistofele, immaginato come un rapporto di ‘amanti’ (si ama se stessi nell’altro), di esseri interdipendenti che si scambiano i ruoli, come due facce della stessa medaglia.

“Questo spettacolo – afferma il regista – parla della crisi della soggettività, della crisi dell’io nel suo rapporto con la realtà, in special modo quella storica e naturale. Una rivisitazione degli elementi costitutivi dello Sturm und Drang alla luce della contemporaneità”.

Ultima nuova produzione del Teatro Metastasio di Prato per questa stagione, realizzata con la Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Teatro Laboratorio della Toscana e Manifatture Digitali Cinema Prato, “Scene da Faust” vede in scena Sandro Lombardi, Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Nicasio Catanese, Valentina Elia, Fonte Fantasia, Marco Foschi, Francesca Gabucci, Ivan Graziano, Leda Kreider, Luca Tanganelli, Lorenzo Terenzi. Le scene e i costumi sono di Gregorio Zurla. Il coreografo è Thierry Thieû Niang, mentre il lavoro sulle voci è affidato a Francesca Della Monica. Allo spettacolo partecipano inoltre alcuni attori del Laboratorio Teatrale della Toscana.

Lo spettacolo sarà in tournée nella prossima stagione toccando molte città tra cui, Siena, Pistoia, Lugano, Napoli, Modena, Milano.

Domenica 12 maggio a fine replica sul palco del Fabbricone ci sarà l’ultimo incontro del ciclo “Lo spettatore attento” con il critico Gianfranco Capitta, che approfondirà i temi dello spettacolo insieme al regista.

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“Scene da Faust” al Fabbricone di Prato

“Scene da Faust” al Fabbricone di Prato

Da domani a domenica 19 maggio, al Teatro Fabbricone di Prato debutterà “Scene da Faust” di Johann Wolfgang Goethe, nella versione di Fabrizio Sinisi e la drammaturgia di Federico Tiezzi.

In “Scene da Faust” il testo goethiano risulta proiettato verso gli schemi del teatro epico: la prima parte del mito di Faust – sapiente studioso di teologia, filosofia e scienze naturali che vende l’anima a Mefistofele firmando col sangue un contratto in cambio di nuove conoscenze, potere e giovinezza – sarà costituita da dodici scene, dove risulta centrale la figura di Mefistofele (Sandro Lombardi), che si pone come il doppio speculare di Faust (Marco Foschi), la sua metà, il suo alter ego e, freudianamente, la proiezione del suo inconscio.

La scena è occupata dal dramma della conoscenza: l’insoddisfazione per un sapere vecchio, inefficace e inadatto a soddisfare le istanze conoscitive dell’uomo, non più capace di concepire e spiegare il mondo e i suoi fenomeni sulla base della verità religiosa. Nello stesso tempo vi è un’indagine sui moventi del desiderio e del sentimento, nell’esplorazione del rapporto tra Faust e Margherita (Leda Kreider), ma anche del rapporto tra Faust e Mefistofele, immaginato come un rapporto di ‘amanti’ (si ama se stessi nell’altro), di esseri interdipendenti che si scambiano i ruoli, come due facce della stessa medaglia.

“Questo spettacolo – afferma il regista – parla della crisi della soggettività, della crisi dell’io nel suo rapporto con la realtà, in special modo quella storica e naturale. Una rivisitazione degli elementi costitutivi dello Sturm und Drang alla luce della contemporaneità”.

Ultima nuova produzione del Teatro Metastasio di Prato per questa stagione, realizzata con la Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Teatro Laboratorio della Toscana e Manifatture Digitali Cinema Prato, “Scene da Faust” vede in scena Sandro Lombardi, Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Nicasio Catanese, Valentina Elia, Fonte Fantasia, Marco Foschi, Francesca Gabucci, Ivan Graziano, Leda Kreider, Luca Tanganelli, Lorenzo Terenzi. Le scene e i costumi sono di Gregorio Zurla. Il coreografo è Thierry Thieû Niang, mentre il lavoro sulle voci è affidato a Francesca Della Monica. Allo spettacolo partecipano inoltre alcuni attori del Laboratorio Teatrale della Toscana.

Lo spettacolo sarà in tournée nella prossima stagione toccando molte città tra cui, Siena, Pistoia, Lugano, Napoli, Modena, Milano.

Domenica 12 maggio a fine replica sul palco del Fabbricone ci sarà l’ultimo incontro del ciclo “Lo spettatore attento” con il critico Gianfranco Capitta, che approfondirà i temi dello spettacolo insieme al regista.

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Anagoor omaggia Eschilo con l’Orestea al Fabbricone

Anagoor omaggia Eschilo con l’Orestea al Fabbricone

Dal 12 al 17 marzo al Teatro Fabbricone di Prato, per meditare sul valore del cambiamento e sulla pratica della giustizia, sul male e sulla fragilità del bene, Anagoor rende omaggio al teatro del pensiero di Eschilo, e racconta l’epopea di un mondo in rivolta quale quello descritto ne l’Orestea utilizzando le tecniche sceniche della visione, del canto e dell’orazione.

