Panificio Toscano: incontro con sindacati per assunzioni

Panificio Toscano: incontro con sindacati per assunzioni

Il percorso avviato dal Panificio Toscano per arrivare all’assunzione dei lavoratori della Cooperativa Giano prosegue e questa mattina ( 6 settembre 2018) si è svolto un incontro con le organizzazioni sindacali. L’azienda ha ribadito la volontà di procedere all’assunzione dei soci lavoratori della Cooperativa Giano e a tal fine di avviare una trattativa con la Cooperativa per tutte le questioni attinenti ai rapporti contrattuali.

Alle rappresentanze sindacali presenti (UIL, CGIL, SiCobas) all’incontro con il Panificio Toscano, è stata data notizie dell’immediato avvio della procedura (prevista dall’articolo 47 legge 428/1990). I rappresentanti SiCobas hanno posto come pregiudiziale la revoca dei licenziamenti di due lavoratori effettuati dalla Cooperativa Giano, in tempi e per ragioni che niente hanno a che fare con la trattativa in corso.

A tal proposito il Panificio Toscano osserva che la questione dei soci esclusi e licenziati riguarda la Cooperativa Giano, ma fa presente che qualora la maggioranza dei soci lavoratori della Cooperativa si esprima in senso favorevole alla riammissione dei soci espulsi, agirà di conseguenza dando corso all’assunzione . Invita pertanto Cooperativa Giano ad attivarsi per le consultazioni del caso.

L’azienda si augura infine che vista l’importanza della fase che si è aperta ci possa essere da parte di tutti il massimo senso di responsabilità agevolando così il processo in corso, nell’interesse comune di azienda e lavoratori.

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Intesa Metrocittà-Sindacati sugli Appalti

Intesa Metrocittà-Sindacati sugli Appalti

🔈Firenze, il Sindaco della Città Metropolitana Dario Nardella, il consigliere della Metrocittà delegato al Lavoro Marco Semplici, Paola Galgani e Bernardo Marasco (Camera del Lavoro), Paola Vecchiarino (Uil) e Roberto Pistonina (Cisl), hanno illustrato stamani i contenuti di un protocollo d’intesa tra Città Metropolitana e organizzazioni sindacali territoriali Cgil Cisl e Uil di Firenze in materia di appalti pubblici, concessioni di lavori, forniture e servizi.

L’accordo è stato approvato dal Consiglio della Metrocittà e siglato dai rappresentanti delle varie parti. Con l’intesa approvata Metrocittà e sindacati si propongono di contrastare il ricorso al lavoro non di qualità, non rispettoso delle applicazioni dei contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali  di lavoro firmati dalle associazioni datoriali e dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale, oltre al rispetto e alla piena applicazione delle leggi in materia di lavoro e di salute e sicurezza come deterrente per la criminalità organizzata dal condizionare l’economia legale e del territorio e come incentivo ad un lavoro più sicuro.

Verrà instaurato un sistema di consultazioni continue tra l’amministrazione ed i sindacati per analizzare la programmazione degli appalti e valutare l’andamento degli appalti stessi nell’anno precedente.

Tra i principi fissati da protocollo vi è la clausola sociale (art. 50 codice dei contratti), l’applicazione per i lavoratori dei contratti collettivi di settore, il privilegio per l’offerta economicamente più vantaggiosa rispetto al criterio del prezzo più basso, una premialità per le imprese iscritte nella white list della prefettura (rating di legalità), l’applicazione dell’art. 30 del Codice dei contratti (l’amministrazione può sostituire all’impresa inadempiente nel pagare gli stipendi dei lavoratori), il contrasto al lavoro irregolare con i controlli fatti anche per mezzo della cassa edile prima di effettuare i pagamenti”.

La giurisprudenza di riferimento è in particolare data dal “Codice dei contratti pubblici”, intervenuto proprio per disciplinare gli interventi di contrasto all’illegalità delle procedure e delle attività oggetto di appalti pubblici, e la legge 6 novembre 2012, n. 190, recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” che stabilisce che le stazioni appaltanti possono prevedere negli avvisi, bandi di gara o lettere di invito, che il mancato rispetto delle clausole contenute nei protocolli di legalità o nei patti di integrità costituisce causa di esclusione dalla gara.

Gimmy Tranquillo ha intervistato il consigliere della Metrocittà Marco Semplici:

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Incidenti sul lavoro: ‘basta morti in cava’, corteo a Carrara 

Incidenti sul lavoro: ‘basta morti in cava’, corteo a Carrara 

‘Basta morti sul lavoro’: dietro questo striscione circa 800 lavoratori hanno sfilato stamani per le strade di Carrara (Massa Carrara) per reclamare più sicurezza nelle cave di marmo.

