Decreto su immigrazione, Bugli e Funaro: “Addio integrazione, ma anche la sicurezza non ci guadagna”

FIRENZE - "Letale per l'integrazione, che probabilmente era un obiettivo voluto, ma dannoso anche per la sicurezza". L'assessore all'immigrazione della Toscana Vittorio Bugli riassume così il decreto Salvini approvato a settembre dal Consiglio dei ministri, che nel più classico dei casi di eterogenesi dei fini potrebbe avere conseguenze ben diverse da quelle attese dallo stesso ministro che l'ha proposto, soprattutto se le norme che aboliscono di fatto la protezione umanitaria e ridefiniscono compiti di centri di accoglienza e Sprar saranno confermate tali e quali in sede di conversione in Parlamento.  "L'intenzione purtroppo – annota Bugli – sembrerebbe quella. Alle obiezioni avanzate durante un incontro con il ministro ci fu detto di presentare delle controproposte, cosa che abbiamo fatto la scorsa settimana. Non mi sembra per ora che, visto l'iter in Parlamento, che ci sia la volontà di accettarle. Spero che questi spazi vengano trovati".

E così, se niente cambierà rispetto alla scrittura del decreto, più di cinquemila persone, delle 11 mila  presenti in Toscana nei centri di accoglienza straordinaria e negli Sprar, rischiano di trovarsi in una condizione di irregolarità e quindi senza poter avere accesso ad alcun tipo di servizio di accoglienza e supporto all'integrazione, né tanto meno lavorare in modo regolare: oltre tremila solo per l'abolizione delle protezione umanitaria.  L'impatto possibile del provvedimento - "una stima ma realistica" – è stato spiegato oggi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione, dall'assessore all'immigrazione Vittorio Bugli e la collega del Comune di Firenze Sara Funaro, responsabile immigrazione per Anci Toscana.

"Noi siamo per l'integrazione – ribadiscono i due -. Ma forse, anche chi la pensa diversamente, avrebbe dovuto prima verificare che il meccanismo dei rimpatri, quattrocento al mese in tutta Italia oggi, fosse in grado di far fronte ai numeri, immediati, che il provvedimento creerà".  Ci saranno in Toscana tra le cinquemila e le seimila persone, compresi chi avrebbe comunque ricevuto un diniego anche con le attuali norme, che non saranno più nelle strutture e non saranno più soggetti ad alcun supporto. "Finiranno in una zona grigia, lasciati allo sbando: senza protezione per loro e senza sicurezza per le comunità – raccontano Bugli e Funaro -  Si tratta di un impatto negativo e preoccupante". "Un rischio – si sofferma l'assessore regionale – che non ci possiamo permettere. L'immigrazione è un fenomeno strutturale, non legata ad un'emergenza. Il tema dell'accoglienza va per questo gestito con la testa e non con la pancia".   

Quando una persona straniera entra in Italia, non importa se legalmente o meno, ha diritto a fare richiesta di protezione internazionale allo Stato italiano. La domanda viene poi esaminata dalla Commissione territoriale competente che, dopo apposita audizione, decide se concedere o meno la protezione internazionale, che poteva prendere due forme: l'asilo politico – cioè lo status di rifugiato – e la protezione sussidiaria, tutte e due contemplate dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Fino ad oggi a queste si aggiungeva la protezione umanitaria, una forma di tutela introdotta in Italia nel 1998 con permessi da sei mesi a due anni rinnovabili, sancita anche dalla Costituzione.

Il decreto l'abolisce. Si demoliscono le politiche di integrazione e "il Cas – riflette Bugli – diventa ancor più un parcheggio di quello che è oggi, sancendo per legge che gli ospiti di quei centri devono stare lì, in attesa e senza fa nulla". Non si sa che fine faranno gli Sprar per i vulnerabili, oggi dedicati a chi fugge da una guerra e ne ha subito un forte trauma o che arriva con problemi psichici.   
Ma il provvedimento, visto l'annunciata riduzione delle quote per ciascun ospite, mina la sostenibilità economica  e le basi stesse del modello toscano di accoglienza diffusa, sperimentato fin dal 2011 dopo i primi sbarchi da Tunisia e Libia. "All'incontro con il ministro- spiega Bugli – l'ho fatto presente e mi sembra che vi fosse una condivisione. Spero che si traduca in atti". 

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