I Greci hanno inventato l’idea che l’essere finisca nel niente, sprofondando per sempre l’Occidente nel dolore. La filosofia nasce per portare rimedio a questo dolore che sta alla base dell’Occidente: per noi ogni cosa che muta transita per una fine assoluta, un annientamento totale che ci toglie il fiato e ci rende folli. La conseguenza tremenda di questa follia è che ogni esistenza percepisce la minaccia dell’annientamento ed è pronta a osare tutto.

Eschilo, con il suo teatro che inizialmente è pratica filosofica, è il primo nella storia a dire no per mezzo del pensiero, un no assoluto a questo dolore.
Oggi a noi mancano categorie in grado di farci percepire la scossa del sacro con cui il cittadino ateniese assisteva alle rappresentazioni tragiche.

Anagoor affronta l’Orestea di Eschilo a partire da questa distanza incommensurabile.

Il re di Argo torna dalla guerra vittorioso e carico di ricchezze. L’Orestea si apre con un capitolo tremendo, l’Agamennone, che non nasconde le colpe di un potere che per conseguire i propri obiettivi non evita di sacrificare i beni più preziosi, la felicità, gli affetti più cari.

Il trono di Argo si erge su un cumulo di cadaveri di figli: il cumulo delle ricchezze ricavate dalla conquista è prezzo pagato con il sangue. Su questo coacervo di violenza pregressa e continua, che vede nello scambio di valori (ori/esistenze) il suo primo motore, l’errore primigenio, si innesta una catena di episodi cruenti dettati della cultura della vendetta e che, esplodendo furiosamente in seno alla famiglia, formano la trama dolorosa dell’Orestea: un padre uccide la figlia, una sposa uccide lo sposo, un figlio uccide la madre.

L’Occidente, di cui questa trilogia costituisce una pietra miliare, poggia sulla frana di una casa. Un precipizio che per essere arrestato richiede una sospensione straordinaria, un enorme sforzo di civiltà, un atto divino o di pensiero: il culmine del pensiero, o Zeus, è il vertice a cui aggrapparsi nel vortice della follia.

Il teatro di Eschilo è un teatro del pensiero, anello di congiunzione tra mito, festa ed esercizio della filosofia. Teatro del pensiero come filosofia pratica e collettiva, capace come un giano bifronte di guardare dalla sua posizione aurorale tanto alla notte che precede il sorgere della città, quanto alle contraddizioni sottese alla nascita della politica. Un guardare insieme a occhi aperti l’orrore, l’errore dello scambio dei valori, l’inconciliabilità delle scelte, il sacro che svela le strettoie.
Nel poeta dell’Orestea convivono una radicata fede in un ordine luminoso e la comprensione tremenda dei contrasti della vita: Eschilo è il titano che con sforzo tellurico muove guerra alla montagna olimpica, ma contemporaneamente anche il dio sorridente che stende il palmo come argine al caos: così il dramma è insieme velo e rivelazione del vuoto del mondo.

Maschile e femminile, padri e figli, materno e generazioni, uomini e divinità, mondo di sopra e mondo di sotto, potere e convivenza civile, fortuna materiale e gioie reali, felicità e fragilità del bene, violenza, colpa, sofferenza, e conoscenza hanno, a monte, l’irrisolto orrore per il “non c’è più”, la morte, il non-essere, a valle, la necessità di ripensare al valore del cambiamento e alla pratica della giustizia.
Scritta in una fase cruciale di rivolgimenti politici, l’Orestea è infatti anche la storia di un mondo in rivolta. Di fronte a nodi inestricabili, in assenza di possibili soluzioni, la rivoluzione, che pretende un taglio netto col passato, la tabula rasa, è atto desiderato, sentito come necessario, spesso praticato con inaudita violenza eppure, paradossalmente, capace, nella cecità della furia, di preparare soltanto le condizioni per la rigenerazione del vecchio. Ciò che serve è una conversione collettiva, moto che nasce dall’interno, e i cui esiti non si danno come eterni.
Il testo eschileo è inizialmente assunto nella sua integralità, tradotto espressamente per questa creazione. Tuttavia i nuclei fondamentali del testo sono condensati ed espansi con linguaggi e tecniche cari ad Anagoor (la visione, il canto, l’orazione), fino a tradirlo, affiancandolo o sostituendolo con un arcipelago intertestuale che complica l’orizzonte della meditazione sul male e sulla fragilità del bene, e sulla lingua che li descrive.
Sullo sfondo il discorso ontologico che è l’impalcatura di pensiero di tutto l’Occidente, la sua intima contraddizione e la sua pericolosità; in primo piano la fiducia in una parola persuasiva capace di incanto, che dissolva come nebbia al sole, o domi dolcemente, il dolore che proviene dalla fede assoluta che l’essere finisca nel niente.

anagoor

INFO:

Teatro Fabbricone, via Ferdinando Targetti, 10/8, 59100 Prato

 0574 690962

www.metastasio.it

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“Shakespeare/Sonetti” al Fabbricone di Prato

“Shakespeare/Sonetti” al Fabbricone di Prato

Al Teatro Fabbricone di Prato ha debuttato ieri, 14 febbraio, lo spettacolo “Shakespeare/Sonetti”, una produzione TPE-Teatro Piemonte Europa, Centro Teatrale Bresciano e Teatro di Dioniso. Sarà in scena fino a domenica 17 febbraio.

