Pd: mille under 35 riuniti a Firenze su innovazione

Pd: mille under 35 riuniti a Firenze su innovazione

Più di mille giovani innovatori under 35 a Firenze oggi per l’evento di apertura del progetto nazionale “Hubble: lo spazio delle idee”, promosso dalla fondazione Cultura Democratica in collaborazione con i gruppi parlamentari Pd di Camera e Senato. L’evento comprende 25 tavoli tematici dove i giovani si confrontano con esponenti del mondo politico, accademico e dell’impresa, per elaborare idee e proposte per l’Italia e l”Europa in vista della nuova legislatura.

Una nuova piattaforma digitale dove talenti emergenti under 35 potranno creare spazi di confronto per sviluppare idee e proposte da veicolare alle Istituzioni: nasce #IOinnovo, l’app che unirà i giovani in una rete nazionale per organizzare eventi territoriali e renderli protagonisti della politica e dell’innovazione. Il portale, utilizzabile sia da pc che da smartphone, si ispira ad un modello di democrazia rappresentativa aperta. Non si tratta di un luogo di discussione, ma di un’infrastruttura dove ogni iscritto potrà creare il proprio profilo da innovatore. Ogni partecipante potrà essere geo-localizzato in una mappa dinamica a livello italiano e internazionale (per gli italiani all’estero) e connettersi con gli altri profili. A proporla sono oltre 1.000 innovatori under 35 riuniti oggi a Firenze per dare il via al progetto nazionale “Hubble: lo spazio delle idee”, promosso dalla Fondazione Cultura Democratica in collaborazione con i gruppi parlamentari Pd di Camera e Senato. Nel pomeriggio alla Fortezza da Basso interverrà anche il segretario del Pd Matteo Renzi.

Cultura Democratica, nata a Roma come associazione nel 2006, diventa Fondazione nel 2016. Attualmente è un think tank indipendente di area politico-culturale riformista che riunisce un network di circa 5.000 giovani innovatori under 35 in Italia e all’estero. Le attività che organizza promuovono rinnovamento nelle politiche pubbliche e sono finalizzate all’elaborazione di concrete proposte di innovazione legislativa come contributo delle nuove generazioni al percorso di riforme italiano ed europeo.

Le interviste raccolte da Gimmy Tranquillo

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Magherini: Appello conferma condanne, “Riccardo morto non per colpa propria”

Magherini: Appello conferma condanne, “Riccardo morto non per colpa propria”

Anche la corte di appello di Firenze condanna per omicidio colposo tre dei quattro carabinieri che la notte tra il 2 e 3 marzo 2014 intervennero in una strada di Firenze per fermare Riccardo Magherini, l’ex calciatore in preda a una crisi da alcol e cocaina e in piena agitazione per cui fu chiamato il 112. L’intervento si concluse con la morte del 40 enne fiorentino.

Ieri pomeriggio un collegio di tre giudici donne – presidente Maria Luisa Romagnoli, a latere Anna Favi e Paola Masi – ha ribadito la sentenza di primo grado del luglio 2016 nella sua sostanza: otto mesi a Vincenzo Corni, sette mesi ciascuno a Stefano Castellano e Agostino della Porta.

Restano assolte le due volontarie della Croce Rossa, Claudia Matta e Jannetta Mitrea. E rimane fra gli assolti un quarto carabiniere, non toccato dall’appello. Il pg Luigi Bocciolini aveva chiesto di alzare a un anno la condanna per tutti gli imputati. Tuttavia il suo appello come quello delle difese sono stati respinti, mantenendo così inalterata l’impostazione del primo giudizio.

Tuttavia, le tre giudici hanno inserito alcuni aspetti di novità. Intanto, è ricavabile dal dispositivo una redistribuzione del concorso concausale fra gli imputati (le motivazioni sono fra 90 giorni) nel determinare il decesso di Magherini: infatti la corte ha stabilito a carico dei tre carabinieri il pagamento di provvisionali risarcitorie che non c’erano in primo grado.

Sono 50.000 euro ciascuno ai genitori di Magherini, e al fratello, mentre altri 100.000 euro vanno al figlio minorenne. Inoltre la corte ha deciso la trasmissione di una copia degli atti al pubblico ministero affinché valuti nuove indagini relativamente al reato di abuso dei mezzi di contenzione: è la fase finale, quella che precede la morte, quando Magherini, in progressiva asfissia, viene tenuto fermo dai militari a terra; la famiglia ha rimarcato “anche con calci”.

