A Livorno corteo celebra 98 anni fondazione Pci

A Livorno corteo celebra 98 anni fondazione Pci

Oltre 500 persone  hanno celebrato a Livorno il 98/o anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia, nato il 21 gennaio del 1921 nella città toscana.

Il corteo, organizzato dal Centro Politico 1921 di Livorno, a cui ha partecipato anche il segretario generale del Pc Marco Rizzo, è sfilato per le vie del centro partendo dal
Teatro Goldoni, luogo della scissione avvenuta durante il XVII congresso socialista, fino all’altro luogo storico, il Teatro San Marco, nel quartiere della Venezia, dove venne fondato il partito comunista italiano.
“Siamo in piazza nell’anniversario della fondazione del Pci non per una semplice commemorazione, ma perché pensiamo che quegli ideali siano più attuali che mai”, ha detto Rizzo. “La sinistra che ha superato il comunismo è finita a fare gli interessi dei padroni e ha consegnato l’Italia alla destra – jha aggiunto – Assumiamo qui a Livorno un impegno: ricostruire un forte e coerente partito comunista, dare realmente voce ai lavoratori lottando per un futuro diverso, per una società diversa da quella dello sfruttamento della povertà, della disoccupazione”.

“Da comunista sono fortemente contrario al reddito di cittadinanza, perché il reddito di
cittadinanza è legato al consumo, mentre un salario minimo sarebbe invece legato al lavoro”. Ha detto  Rizzo, durante la celebrazione.
“Noi possiamo avere una riscossa nel nostro Paese – ha aggiunto Rizzo- solo se la gente lavora. Certamente devono lavorare tutti, devono lavorare meno, devono lavorare meglio. Ma altra cosa è fare di un popolo dei consumatori schiavi, che attendono una piccola prebenda per sopravvivere. Noi vogliamo vivere e non sopravvivere”.

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Teatro Goldoni di Firenze: in prima nazionale “Sogno di una notte di mezza estate”, Serdar Bilis dirige gli allievi de L’Oltrarno

Teatro Goldoni di Firenze: in prima nazionale “Sogno di una notte di mezza estate”, Serdar Bilis dirige gli allievi de L’Oltrarno

Debutta oggi in prima nazionale al Teatro Goldoni di Firenze “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare con i ragazzi de “L’Oltrarno” diretti da Serdar Bilis. Lo spettacolo sarà a teatro fino al 28 giugno.

“Sogno di una notte di mezza estate” parla della gioventù, dei suoi desideri e sogni, ma anche delle frustrazioni che sperimenta nello scontro con le generazioni precedenti e con le vecchie tradizioni, con l’educazione e le regole della Città. L’oppressione politica, culturale e sessuale, cerca e trova una sua espressione in questo testo di Shakespeare.

Lo spettacolo presenta quel bivio cruciale della vita dove occorre prendere decisioni fondamentali per il futuro, proprio come quelle che saranno chiamati a operare Sara Bosi, Lorenzo Carcasci, Cecilia Casini, Giacomo Coen, Maria Costanza Dolce, Camille Dugay, Maziar Firouzi, Giulia Lanzilotto, Luca Massaro, Stefano Parrinello, Giovanni Toscano, gli studenti de L’Oltrarno, alla vigilia del loro percorso professionale.

Nell’opera vengono continuamente contrapposti la rigidità del mondo della Città e la libertà della Foresta, il vecchio e il nuovo, il prosaico e il fantastico ed in particolare il vincolo del matrimonio e la libertà sessuale. Musiche eseguite da Samuele Strufaldi. Il testo, scritto nel 1596, appare come un’evidente satira del matrimonio: poiché fu creato proprio nell’occasione di nozze aristocratiche, possiamo supporre che Shakespeare si sia divertito a prendersi gioco dei codici sociali dell’epoca. Codici che da allora sono cambiati oppure no?

Scappando nella Foresta di Arden, i giovani del Sogno, si ritrovano incantati dalle sue infinite possibilità e si imbarcano in un viaggio alla scoperta di sé; tuttavia la sfida dei fondamenti e dei capisaldi della società che li circonda metterà a repentaglio le loro vite.