Enigma filologico, impenetrabile documento, lettera d’amore a un destinatario sconosciuto, i Sonetti di Shakespeare diventano qui a pieno titolo uno dei testi teatrali shakespeariani: forse l’unico vero monologo maschile della sua teatrografia.

L’ordine dei componimenti viene ricostruito in una nuova lingua e una nuova drammaturgia, un complesso romanzo d’amore con quattro figure e una sola voce: con il Narratore dei Sonetti Shakespeare crea infatti uno dei suoi grandi protagonisti, un personaggio clownesco e sboccato, straziante e disperato, di allucinata modernità.

Una fra le più complesse e grandiose opere di poesia dell’età moderna diventa in questo spettacolo un altare sacrificale, un evento di grazia e furore, canto e lamento, beffa e bestemmia, che anticipa i grandi canzonieri d’amore del Novecento, da Auden a Pasolini, da Salinas a Testori.

Con Shakespeare/Sonetti Valter Malosti torna dopo molti anni a collaborare con Michela Lucenti e il suo gruppo di lavoro, fra i più importanti e riconosciuti ensemble di teatro-danza contemporanei, e conclude così la sua trilogia sullo Shakespeare ‘non teatrale’ iniziato con Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia.

INFO:

Teatro Fabbricone, Via Ferdinando Targetti, 10/8, 59100 Prato

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Nina’s Drag Queens al Fabbricone con “Queen Lear”

Nina’s Drag Queens al Fabbricone con “Queen Lear”

Da martedì 22 a domenica 27 gennaio al Teatro Fabbricone di Prato arriva Queen Lear, una tragicommedia musicale en travesti ispirata a Re Lear di Shakespeare, diretta e interpretata dalle Nina’s Drag Queens.

Nato da un’idea di Francesco Micheli, scritto dalla drammaturga inglese Claire Dowie e musicato dal compositore italiano Enrico Melozzi, lo spettacolo è coprodotto dal Teatro Metastasio di Prato insieme a Aparte Soc. Coop. e a Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano.

Attrici, danzatrici e imitatrici, partendo dal genere della rivista e dell’happening performativo le Nina’s Drag Queens manipolano il già esistente con ironia dissacrante e comicità grottesca, lavorano per associazione di idee, per costruzioni di immagini che dialogano con altre immagini, con il playback e il citazionismo, non rappresentando tanto il femminile, quanto la forma del femminile, l’immagine della donna prima che la donna, le sue piccole e grandi frenesie, gli eccessi, il sentimento nascosto.

Inserendosi nel percorso di rilettura e riscoperta dei classici teatrali che ha contraddistinto il loro lavoro negli ultimi anni (due stagione il Met ha ospitato il cabaret agrodolce DragPennyOpera, che rileggeva L’opera del Mendicante di John Gay), Queen Lear è uno spettacolo popolare e alto al tempo stesso, che prende forza dalle contaminazioni tra i generi facendo dialogare la musica classica con composizioni musicali originali, pop e elettroniche e trasformando i blank verse in poesie, rap, melologhi e canzoni, con la maschera postmoderna, eclettica e eccessiva della drag queen a declinare al contemporaneo il fool shakespeariano.

La tragedia shakespeariana viene calata nella realtà contemporanea, dove i castelli sono monolocali e le brughiere ospizi, dove la pazzia è demenza senile e le guerre si combattono a colpi di citazioni pop.

La storia è infatti quella di Lea Rossi, emigrata durante gli anni ’70 nel Regno Unito, dove ha aperto un negozio di giocattoli, la cui insegna recita “Lea R.”. Il tempo è passato e per l’anziana signora è giunto il momento di chiudere l’attività. Alle prese con il decadimento fisico e la senilità, si scontra con le tre figlie e la fedele amica Kent, che cercano di prendersi cura di lei. In questo mondo, come grandi squarci, si aprono le visioni epiche della vecchia “regina”.

Queen Lear raccoglie temi scomodi del nostro tempo – la vecchiaia, l’integrazione, la malattia e la morte – uniti al racconto di un dramma familiare che riflette quello di una società disgregata, nella quale i padri lasciano in eredità ai figli un futuro più incerto e cupo di quello che hanno ricevuto.

Intorno allo spettacolo, venerdì 25 gennaio a fine replica sul palco del Teatro Fabbricone, il critico ATTILIO SCARPELLINI contestualizza il lavoro delle Nina’s Drag Queens e approfondisce i temi dello spettacolo in un incontro del ciclo LO SPETTATORE ATTENTO.

A seguire, è previsto un DJ SET a cura delle Nina’s ad ingresso libero, con la partecipazione degli iscritti al Laboratorio intensivo di teatro en travesti MAMMA MIA!, previsto nei giorni delle repliche pratesi.

Nina's

INFO: Fabbricone (Via Targetti 10/12, 59100 Prato )

www.metastasio.it

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