Da qui potrebbe nascere un nuovo processo, che rimetterebbe in gioco le posizioni dei quattro carabinieri di pattuglia.   “E’ quello che volevamo”, hanno commentato Guido e Andrea Magherini, padre e fratello di Riccardo, “La sentenza di appello conferma le condanne ed esclude responsabilità di Riccardo nella propria morte, è quello che volevamo portare a suo figlio”.

“La corte ha accolto tutte le nostre richieste – ha detto l’avvocato Fabio Anselmo, parte civile per la famiglia Magherini – Anche se le provvisionali non ci restituiranno Riccardo, hanno un valore simbolico importante. Inoltre la sentenza ha escluso il contributo concausale di Riccardo nella sua morte: è morto per asfissia non per colpa propria”.

“Moderatamente soddisfatto”, si dice l’avvocato difensore dei carabinieri Francesco Maresca aggiungendo: “E’ una sentenza neutra che di fatto lascia le posizioni nello stesso modo in cui erano state sviluppate nel primo grado e che riequilibra il concorso di colpa. In verità mi aspettavo una posizione più netta, rimane la linea del primo grado di cui accolgo le lievi condanne ai tre carabinieri”.

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Morte Magherini: appello conferma condanne di 3 carabinieri

Morte Magherini: appello conferma condanne di 3 carabinieri

Confermata la sentenza di primo grado per omicidio colposo.

La corte d’appello di Firenze ha confermato nella sostanza la sentenza di primo grado con cui furono condannati tre carabinieri per omicidio colposo nella vicenda della morte di Riccardo Magherini, il 40enne deceduto in strada a Firenze durante un controllo la notte del 3 marzo 2014.
Condannati quindi i carabinieri Vincenzo Corni a 8 mesi, Stefano Castellano e Agostino della Porta a 7 mesi ciascuno. Restano assolte le due volontarie della Croce Rossa, Claudia Matta e Jannetta Mitrea.
Confermando la sentenza di primo grado, la corte d’appello ha respinto gli appelli del procuratore generale e degli imputati però, in parziale riforma, ha introdotto nella sua sentenza provvisionali risarcitorie a favore delle parti civili: i tre carabinieri sono stati quindi condannati a pagare 50.000 euro ciascuno ai genitori di Magherini e al fratello Andrea, mentre al figlio minorenne vanno 100.000 euro. Le provvisionali sono scattate in questo processo perché la corte di appello ha rivisto la redistribuzione del concorso causale nella morte di Magherini, con aggravio della responsabilità dei tre carabinieri. I militari devono anche pagare le spese processuali.
Inoltre la stessa corte di appello, in sentenza, ha stabilito che vada trasmessa copia degli atti al pubblico ministero per ulteriori approfondimenti, ed eventualmente per istruire un nuovo processo, relativi alla contestazione del reato di abuso dei mezzi di contenzione: in pratica si tratta della fase in cui Magherini, in piena crisi respiratoria e in agitazione, anche con asfissia, veniva bloccato a terra dai militari e, secondo quanto ha rimarcato la famiglia, colpito con calci. Il pm potrebbe aprire nuove indagini su questo pezzo.
“Abbiamo pianto di gioia, è quello che volevamo”, hanno commentato Guido e Andrea Magherini, padre e fratello di Riccardo Magherini, dopo la lettura del dispositivo: “La sentenza di appello conferma le condanne ed esclude responsabilità di Riccardo nella propria morte, è quello che volevamo portare a suo figlio”.
“La corte ha accolto tutte le nostre richieste, tutte le statuizioni civili a titolo di risarcimento – ha detto l’avvocato Fabio Anselmo, parte civile per la famiglia Magherini – Anche se le provvisionali non ci restituiranno Riccardo, hanno un valore simbolico importante. Inoltre la sentenza ha escluso il contributo concausale di Riccardo nella sua morte: è morto per asfissia non per colpa propria. Ora aspettiamo le motivazioni”, che saranno fra 90 giorni.
“Moderatamente soddisfatto”, si dice l’avvocato difensore dei carabinieri Francesco Maresca aggiungendo: “É una sentenza neutra che di fatto lascia le posizioni nello stesso modo in cui erano state sviluppate nel primo grado e che riequilibra il concorso di colpa. In verità mi aspettavo una posizione più netta, rimane la linea del primo grado di cui accolgo le lievi condanne ai tre carabinieri”.

