I primi passi dell’Italia di Mezzo: un patto per politiche condivise e servizi comuni

PERUGIA - Insieme è meglio per tutti. I presidenti di Toscana, Umbria e Marche sottoscrivono quello che loro stessi hanno definito oggi, scherzando con i giornalisti incontrati a Palazzo Donini a Perugia sotto un cielo piovigginoso,  "il patto del Sagrantino", vino rosso umbro con cui  hanno brindato a pranzo.

L'accordo a cui hanno dato il via libera è un doppio binario, con un occhio volto al presente e l'altro puntato un po' più avanti nel tempo, strabico come deve essere la politica. Subito al lavoro dunque per un progetto concreto di collaborazione tra le tre Regioni, che possa mettere insieme ad esempio centrali acquisti e enti pagatori, servizi e politiche di programmazione, la gestione dei fondi comunitari o la forza di tre economie a vantaggio di export, turismo e internazionalizzazione. Subito al lavoro insieme soprattutto in Europa, con un'alleanza che deve dare i primi frutti entro il 2018 quando l'Unione europea rivedrà la ripartizione dei fondi,  ma in parallelo un dibattito non astruso e che coinvolga dal basso le tre comunità, con lo sguardo volto più avanti e sapendo che in Italia si discute di rivedere i confini regionali, per iniziare a capire se una macroregione dalla Toscana all'Umbria alle Marche, una regione che si affaccerebbe su due mari, possa nascere e come la si possa costruire.

Oggi a Perugia l'Italia di Mezzo prefigurata dal presidente Rossi ha mosso i suoi primi passi concreti. Una macroregione da oltre sei milioni di abitanti, il 10 per cento di tutta Italia e con il 12 % del Pil nazionale. L'attende appunto un doppio percorso - "una riforma prima sostanziale che istituzionale" - ma è un percorso concreto, tant'è che i tre presidenti si sono impegnati  a presentare subito a gennaio, dopo l'approvazione dei bilanci, un documento ai rispettivi consigli regionali. Un testo breve, ma chiaro.

"Lavorare da subito insieme – spiega Rossi, che un mese fa aveva lanciato l'idea di un'alleanza tra le  tre regioni - vuol dire ad esempio gestire in modo coordinato i fondi comunitari o presentarsi con progetti condivisi all'Unione europea, dove se due regioni o meglio tre si presentano insieme sono subito ascoltate dal direttore generali". "Lavorare insieme – aggiunge - vuol dire fare squadra sull'internazionalizzazione o il turismo". In qualche caso si potrebbe anche partire domani, in altri servirà un passaggio nazionale. "Anche sull'agenda digitale (che significa migliori servizi e infrastrutture informatiche per cittadini e imprese ndr) i vantaggi potrebbero essere immediati" prosegue Rossi. E lo sottolinea anche il presidente delle Marche, Luca Ceriscioli. "Un piano unico per la banda ultra larga tra Umbria, Toscana e Marche ha evidentemente un peso diverso". "Migliori servizi e migliore proiezione internazionale  - ripete la presidente dell'Umbria, Catiuscia Marini, nel fare gli onori di casa – Sono questi gli obiettivi che guideranno la nostra scaletta di lavoro". Costi minori e magari qualche riverbero anche sull'occupazione. "Mettere al centro le persone – ribadiscono - senza per questo dover rinunciare a niente". Senza obblighi perché "siamo Regioni con i conti a posto", ma semplicemente convinti di far una cosa utile.

Sotto la volta affrescata della sala giunta di Palazzo Donini i tre presidenti parlano all'unisono, si citano e si prestano più volte le parole. Non emergono sfumature diverse. Una casa nuova, dicono, non si può che costruire su solide e buone fondamenta: inutile pensare ora ai comignoli. E le fondamenta si costruiscono lavorando su questioni concrete.

Il dibattito su un'unica macroregione, sottolineano, dovrà coinvolgere i consigli regionali ma anche il mondo delle imprese. Non dovrà essere una soluzione calata dall'alto né il frutto di un laboratorio a freddo. 

"Venti regioni in Italia penso che oggi siano troppe" confessa Rossi. "Intanto – prosegue, guardando all'oggi - si potrebbe da subito dar vita ad un'unica centrale acquisti per la sanità" dice Rossi. Una sanità  di tre regioni virtuose e tra i primi cinque posti della graduatoria nazionale. Artea, l'ente pagatore della Toscana, potrebbe svolgere lo stesso compito anche per Umbria e Marche, dove gli agricoltori e i destinatari dei contributi e fondi europei sono costretti adesso a tempi molto più lunghi dei toscani dovendosi affidare al ministero.

Di questo e di altre possibili declinazioni concrete i tre presidenti hanno parlato a tavola per un paio di ore, tra un antipasto di torta al testo e una tagliatella al tartufo. Un pranzo leggero, fitto di parole. E naturalmente hanno parlato anche di infrastrutture, a partire dall'incompiuta Grosseto-Fano su cui la prossima battaglia dovrà essere quella di farla rientrare tra i corridoi direttamente finanziati dall'Europa. "Ma per far questo – ricorda Rossi - occorre  presentarsi all'Europa uniti e con priorità condivise, Tre regioni insieme possono ottenere i miliardi comunitari per costruire il sottocorridoio mediterraneo Kiev-Lisbona passando da Ancona a Livorno fino alla Spagna: soldi per le strade ma anche per i porti".

"Ci uniscono la storia e l'economia, un'identità di paesaggio e l'agricoltura" conclude il presidente. Anche le imprese del settore della moda o della casa sono un tratto condiviso tra Toscana, Umbria e Marche.. "Ma abbiamo allo stesso tempo problemi comuni che possiamo affrontare insieme – rimarca – e da lì vogliamo partire": In attesa di quella casa nuova da costruire che, scherzano i tre presidenti,  non potrà che avere  sul tetto i coppi in cotto. 

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