Toscana, Consiglio Regionale: “Rimuovere ministro Fontana”

Toscana, Consiglio Regionale: “Rimuovere ministro Fontana”

Per il ministro sarebbe possibile abrogare la legge Mancino, contro le discriminazioni etniche, razziali e religiose.

La Toscana chieda alla presidenza del Consiglio dei ministri la rimozione dall’incarico del ministro per la famiglia e le disabilità, Lorenzo Fontana, in seguito alle dichiarazioni da lui rilasciate in merito alla possibilità di abrogare la legge Mancino contro le discriminazioni razziali, etniche e religiose. E’ quanto chiede una mozione Pd, di Alessandra Nardini, Leonardo Marras ed Elisabatta Meucci, approvata oggi a maggioranza dal Consiglio regionale.

Illustrando il testo, Nardini ha spiegato che “le dichiarazioni rilasciate da Fontana sono incompatibili con il ruolo di chi ha giurato di servire la Costituzione”, sottolineando che “negli ultimi tempi, si assiste a rigurgiti nazifascisti davanti ai quali non si deve abbassare la guardia”.

Nel corso del dibattito, annunciando voto favorevole, hanno chiesto di sottoscrivere la mozione anche Tommaso Fattori (capogruppo Sì Toscana a sinistra) e Monica Pecori (Gruppo Misto). Contraria la capogruppo della Lega Elisa Montemagni: “L’atto – ha detto – affronta un argomento che non è di competenza regionale, mentre c’è bisogno di parlare dei problemi che affliggono i cittadini toscani”.

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La Toscana dice ‘no’ al Cpr a Coltano

La Toscana dice ‘no’ al Cpr a Coltano

“Mai un lager a Coltano, né altrove in Toscana. La mobilitazione messa in campo in queste settimane dopo l’annuncio del ministro Salvini di aprire un Cpr a Coltano con il gravissimo via libera da parte del sindaco Conti inizia a dare i primi risultati”.

Lo afferma in una nota il capogruppo di Diritti in comune, Ciccio Auletta, dopo l’approvazione in consiglio regionale della mozione contro l’apertura di un Cpr in Toscana presentata dai consiglieri di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti.

“E’ una nostra prima vittoria – prosegue Auletta – in quanto la Regione Toscana afferma la propria contrarietà, senza se e senza ma, ai Centri permanenti per il Rimpatrio, orribili luoghi di detenzione per persone la cui unica colpa è non avere un permesso di soggiorno. La mozione approvata dal Consiglio regionale, anche con i voti del Pd e del M5S, impegna la Giunta regionale a confermare la propria contrarietà rispetto all’apertura di un centro per il rimpatrio nel territorio della Regione”.

Soddisfatti anche Fattori e Sarti: “In quei posti finiscono normalissime persone, provenienti da paesi extra Ue, che vengono detenute pur non avendo compiuto alcun reato penale solo perché presenti irregolarmente nel nostro paese: una forma incivile di detenzione amministrativa. E ci finiscono perché da anni è impossibile entrare legalmente in Italia, per cercare lavoro, oggi persino per studiare. Addirittura i ricongiungimenti familiari sono ostacolati dalla burocrazia e da costi esorbitanti”.

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Toscana, regionalismo differenziato: no a forme di autonomia che prevedano modifiche della Costituzione

Toscana, regionalismo differenziato: no a forme di autonomia che prevedano modifiche della Costituzione

No a forme di autonomia legislativa che comportino modifiche della Costituzione. Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza una risoluzione presentata da Tommaso Fattori e Paolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra), Serena Spinelli (Art.1-Mdp) e Monica Pecori (gruppo misto-Tpt). L’atto è stato approvato a maggioranza con il voto favorevole di Partito democratico, Art.1-Mdp, Sì-Toscana a sinistra e gruppo misto-Tpt, il voto contrario di Lega e Forza Italia, l’astensione del Movimento 5 stelle.

Il dibattito sul regionalismo si è concentrato, nella seduta di questa mattina, anche su una mozione della Lega, respinta dal  Consiglio Regionale della Toscana. La risoluzione impegna la Giunta ad attivarsi perché “non sia attuata nessuna forma di autonomia legislativa che va a modificare la Costituzione, minando i principi di uguaglianza, unità ed equità”. Nell’atto si chiede, di perseguire il “dettato costituzionale”, che prevede il coinvolgimento del Parlamento “nel processo della definizione dei termini delle eventuali intese” e non prevede, al contrario, “improprie procedure di delegazione legislativa che demandano al Governo e alle regioni e poi a commissioni paritetiche di natura tecnica”. la Giunta toscana dovrà attivarsi “nelle opportune sedi di confronto interistituzionale” anche per fare in modo che “si porti a compimento la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni in modo da garantire l’uniformità dei diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale”.

