Firenze e l’ ‘illusione’ della Storia

Firenze e l’ ‘illusione’ della Storia

Oggi sembra che qualsiasi tentativo di rimodellare la città debba cadere sotto la mannaia di una neoinquisizione storico-politico-architettonica che ha il culto dell’immutabilità e pertanto, paradossalmente si rende artefice di quella stessa museizzazione  che dice di voler combattere

La facciata del Duomo di Firenze è del 1883, quella di Santa Croce del 1863. Piazza della Repubblica fu realizzata tra il 1885 e il 1895, sul sito del foro Romano. Che poi era stato da sempre il luogo del mercato ‘nuovo’ e del Ghetto ebraico. Il palazzo delle Generali, in piazza Signoria, fu costruito nel 1871 al posto della sede dell’arte del cambio e della chiesa di Santa Cecilia. Questo solo per stare alle cose più recenti. Insomma: ciò che noi chiamiamo ‘passato’ e che veneriamo come vestigia di una mitica età dell’oro in realtà è spesso il risultato di trasformazioni molto recenti. Prosaicamente si direbbe dei ‘falsi’ storici, poiché, anche nello stile, riecheggiano epoche anteriori, plagiando estetiche ‘altre’.
Nei secoli le superfetazioni, i ‘cambiamenti d’uso’, le ristrutturazioni, le nuove funzioni, hanno via via trasformato dinamicamente il centro di Firenze rendendolo quello che è oggi. E che noi ci ostiniamo a chiamare ‘Rinascimento’, dando un nome esso stesso astratto ad un insieme talmente composito da meritare piuttosto il titolo di ‘eclettismo’, tante e tali sono le origini da cui prende luogo. .
Ciò non ha mai fatto scandalo. E’ naturale che le città si trasformino nel tempo. Sarebbe mostruoso il contrario: il ‘passato’ è sempre una costruzione contemporanea (cosa conservare, cosa cambiare, cosa valorizzare, come usare).
Solo oggi qualsiasi tentativo di rimodellare la città cade spesso sotto la mannaia di una Inquisizione storico-politico-architettonica che ha il culto dell’immutabilità e pertanto, paradossalmente si rende artefice di quella stessa museizzazione che dice di voler combattere.
Tener dietro ad un’idea immutabile della città è non solo un’istanza antistorica ma addirittura perversa. L’immobilismo in sostanza porta solo decadenza. E’ l’uso (con la manutenzione) che mantiene in vita le cose. Perché è la vita stessa che produce cambiamenti, e senza cambiamenti non c’è vita. Nemmeno per le architetture.
Non è immaginabile imbrigliare la contemporaneità nei parametri di un passato che non ritorna, giustamente, e che è esso stesso una costruzione dinamica ed artificiale. Essenzialmente finta nella sua genesi e nella sua produzione dialettica.
Nel cambiamento della città ci sta ovviamente anche il cambiamento delle funzioni. E il turismo (di massa) è oggi una di queste. Inutile far finta di no.
Possiamo e dobbiamo confrontarci con questo per non esserne travolti come è accaduto in altri posti. Ma dobbiamo ance sapere che proprio il turismo, se ben gestito, offre non solo ricchezza (anche culturale) ma addirittura l’occasione per preservare e tramandare l’identità del luogo e la sua tipicità.
L’alternativa è una scheletrizzazione della città storica, deprivata di quel soffio vitale che le trasforrma e dunque le tiene in vita.
Ricordiamocelo sempre, quando parliamo di Firenze.

Domenico Guarino

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