Nonostante ciò, questa è una commedia, e come tale ha un lieto fine o meglio, ironico. Shakespeare qui, come in molti dei suoi lavori, ci lascia scorgere un barlume della visione di ciò che è sepolto nelle profondità della nostra coscienza, a noi decidere se si è trattato di un sogno o della realtà.

Spiega il direttore artistico Pierfrancesco Favino: “Con questo spettacolo la Scuola di Formazione del Mestiere dell’Attore – L’Oltrarno porta a compimento il primo triennio del corso di recitazione che alle selezioni del 2015 ha visto oltre 600 partecipanti provenienti da tutte le regioni italiane. Tra tutti abbiamo scelto i ragazzi che stasera vedrete in scena, credendo nel loro potenziale, sostenendoli e insegnando loro quotidianamente questo difficile mestiere che è il teatro, come in una vera bottega artigiana, dando loro la possibilità di affermare la propria esistenza per trovare il loro linguaggio e la loro verità, preparandoli infine ad affrontare il mondo del lavoro non per sopravvivere ad esso ma per cambiarlo. Questo è e rimane il nostro obiettivo per i corsi che verranno: creare una nuova generazione di attori che vadano a rinforzare le fila del teatro italiano, rendendolo competitivo a livello internazionale. Come ho già avuto modo di ricordare in diverse occasioni, credo che investire nella formazione dei giovani sia investire su di noi e che la qualità fa la differenza. Il mio desiderio per questi ragazzi e per quelli che verranno, è che domani siano accanto a me su quel palcoscenico e che siano anche più bravi. A voi che ci sostenete va il mio ringraziamento, per averci aperto le porte di questa città e soprattutto di questo quartiere, dandoci una casa per realizzare i nostri sogni”.

Una produzione Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Maggio Musicale Fiorentino.

 

 

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Livorno brinda al nuovo Museo della Città

Livorno brinda al nuovo Museo della Città

Lunedì prossimo 30 aprile apre a Livorno, nell’antico edificio dei Bottini dell’Olio (nel cuore del quartiere La Venezia), il Museo della Città, o più propriamente il Museo delle collezioni cittadine, un ampio percorso espositivo che attraverso opere d’arte, fotografie, cimeli e reperti archeologici, racconta l’evoluzione storica e culturale di Livorno, dalle sue origini fino all’epoca attuale.

Come evento di grande importanza per il futuro della città e dei suoi cittadini, l’apertura del museo, prevista per le ore 17.30, sarà accompagnata da una festa di musica, danza e teatro; un’unica azione scenica interpretata da linguaggi diversi ma mossa da un’unica fonte d’ispirazione: l”amore per la città. L’Amministrazione Comunale ha voluto salutare l’apertura di questo nuovo spazio pieno di meraviglie con tante persone, proprio a sottolineare il ruolo che il museo riveste nel contesto cittadino: un bene che appartiene all’intera comunità.

Ci saranno i bambini dei laboratori del teatro Goldoni e del Nuovo teatro delle Commedie, che si esibiranno in una performance urbana ispirata ai concetti di accoglienza e condivisione propri della storia di Livorno, ma anche le corali liriche cittadine al gran completo e i cori gospel, che hanno accettato con slancio e passione, la sfida di cantare brani lontani dalla loro tradizione vocale. Gli uni e gli altri si cimenteranno infatti in pubblico per la prima volta in un brano della Cavalleria Rusticana e in una canzone di Piero Ciampi. Insieme a loro un interprete livornese di grande talento, Bobo Rondelli. E poi in una festa dedicata a Livorno, alla sua storia e al suo futuro non potevano mancare i versi del grande Giorgio Caproni e di Giorgio Fontanelli affidati alle voci degli attori del centro Artistico ”Il Grattacielo”.

Tutto questo si svolgerà nello spazio antistante l’ingresso del Museo, in piazza del Luogo Pio . Alle ore 18 il saluto delle autorità e il taglio del nastro. La festa proseguirà all’interno dove è prevista una performance di danza site specific a cura della Compagnia Virgilio Sieni e l’esibizione musicale del Quasibarocco Ensemble dell”Istituto Musicale. Ad accogliere la cittadinanza nell’area reception dei Bottini dell”Olio una grande installazione floreale a cura del Garden Club Livorno.