Dopo l’incidente mortale accaduto venerdì scorso, in cui ha perso la vita Luciano Pampana, 58 anni, originario di Viterbo, schiacciato da una ruspa, il corteo organizzato stamattina dai lavoratori delle cave ha voluto essere un segno di opposizione alla negligenza circa le più basilari norme di sicurezza sul lavoro.

La manifestazione  è coincisa con lo sciopero generale di 8 ore per la giornata di oggi, proclamato dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil.
In un documento congiunto i sindacati sostengono che “non si può più assistere a tragedie come quella di venerdì, non è la fatalità ma ancora il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza. Le cave che non rispettano e non fanno rispettare le norme di sicurezza devono essere fermate. Serve il rispetto della legalità anche in relazione alla correttezza delle procedure amministrative e il nostro compito è quello di combattere lo sfruttamento e la negazione dei diritti dei lavoratori”.
A Massa Carrara operano nel settore lapideo 1.765 addetti in 173 aziende. Negli ultimi 12 anni, dal 2006 al 2018, si sono registrati undici incidenti mortali in cava. Sei di questi sono avvenuti tra il 2015 e il 2016. E si registrano anche 1200 infortuni, in pratica uno ogni due giorni.

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Incidenti sul lavoro: ‘basta morti in cava’, corteo a Carrara 

Incidenti sul lavoro: ‘basta morti in cava’, corteo a Carrara 

‘Basta morti sul lavoro’: dietro questo striscione circa 800 lavoratori hanno sfilato stamani per le strade di Carrara (Massa Carrara) per reclamare più sicurezza nelle cave di marmo.

Dopo l’incidente mortale accaduto venerdì scorso, in cui ha perso la vita Luciano Pampana, 58 anni, originario di Viterbo, schiacciato da una ruspa, il corteo organizzato stamattina dai lavoratori delle cave ha voluto essere un segno di opposizione alla negligenza circa le più basilari norme di sicurezza sul lavoro.

La manifestazione  è coincisa con lo sciopero generale di 8 ore per la giornata di oggi, proclamato dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil.
In un documento congiunto i sindacati sostengono che “non si può più assistere a tragedie come quella di venerdì, non è la fatalità ma ancora il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza. Le cave che non rispettano e non fanno rispettare le norme di sicurezza devono essere fermate. Serve il rispetto della legalità anche in relazione alla correttezza delle procedure amministrative e il nostro compito è quello di combattere lo sfruttamento e la negazione dei diritti dei lavoratori”.
A Massa Carrara operano nel settore lapideo 1.765 addetti in 173 aziende. Negli ultimi 12 anni, dal 2006 al 2018, si sono registrati undici incidenti mortali in cava. Sei di questi sono avvenuti tra il 2015 e il 2016. E si registrano anche 1200 infortuni, in pratica uno ogni due giorni.

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Casa in Toscana: 1 sfratto ogni 479 famiglie, sindacati propongono 42 emendamenti alla pdl regionale

Casa in Toscana: 1 sfratto ogni 479 famiglie, sindacati propongono 42 emendamenti alla pdl regionale

Crollo dell’edilizia residenziale pubblica, 12mila richieste di sfratto, 2mila alloggi pubblici sfitti: in Toscana è emergenza casa, Cgil-Cisl-Uil e sindacati inquilini propongono 42 emendamenti alla proposta di legge regionale. Codice etico e corsi di formazione civica per gli inquilini contro l’aumento delle conflittualità

Ancora una volta i sindacati dei lavoratori CGIL, CISL, UIL, i sindacati degli inquilini SUNIA, SICET, UNIAT, Unione Inquilini, si ritrovano insieme nell’esprimere forti riserve riguardo la proposta di legge regionale sulla quale il consiglio regionale della Toscana si dovrà pronunciare nelle prossime settimane, che ridisegna le modalità di assegnazione di una casa popolare, definisce i canoni di affitto, le regole per la convivenza, permanenza nel sistema dell’edilizia pubblica e le modalità di gestione della stessa.

Attualmente, in Toscana sono presenti 5.916 fabbricati che contengono poco più di 49.700 alloggi di case popolari, abitate complessivamente da oltre 115,000 persone. Solo 256 sono gli alloggi occupati abusivamente e oltre 2000 rimangono ancora quelli sfitti, non assegnati in tempi celeri perché in corso di ristrutturazione (circa 300), o per la cronica mancanza di risorse necessarie alla ristrutturazione stessa. Sono oltre 26.000 le famiglie che hanno presentato presso i rispettivi comuni di residenza domanda per l’assegnazione di una casa popolare, ma solo il 4% di questi si vedrà effettivamente assegnato un alloggio dopo un tempo medio di attesa di circa sei anni. Da una media di mille fabbricati di edilizia pubblica costruiti in Toscana nel decennio 1990-2000 si e passati ai soli 157 dell’ultimo decennio e le previsioni non sembrano certo essere in controtendenza, anzi! Intanto, secondo gli ultimi dati disponibili, gli sfratti non accennano a diminuire con 12.109 richieste di sfratto, con 4.613 convalide di esecuzione da parte dei Tribunali e con 3.421 provvedimenti di sgombero forzato eseguiti con la forza pubblica. Uno sfratto ogni 479 famiglie, contro uno ogni 732 del livello nazionale.