La mozione presentata dalla Lega, a firma dei consiglieri Marco Casucci, Elisa Montemagni, Jacopo Alberti e Roberto Biasci, intendeva invece impegnare il presidente della Giunta regionale ad applicare gli indirizzi politici deliberati dal Consiglio regionale con riferimento alle risoluzioni “sull’avvio delle procedure finalizzate all’attribuzione di condizioni particolari di autonomia” e sulle “proposte di regionalismo differenziato per la Toscana”. Si chiedeva poi di “riferire al Consiglio sulle azioni volte a garantire alla Toscana più autonomia e al presidente Rossi di limitare le esternazioni pubbliche sui provvedimenti in corso attivati da altre Regioni e finalizzati al raggiungimento di una maggiore autonomia legislativa su specifiche materie concordate sia con gli enti locali che con il Governo nazionale”.

Illustrando la mozione Marco Casucci (Lega) ha ribadito “il centralismo impedisce la piena attuazione delle autonomie e uccide sul nascere i meccanismi di autogoverno dei Comuni, dei territori e delle Regioni” e “non sono in discussione i valori della Nazione”.

“Siamo contro il regionalismo differenziato – ha detto Sarti – che avrebbe effetti devastanti su tutto il Paese sia sul fronte della salute che del territorio e dell’istruzione”. “Dobbiamo chiedere alla Giunta di fermare questa iniziativa”. Ricordando la risoluzione, Sarti chiede l’impegno alla Giunta “di portare a compimento la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni in modo di garantire l’uniformità dei diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale”.

Anche Spinelli ha ribadito la sua contrarietà alla mozione. “Chiedono anche che le risorse che dovrebbero essere stanziate siano definite non sulla base delle necessità territoriali, dell’anzianità, della maggiore disabilità, di aree disagiate o periferiche ma sulla base di un gettito fiscale, praticamente i diritti si misurano sulla base della ricchezza che produciamo, una cosa terribile”.

“No a qualsiasi proposta di regionalismo – ha detto Pecori – soprattutto che parta dalla Toscana e quindi sicuramente no alla proposta della Lega. Dobbiamo pensare all’etica e alla morale”.

Elisabetta Meucci (Pd) ha sottolineato l’importanza dell’argomento “ritenuto dalla Toscana degno di essere approfondito” e ha confermato i contenuti della risoluzione del settembre 2018 con cui il Pd “ha manifestato la necessità di avviare il percorso che porta verso l’attuazione dell’art. 116, quella richiesta di autonomia speciale in alcune materie che consentono alla Regione di legiferare su settori importanti, valorizzando le specificità del nostro territorio”. Meucci ha ribadito il “Pd vuole arrivare ad un’autonomia differenziata ma che non incrini i principi costituzionali”.

“Il Movimento 5 Stelle – ha detto Giacomo Giannarelli – è a favore dell’autonomia regionale solo se è solidale e cooperativa, agendo sempre nel contesto costituzionale”. Il consigliere regionale ha aggiunto “questo tema non è la priorità della Regione Toscana, delle nostre imprese, del mondo del volontariato, dei cittadini.”

Elisa Montemagni (Lega) ha sottolineato l’importanza del tema. “Avvicinare le competenze ai cittadini – ha detto la capogruppo – significa gestire meglio e trovare soluzioni sul territorio”. “Il regionalismo differenziato è previsto dalla Costituzione” e “deve rappresentare una spinta per la Regione”.

Un “regionalista convinto” si è definito Fattori. “Però un conto è il regionalismo – ha detto – un conto è la silenziosa secessione delle aree ricche del Paese. Serve un regionalismo virtuoso, intelligente e solidale che riduca gli squilibri territoriali”.

Leonardo Marras (Pd) ha ricordato l’approccio della Toscana al dibattito sul regionalismo differenziato con il duplice l’obbiettivo di “evitare il rischio che la differenziazione producesse diseguaglianze” e che “l’autonomia potesse alleggerire lo Stato dal punto di vista dell’intervento solidale a cui è chiamato”. “Con la ricetta del regionalismo fai da te – ha concluso il capogruppo – si rischiano storture e approssimazioni pericolose, le riflessioni, invece che chiedono al Parlamento di occuparsene sono giuste. La risoluzione rispetta il percorso fatto in Consiglio regionale”.

