Ceccarelli replica a sindacati: “Assegnazione casa popolare non è a vita, riforma Erp porterà più equità”

FIRENZE – "Per la riforma del sistema Erp non esiste ancora una proposta definitiva di testo unico. Sarebbe quindi ragionevole, per evitare allarmismi, aspettare tale proposta prima di pronunciarsi su di essa. Certo è che siamo molto aperti e democratici se pensiamo che da oltre un anno ci stiamo confrontando con tutti i soggetti interessati: sindacati, comuni e gestori. Ed è da questo confronto che trarremo il testo definitivo da avviare alla concertazione". A ribadire questo concetto è stato l'assessore regionale alla casa Vincenzo Ceccarelli dopo aver letto sulla stampa le prese di posizione dei sindacati degli inquilini contro la revisione delle norme che regolano il sistema Erp.

"Per la nostra riforma - ha detto Ceccarelli - ci siamo ispirati da alcuni principi ai quali non intendiamo rinunciare, quello dell'equità e della solidarietà. E mi sembrerebbe preoccupante se anche il sindacato non li condividesse. La casa popolare è uno strumento temporaneo per superare una fase di difficoltà nella quale si trova una famiglia. Non è pensabile che una volta assegnata la casa rimanga per sempre, anche se chi ha avuto l'assegnazione magari ha la fortuna di veder crescere i propri redditi e migliorare sensibilmente le proprie condizioni di vita. Già oggi esiste una soglia ISEE oltre la quale prevedere la decadenza dell'assegnazione, fissata a 33.000 euro, e che forse meriterebbe di essere abbassata lasciando comunque ai Comuni la valutazione finale sulla decadenza".

"Trovo inoltre inaccettabile - ha aggiunto  - l 'idea che chi ha condizioni più modeste, un reddito minimo o un familiare con disabilità, sia in automatico creatore di ‘ghetto'. Io credo che la dignità e la capacità di relazioni sociali non dipenda dal conto che uno ha in banca o dal lavoro che svolge. Certo siamo consapevoli delle difficoltà di integrazione che talvolta si creano e per questo nel testo unico prevederemo accorgimenti in questo senso, come ad esempio la figura del mediatore sociale e culturale nei condomini più grandi".

" Mi preoccupa – ha sottolineato Ceccarelli - pensare che la casa possa essere data o mantenuta in prevalenza a chi è in grado di pagare un affitto di 600/700 euro e invece non sia disponibile per chi si trova in difficoltà e non è in grado di permettersi un affitto assai inferiore. Noi abbiamo il dovere di pensare anche alle oltre 25.000 famiglie che hanno i requisiti per poter avere l'assegnazione di un alloggio e aspettano in graduatoria".

" Negli ultimi 10 anni – ha concluso - la Regione ha investito circa 400 milioni in edilizia popolare ed altri 100 li sta impegnando tra questo ed i prossimi due anni. Ci auguriamo che ci sia una presa di coscienza e che arrivino risorse anche dal Governo, perché la casa deve essere una priorità nazionale all'interno delle politiche di inclusione sociale. Tuttavia è impossibile pensare che in Toscana possano essere realizzati 25.000 nuovi alloggi popolari. Siamo dunque disponibilissimi al confronto e ad ascoltare tutte le proposte, comprese quelle dei sindacati, ma rifiutiamo ogni posizione corporativa".

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