“Le risposte che la Regione si appresta a dare con la revisione della legge appaiono  – sottolineano i sindacati – ancora una volta insufficienti a dare soddisfazione al crescente numero di famiglie toscane colpite da precarietà lavorativa e da una sempre più scarsa disponibilità di alloggi privati in affitto a canone sostenibile, soprattutto nelle grandi aree urbane. Anche questa volta la proposta di legge non prevede alcuna forma di finanziamento regionale costante del settore, ma si affida alle esigue e intermittenti risorse del governo nazionale di turno. Chiediamo invece che si reperiscano risorse anche dalla fiscalità generale regionale, mirando a colpire le rendite fondiarie esclusivamente speculative che stanno pesantemente condizionando in negativo il mercato della locazione ad uso di abitazione principale, in modo da consentire la predisposizione di un piano pluriennale di interventi per la ristrutturazione e conseguente assegnazione“in tempo reale” degli alloggi esistenti e per la costruzione di nuovi edifici, soprattutto nelle aree a più forte tensione abitativa. Preoccupa – aggiungono i confederali insieme ai sindacati degli inquilini –  una parte della legge che, se approvata, costringerà le famiglie che hanno redditi da lavoro e da pensione “normali”, ad uscire dal sistema delle case popolari perché considerate troppo ricche, o indurrà migliaia di inquilini non più giovani, rimasti soli per il naturale trasferimento o decesso dei familiari, a firmare una liberatoria al trasferimento in altro alloggio senza sapere né dove, né quando. In caso di rifiuto sarà previsto un aumento oltre il normale affitto di 56 euro al mese per ogni vano in più e la trasformazione del contratto di affitto da permanente a transitorio. Le ripercussioni sarebbero drammatiche, con le molteplici negative conseguenze di lasciare progressivamente gli alloggi quasi esclusivamente a famiglie con gravi disagi sociali, economici e socio-sanitari, ingenerando ghettizzazioni, conflittualità, abbandono, riducendo l’edilizia pubblica a “deposito” assistenziale e non più a strumento di emancipazione sociale e sostegno ai redditi delle famiglie. La razionalizzazione delle aziende di gestione del patrimonio di case popolari per conto dei Comuni proprietari le porterebbe da undici a tre, senza però avere in alcun modo chiaro quali saranno i benefici apportati da questo processo, tralasciando di fatto le reali esigenze di miglioramento del sistema di gestione come l’individuazione di una unica forma di contratto di servizio in modo da garantire prestazioni efficienti ed efficaci in maniera omogenea su tutto il territorio regionale, o come la destinazione degli utili prodotti dalle aziende da ridestinare obbligatoriamente solo al sistema di edilizia pubblica e non ad altre voci dei bilanci comunali come oggi quasi sempre avviene. La proposta sottovaluta anche il tema della coesione sociale, integrazione e rispetto delle regole di convivenza nelle case popolari. Il progressivo inserimento nel sistema dell’erp di famiglie con situazioni “delicate” seguite dai servizi sociali e sanitari, le diverse origini di provenienza e abitudini, stanno ingenerando un aumento delle conflittualità e delle intolleranze senza che le istituzioni preposte intervengano in caso di ripetute violazioni delle regole, con la conseguenza di alimentare il senso della certezza dell’impunità da un lato e dall’altro la rassegnazione e l’isolamento in chi, pur comportandosi correttamente, non trova risposte nelle istituzioni. A tal proposito, i sindacati prevedono l’ obbligo per tutti i componenti maggiorenni dei nuclei familiari a cui verranno assegnati alloggi popolari di impegni a sottoscrivere un codice etico di comportamento per la corretta convivenza frequentando corsi di formazione civica e informazione ad hoc, oltre a prevedere regolamenti operativi con tanto di sanzioni, per il cui rispetto e controllo dovrà essere impiegato personale adeguatamente formato”.

I sindacati di lavoratori CGIL, CISL, UIL e degli inquilini SUNIA, SICET, UNIAT, Unione Inquilini hanno presentato  oggi un corposo documento con ben 42 emendamenti di modifica sostanziale alla proposta regionale, che illustreranno nei prossimi giorni ai gruppi politici che compongono il consiglio regionale e alle commissioni competenti, prevedendo allo stesso tempo iniziative di informazione e mobilitazione pubblica.

Maurizio Brotini, Cgil Toscana intervistato da Chiara Brilli

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