Il mondo che non c’era, l’arte precolombiana fino a marzo 2016 al Museo Archeologico Nazionale

FIRENZE – Con la scoperta delle Americhe, crollò la visione di una realtà limitata al triangolo Roma-Grecia- Oriente e irruppe in tutta la sua sconvolgente novità Il mondo che non c'era, non a caso il titolo della mostra  promossa dal Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana-Museo Archeologico Nazionale, prodotta come mecenate da Ligabue SpA con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Firenze.

La mostra sull'arte precolombiana, aperta al pubblico dal 19 settembre al 6 marzo 2016 presso il Museo  Archeologico Nazionale di Firenze in piazza SS. Annunziata, presenta pezzi eccezionali e unici provenienti dalle collezioni medicee e da collezioni internazionali. Il nucleo centrale è formato da una vasta selezione di opere delle antiche culture americane – mai esposte prima d'ora – appartenenti alla Collezione Ligabue.

"Ospitare questo eccezionale evento conferma la Toscana come sede privilegiata di grandi eventi d'arte da tutto il mondo – ha affermato la vicepresidente e assessore alla cultura Monica Barni presentando stamani l'iniziativa insieme al soprindente regionale dei beni archeologici Andrea Pessina e la direttore del Polo museale toscano Stefano Casciu -. E mi preme in particolare sottolineare la capacità dimostrata nel costruire sistemi di collaborazione unici, che come nel caso odierno sono riusciti a mettere in campo una mostra davvero unica nel suo genere in meno di un anno".

A pochi mesi dalla sua scomparsa, questa mostra vuole essere anche un omaggio alla figura di Giancarlo Ligabue (1931- 2015) da parte del figlio Inti, che continua l'impegno nella ricerca culturale e scientifica e nella divulgazione, attraverso il Centro Studi fondato oltre 40 anni fa dal padre, paleontologo, studioso di archeologia e antropologia, esploratore, imprenditore illuminato, appassionato collezionista.

Oltre ad aver organizzato più di 130 spedizioni in tutti i continenti, partecipando personalmente agli scavi e alle esplorazioni - con ritrovamenti memorabili conservati ora nelle collezioni museali dei diversi paesi – Giancarlo Ligabue ha dato vita negli anni a un'importante collezione d'oggetti d'arte, provenienti da moltissime culture.

Una parte di questa collezione sarà il cuore della mostra, curata da Jacques Blazy (tra i membri del comitato scientifico, André Delpuech capo conservatore al Musée du Quai Branly di Parigi e l'archeologo peruviano Federico Kauffmann Doig) specialista delle arti pre- ispaniche della Mesoamerica e dell'America del Sud.

Un'esposizione che consentirà di scoprire, attraverso oltre 230 opere d'arte, le società, i miti, le divinità, i giochi, le scritture, le capacità tecniche e artistiche di quei popoli. Un vero evento, in particolare, sarà la presenza di diverse maschere in pietra di Teotihucan, la più grande città della Mesoamerica, e di un nucleo di vasi Maya d'epoca classica, preziosissime fonti d'informazione - con le loro decorazioni e iscrizioni - sulla civiltà e sulla scrittura Maya.

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