Delusione da Marco Casucci “si sta perdendo una grande occasione – ha detto – così si resta al palo”.

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Fattori (Sì-Toscana a Sinistra): Agroecologia è possibile

Fattori (Sì-Toscana a Sinistra): Agroecologia è possibile

Presentata mozione in Consiglio regionale. Tommaso Fattori, capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra chiede incentivi economici mirati alla limitazione e all’eliminazione dei pesticidi e alla transizione verso l’agroecologia.

“L’ultimo report Arpat nel pistoiese dimostra l’inasprimento dell’inquinamento da glifosato e altre sostanze dannose per la salute e l’ambiente, che hanno ormai invaso le acque superficiali e stanno intaccando anche quelle sotterranee. Un’alternativa per rendere sostenibile il settore florovivaistico è possibile, per questo chiediamo alla Regione Toscana di intraprendere tutte le misure necessarie nell’interesse della nostra salute, dell’ambiente ma anche del futuro produttivo di queste imprese”. Il capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori, illustra così la mozione, presentata in Consiglio regionale, che propone interventi e misure per favorire la transizione ad un florovivaismo sostenibile.

“Pensiamo – continua Fattori- a incentivi economici mirati alla limitazione e all’eliminazione dei pesticidi e alla transizione verso l’agroecologia. Chiediamo di incrementare l’azione di controllo delle disposizioni di salvaguardia previste nei regolamenti comunali. E devono essere promosse tutte le azioni finalizzate al recupero delle acque d’innaffiatura, ribadendo anche l’urgenza di modificare la disciplina delle acque di dilavamento della vasetteria su terreni diserbati o su superfici impermeabili”.

“Migliaia di residenti e centinaia di bambini, anche delle scuole elementari, vivono sotto l’assedio di un nemico purtroppo sottovalutato e spesso rimosso – conclude Fattori. In 9 stazioni delle 16 totali monitorate da Arpat, le acque superficiali contengono pesticidi totali oltre i livelli di standard di qualità ambientale. Vi sono diffuse quantità di glifosato e del suo metabolita Ampa in 14 casi su 16. Contribuiscono in modo preponderante al valore dei pesticidi totali vari erbicidi. Ma oltre agli erbicidi, il superamento degli standard di qualità per singolo principio attivo è stato determinato anche da svariati fungicidi e insetticidi”.

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Sarti (Sì Toscana): ‘Preoccupato per salute detenuti a S. Gimignano’

Sarti (Sì Toscana): ‘Preoccupato per salute detenuti a S. Gimignano’

Preoccupazione “per la gestione complessiva del carcere di San Gimignano (Siena), in particolare dal punto di vista della tutela della salute dei detenuti.”

Preoccupazione “per la gestione complessiva del carcere di San Gimignano (Siena), in particolare dal punto di vista della tutela della salute dei detenuti. La nuova direzione ha adottato metodi che rischiano di aumentare la loro esasperazione e limitazioni che interferiscono in particolare con le cure nel carcere, vedi la possibilità di accesso alle visite specialistiche negli ospedali del Senese”. Lo afferma il consigliere regionale di Sì Toscana a sinistra Paolo Sarti che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo nella casa di reclusione.

Sarti e il capogruppo di Sì Toscana a sinistra Tommaso Fattori, spiega una nota, annunciano un’interrogazione “per sapere se l’assessore Stefania Saccardi intenda intervenire per migliorare la situazione tesa fra Asl e direzione dell’istituto. “Il personale sanitario, che di per sé sarebbe sufficiente, lavora in condizioni difficilissime – sottolinea Sarti -, dovendo rispettare direttive poco conciliabili con le effettive necessità di cura. Le criticità, apprese durante il sopralluogo effettuato di recente, riguarderebbero soprattutto l’interferenza della direzione nel giudizio sui casi meritevoli di invio al pronto soccorso, limitazioni nell’individuazione dei presidi sanitari di riferimento e la carenza di mezzi di trasposto al momento della necessità. Capita continuamente, di conseguenza, che le visite specialistiche slittino di sei mesi in sei mesi, con tempi di attesa che raggiungono i mille giorni”.

Per Sarti, “a quanto pare è in atto una sorta di pugno di ferro tra direzione carceraria, detenuti e soggetti ‘esterni’ presenti nella struttura che serve solo a inasprire il clima”.

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