E’ fiorentino il combattente dichiarato ucciso da Isis in Siria

E’ fiorentino il combattente dichiarato ucciso da Isis in Siria

L’Isis ha pubblicato la fotografia dei documenti di un italiano dichiarando di averlo ucciso durante una battaglia a Baghuz, in Siria. Lo riferisce il Site, il sito che monitora il jihadismo sul web. Secondo le foto dei documenti postate si tratterebbe di Lorenzo Orsetti, fiorentino,
nato nel 1986.

L’italiano Lorenzo Orsetti dichiarato ucciso dall’Isis nella Siria sud-orientale combatteva nelle file delle milizie curde Ypg, legate al Pkk turco, contro i jihadisti dello ”Stato islamico”. Lo affermano all’ANSA fonti militari curde a conferma di quanto riferito sui social network
e da media locali e internazionali. Orsetti era stato di recente intervistato da media italiani come un combattente volontario italiano a fianco dei curdi contro l’Isis.

La notizia della morte è stata confermata da fonti di sicurezza italiane. Secondo quanto si apprende, Orsetti si trovava a Baghuz, dove è in corso la battaglia contro le ultime sacche di resistenza dell’Isis: assieme al suo battaglione sarebbe caduto in un’imboscata e sarebbe rimasto ucciso nello scontro a fuoco.

A Orsetti riconducono i documenti pubblicati dall’Isis. Nome di battaglia Tekoser, combatteva a fianco dei curdi. L’anno scorso, mentre era impegnato a difendere la citta’
di Afrin dall’assedio di jihadisti e turchi era stato intervistato dal Corriere Fiorentino, al quale aveva ricordato di essere nato e cresciuto a Firenze e di aver “lavorato per 13 anni
nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda- ricorda Orsettiperche’ mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una societa’ piu’ giusta piu’ equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi e’ scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi”.
A chi gli chiedeva che cosa avrebbe fatto una volta tornato in Italia rispondeva: “Non mi preoccuperei troppo delle conseguenze (la legge Alfano punisce i foreign fighters, ndr). Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza. Siamo qua e qua resteremo fino all’ultimo. Un po’ perche’ non c’e’ nient’altro da fare, un po’ perche’ e’ la cosa giusta da fare. Combattiamo”.

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