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Violenza: Nardella, non esiste caso Firenze ma è problema sociale

Violenza: Nardella, non esiste caso Firenze ma è problema sociale

I nuovi casi di molestie o violenze sessuali contro donne a Firenze, come la denuncia di stupro effettuata ieri da una studentessa Usa e la confessione su facebook di una giovane livornese che ha raccontato di essere stata pesantemente importunata da un branco di uomini ubriachi, “sono episodi gravissimi che ci colpiscono ogni volta, spero che servano quanto meno a scuotere la coscienza. Ma non c’è un caso Firenze, come qualcuno, per fare polemica, sostiene”. Lo ha detto oggi a Lady Radio il sindaco del capoluogo Dario Nardella.

“Non c’e’ un caso Firenze – ha ribadito il sindaco – purtroppo c’e’ un caso Italia, perché come ha detto una recente ricerca dell’Istat, una donna su 3 ha dichiarato di essere stata almeno una volta violentata da un uomo. Non possiamo essere così ingenui da pensare che quello che succede alle donne succede solo nella nostra città perché c’è un problema sociale. Quanto avviene invece è molto diffuso, soprattutto nelle grandi città”.

Secondo il sindaco, per contrastare il fenomeno, “da un lato dobbiamo lavorare sui controlli sulla repressione, sul consumo di alcolici, che rendono gli uomini e le donne molto vulnerabili. Due anni fa abbiamo proibito la vendita di alcool da asporto dopo le 21. Abbiamo chiuso tanti locali, anche con la motivazione della vendita dell’alcol ai minorenni, abbiamo fatto accordi con gli esercenti perché si dotino di steward. Poi bisogna lavorare sull’educazione, sul rispetto delle norme: se c’e’ un abuso così vasto per l’alcool è evidente che c’è un problema sociale”.

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Firenze: molestata da venti giovani ubriachi, venditore di rose la salva

Firenze: molestata da venti giovani ubriachi, venditore di rose la salva

Solo l’uomo interviene per aiutare giovane nel centro di Firenze. La ragazza ha poi ringraziato l’uomo pubblicamente su facebook.

Sarebbe stato un venditore di rose, di origine bengalese, a salvare una ragazza livornese che, durante una passeggiata in una strada del centro di Firenze, è stata accerchiata da un gruppo di ragazzi – “italiani”, dice – che prima scherzano e le chiedono un selfie poi, quando lei cerca di divincolarsi e andarsene chiudono il cerchio e iniziano a usare frasi violente e volgari, la strattonano e la invitano a passare la serata con loro. Solo l’intervento dell’uomo, Hossein, che riesce ad allontanare i giovani, “saranno stati 25 ragazzi, ubriachi”, e la porta via con sé. É il racconto che la giovane ha deciso di affidare al suo profilo di facebook dove ha postato anche un foto dell’uomo, “l’unica persona che è intervenuta”, dice.
“Daaai vieni con noi, ti facciamo divertire, 25 contro 1 si fa una bella serata…”, e poi altri insulti e altre volgarità postati dalla ragazza su fb.
“Ho deciso di scrivere cosa mi è accaduto – spiega ancora la ragazza nel post, spiegando che sarebbe avvenuto 3 giorni fa, alle 23,30 -, perché molti pensano che non ci sia bisogno del femminismo, dell’antisessismo, dell’integrazione, che in fondo quei ragazzi stessero solo scherzando, che sono ragazzate, che “gli stranieri a casa loro”, perché i media dicono che “lo straniero è cattivo” che la misoginia non esiste, che l’uomo e la donna sono uguali, che hanno gli stessi diritti e le stesse LIBERTÀ ecco noi sappiamo che non è così. Noi tutte dovremmo trovare la forza di dire ciò che ci accade, anche se proviamo vergogna, dobbiamo trovare il coraggio parlare, per essere solidali e per non abituarci a questa mentalità macista e per liberarcene”.
L’uomo, conclude il racconto, le ha offerto da bere e alcune cose da mangiare, oltre che i fazzoletti per asciugarsi le lacrime. “Se non ci fosse stato Hossein io stasera non potrei raccontare questa storia, non sapendo come ringraziarlo gli ho donato una mia fototessera in modo che si ricordasse sempre il volto della ragazza che ha salvato quella sera”.

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