Cultura, Barni “Un marchio unico per la promozione della Toscana”

Pubblichiamo l'intervista di Simona Poli di Repubblica a Monica Barni, vicepresidente della Regione Toscana e assessore alla cultura, università e ricerca.
 
Nella squadra di Rossi Monica Barni entra un mese e mezzo dopo gli altri assessori. Con tre deleghe importanti, cultura, università e ricerca. Una nomina "al rallentatore", che è rimasta sospesa nell'aria, anche se il nome ormai lo sapevano tutti. Fare il suo ingresso in giunta alla vigilia di Ferragosto non la imbarazza, anzi: «Durante questo periodo in cui tanti sono in ferie avrò modo di studiare e prepararmi bene per "gli esami di settembre" che mi aspettano», scherza. «Perché Rossi mi avrebbe scelta? Non saprei dirlo, ci eravamo visti giusto un paio di volte quando era venuto a Siena a visitare l'Università per gli Stranieri di cui ero rettore. Probabilmente stava cercando una donna che potesse rappresentare quel mondo e che avesse un profilo non strettamente politico».
 
I due ancora non hanno discusso né di programmi né di budget, lo faranno al ritorno del governatore dalle ferie. Oggi però Barni farà la sua prima riunione con i dirigenti del dipartimento e si farà consegnare i dossier più urgenti. «Già adesso ho la scrivania sepolta di carte, voglio riuscire a documentarmi e a farmi un'idea di ciò che è stato fatto finora». A capo della sua segreteria Barni ha voluto Rita Alfonsi, finora direttrice generale dell'Università per gli Stranieri.
 
A Roma il ministro dell'Istruzione è una sua collega. In Toscana l'assessore all'università è una docente. Qualcuno sostiene che chi ha esperienza diretta di un settore si lasci influenzare troppo dalla sua vita professionale. Che ne pensa?
«Stefania Giannini è molto brava, la conosco bene e la sento spesso, per me avere un riferimento così autorevole nel governo è un fatto positivo. E poi l'esperienza è un valore aggiunto, ho molto più timore della delega alla cultura che di quella alla ricerca».
 
Partiamo dall'università allora. Con quali obiettivi si muoverà? 
«La sfida più grande sarà quella di mettere in collegamento le mie deleghe, che sono profondamente intrecciate tra loro. li tema dell'innovazione e della formazione superiore devono stare insieme, si tratta di creare conoscenza e capitale umano, la nostra vera e principale ricchezza». 
 
Eppure i bilanci degli atenei sono spesso in bilico...
«Uno dei problemi maggiori con cui l'università deve fare i conti è quello del definanziamento, ormai da anni vengono ridotte le risorse, è una follia. Senza contare che si sono susseguite molte riforme e che l'università è il comparto che ha subìto più trasformazioni. Quei "privilegi" di cui tanti parlano sono una realtà marginalissima. Il sistema toscano in ogni caso va valorizzato, abbiamo molte eccellenze. E poi bisogna puntare sull'internazionalizzazione».
 
Più scambi con l'estero insomma? 
«Più scambi tra docenti e studenti, sì, a questo tengo particolarmente. E poi un investimento forte sulla lingua italiana, so per esperienza quanta offerta ci sia nel mondo per lo studio della nostra lingua e delle sue origini. Sarebbe un veicolo di promozione economica e di occupazione se riuscissimo a valorizzarla come merita».
 
La Crusca come altre istituzioni prestigiose, ha carenza di fondi e di organico. La Regione proprio quest'anno ha azzerato il finanziamento e ora l'Accademia è in ginocchio.
«Conosco bene la realtà della Crusca e farò il possibile per aiutarla. Ancora non so di quante risorse potrò disporre, devo avere le idee più chiare prima di prendere impegni. Rientra nel discorso che facevo sullo studio della lingua, così importante ed amata. Vale in campo culturale quello che vediamo in altri settori, dal turismo all'impresa ail'enogastronomia. Invece di fare sistema in Toscana abbiamo la tendenza a promuovere un marchio alla volta. In un mercato globale questo modello è fallimentare, la Toscana deve presentarsi come marchio unico, complessivo, portatore di valori culturali unici».
 
Altri prima di lei lo hanno detto ma non sono riusciti a cambiare il modello di consumo turistico-culturale.
«Parto con l'entusiasmo che deve accompagnare l'avvio di un nuovo incarico, spero di mantenere questo spirito per tutto il mandato. Ho capito lavorando all'estero che la Toscana deve marciare in modo unitario. Chiederò all'assessore al turismo di collaborare a creare una rete con offerte diversificate».

I commenti sono chiusi