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Al Goldoni si parla di libertà con La Donna di Siviglia

Al Goldoni si parla di libertà con La Donna di Siviglia

Dal 25 gennaio al 1 febbraio, al Teatro Goldoni, la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e Venti Lucenti presentano La Donna di Siviglia: un nuovo allestimento con la regia di Manu Lalli e la direzione di Giuseppe La Malfa. Nove le recite, di cui cinque riservate alle scuole.

È necessario uno spettacolo emozionante e coinvolgente per raccontare la storia della bella sigaraia di Bizet: una storia sulla quale è bene che la comunità di interroghi perché affronta argomenti come l’identità di genere e la violenza, la diversità e il nomadismo culturale quali condizioni naturali dell’individuo. La “nostra Carmen”, infatti, è una donna libera che parla di libertà e che diventa, nel corso dello spettacolo, il simbolo di tutte le persone che nel tempo e nella storia hanno combattuto con tutte le loro forze per la loro indipendenza.

Afferma la regista Manu Lalli: “Cosa volete sapere? Chi è la Carmencita? Ma voi non potete sapere chi è! Nessuno lo sa. Perché forse Carmen non esiste. È solo una figura di donna alla quale l’autore ha messo addosso un vestito di sogni nella speranza di incontrarla. […] Carmen è un ombra, l’illusione di una femminilità immaginata dagli uomini. […] È libera, Carmen e non ha paura, Carmen è nomade, viaggia, si sposta, non perde nulla perché non ha nulla e fino alla fine difende la sua libertà. La libertà di tutti, la libertà di scegliere. […]  Ed è proprio questo carattere che la fa diventare così simile ad un’eroina tragica, che al pari di Medea, smuove nel nostro ventre una discordia che non sappiamo comprendere. Dalla Carmen si esce con delle domande non con delle risposte. Lei è un eroina moderna, viva. […] Ed ecco allora la nostra Donna di Siviglia che comincia quando la storia è già finita, con un Mérimée, che cerca di scoprire chi sia stata la fascinosa sigaraia, e due zingari che raccontano evocando questa storia tragica e violenta, travestita da storia d’amore”.

Attori e cantanti compariranno sulla scena come una carovana di gitani che intende, come ogni sera, raccontare e raccontarsi la vicenda della storia di Don José e Carmen; sullo sfondo una Spagna senza tempo e selvaggia, rappresentata dalle scene di Daniele Leone realizzate dal Laboratorio scenografico della Fondazione Maggio Musicale Fiorentino e dai costumi della Sartoria Venti Lucenti realizzati in collaborazione con la Sartoria della Fondazione Maggio Musicale Fiorentino, ma anche l’eterna lotta fra libertà e possesso, fra desiderio e fuga.

Nuovo capitolo dell’ormai più che decennale Progetto All’Opera, lo spettacolo La Donna di Siviglia, è il risultato del percorso di formazione teatrale e musicale del campo estivo teatrale lirico “All’Opera…in Campo”,  condotto da Venti Lucenti in sinergia con la Fondazione Maggio Musicale Fiorentino e giunto alla terza edizione. Sul palco, assieme a cantanti e attori professionisti, un centinaio di bambini che dallo scorso giugno hanno seguito una formazione corale,  curata dai maestri Andrea Sardi ed Ennio Clari, e teatrale che li ha trasformati in un coro di voci bianche che partecipa attivamente alle azioni sceniche dello spettacolo.

Una grande occasione per i giovanissimi  per avvicinarsi al mondo del teatro e del melodramma, un modo diverso per coinvolgere i giovani facendo loro percepire come la creazione di uno spettacolo o di un concerto siano il frutto di un lungo, meticoloso lavoro di preparazione e come la magia del teatro e l’incanto della musica, nascano  dallo studio, dall’applicazione e dalla concentrazione: un messaggio importante da trasmettere ai ragazzi che ogni giorno, a scuola, sono chiamati a questo impegno nel loro percorso formativo.

Hanno preso parte alla produzione dello spettacolo, nell’ambito dei progetti di alternanza scuola lavoro, anche gli studenti delle scuole superiori del Liceo Dante, dell’Istituto Elsa morante – Ginori Conti  e dei  Licei Artistici  Porta Roma e Leon Battista Alberti.

Per informazioni: www.operadifirenze.it

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