Con l’album di Miles Kane torna la rubrica “Il Disco Della Settimana”

Con l’album di Miles Kane torna la rubrica “Il Disco Della Settimana”

Dal fondatore di Rascals e Last Shadow Puppets (con Alex Turner degli Arctic Monkeys) “Coup de Grace” è un bignamino del suono “british” degli ultimi decenni. Proprio qualche giorno fa Kane è stato nei nostri studi a presentare il disco.

Anticipato dal brano “Loaded” , Coup De Grace esce a cinque anni dall’ultimo lavoro solista Don’t Forget Who You Are e a due da Everything You’ve Come to Expect, con i Last Shadow Puppets. Il brano, di cui qui  potete vedere il video, è stata scritta da Kane insieme a Lana Del Rey e Jamie T.

(nella foto Miles Kane con Davide Agazzi e Giustina Terenzi negli studi di Controradio)

 

Così Indieforbunnies accoglie il disco:

Miles Kane è sicuramente uno dei più influenti alfieri della scena mod-revival degli anni 2000 (e non a caso testimonial per Fred Perry), chitarrista dei Little Flames agli albori, frontman dei The Rascals poi, prima di intraprendere una fortunata carriera personale tra dischi in proprio e la celebre collaborazione con Alex Turner con il progetto The Last Shadow Puppets.Questo album, terzo da solista in studio, esce dopo ben 5 anni dal precedente, visto e considerato anche l’importante intramezzo con i richiamati Puppets. Il titolo è da ricondurre al mondo del Wrestling (una delle sue fiction preferite, a detta dello stesso Kane), nello specifico alla mossa finale dell’irlandese Finn Bálor.Kane attinge da decenni di rock di matrice albionica, sia nelle sue vesti più punk, come in quelle più beatlesiane o più glam, senza timore di peccare di scarsa innovatività, fantasia ed eccessivo conformismo. Con tanta sicurezza di sé, tanto istrionismo, parecchia sfacciataggine, senza paura di avere tutta la luce dei riflettori puntata addosso.Si va così dai ritmi indiavolati di “Too Little Too Late” a “Cry On My Guitar”, una cometa glitterata proveniente dalla galassia Bolan/T-Rex, per proseguire con “Loaded” (scritta con Lana Del Rey) che è una “I Am The Walrus” rivestita, ed avanti con la title track “Coup de Grace” con basso e chitarre superfunk e momenti più synth pop à la Bronski Beat; i pezzi che annoverano la collaborazione di Jamie T (“Killing The Joke” e “The Wrong Side of Life”) riportano il tutto in una dimensione più calma, soul e melodica, che contraddistingue anche la chiusura con “Shavambacu”, con i suoi riff e piano quasi spettrali ed eleganti.Certo, il lavoro non brilla per originalità né melodica, né strumentale, tantomeno compositiva: ma l’immagine che “Coup de Grace” ci lascia è quella che il 32enne del Merseyside non stia né scappando, né rincorrendo, bensì sia perfettamente a proprio agio sulla strada che sta percorrendo.Viene quindi da chiedersi: è davvero Miles Kane il più credibile erede di Paul Weller?”

Questa l’opinione di Debaser:

“Al terzo tentativo in solitaria (dopo le ormai datate esperienze con The Little Flames e The Rascals, senza contare l’arcinoto progetto The Last Shadow Puppets con il ben più in vista Alex Turner), Miles Kane fa centro pieno e confeziona il suo miglior lavoro tra i tre già pubblicati . “Coup De Grace” (Kane l’ha battezzato così ispirandosi ad una mossa del suo wrestler preferito Finn Balor, che compare anche nel videoclip del singolo “Cry On My Guitar”) nasce da una lavorazione molto travagliata, interrotta da due importanti stop: il primo è stato nel 2015, quando l’amico Alex l’ha richiamato alle armi per registrare il secondo disco del side project sopracitato. Il secondo, invece, è derivato da un pesante “blocco dello scrittore” in seguito alla chiusura di un’importante storia d’amore (tanto da aver spinto il cantautore a definire questo nuovo disco il suo “break-up album in stile Adele”). E’ servito l’incontro con un altro cantautore inglese, Jamie T, per far scoccare di nuovo la scintilla e far sì che Kane ripartisse a spron battuto. Con il nuovo partner di scrittura che co-firma sette dei dieci pezzi in scaletta, il progetto riparte ed arriva a compimento grazie all’aiuto di altri amici (i componenti dei Mini Mansions Zach Dawes e Tyler Parkford, Loren Humphrey dei Guards e addirittura Lana Del Rey, co-autrice del lead single “Loaded”). Per quanti si tratti di un dichiarato break-up album, il tono dei pezzi non è affatto dimesso o rasegnato; anzi, siamo di fronte al più rockeggiante dei tre dischi sinora proposti dal buon Miles. I pezzi più tirati sono molto aggressivi e frullano insieme Buzzcocks, The Libertines, e i primissimi Supergrass, in un vortice di chitarre taglienti e ritmi serratissimi (“Too Little Too Late”, “Cold Light Of Day”, “Silverscreen” – quasi stoner – , “The Wrong Side Of Life” – originale e blueseggiante – , “Something To Rely On”). I ritmi rallentano solo nella languida “Killing The Joke”, che recupera gli ingiustamente dimenticati Oasis di “Standing On The Shoulder Of Giants”, e nei delicati rintocchi di piano della chiusura “Shavambacu”, mentre il gioco delle citazioni negli altri pezzi si fa divertente e sapientemente dosato (Marc Bolan nella strepitosa “Cry On My Guitar”, gli ultimi Red Hot Chili Peppers nel succitato singolo “Loaded”, un Bowie strafatto di funky nella bella titletrack). Laddove Turner con l’ultimo disco dei suoi Monkeys si è divertito a citare il passato per guardare al futuro, Kane si ferma alla prima fase e gioca alla rockstar con un piglio ed un talento davvero coinvolgenti. Cita senza scimmiottare, ma facendo proprie le caratteristiche di ogni singolo pezzo, andando a creare un disco azzeccato, fresco e compiuto. Una delle grandi sorprese di questa annata.”

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