In Toscana 714 società che fanno capo a gruppi esteri. Il modello “Invest in Tuscany” fa scuola

FIRENZE - Se come ricorda l'Irpet, l'istituto di programmazione economica della Regione, l'economia italiana e toscana può ripartire solo se si riesce a dare impulso a nuovi investimenti di impresa, un aiuto in tal senso lo possono sicuramente fornire le aziende straniere presenti. Una spinta nella quantità ma anche nella qualità degli investimenti, con un effetto trainoper le piccole e medie imprese che in Toscana sono il 95 per cento di tutte le aziende della regione. 

Se ne è discusso stamani a Palazzo Strozzi Sacrati in piazza del Duomo 10 a Firenze, sede della presidenza della Regione - presenti imprese e associazioni di categoria, ma anche il sottosegretario allo sviluppo economico Manzella  -: un seminario dove si è fatto il punto sul ruolo svolto dalle multinazionali, gli investimenti attratti ma anche l'esperienza toscana a dieci anni dall'avvio di "Invest in Tuscany", struttura che fa capo direttamente alla presidenza della Regione e considerata da diversi osservatori e dalle stesse imprese come un esempio di buona pratica nello scenario nazionale. Uno ‘sportello' che la Regione ha messo in campo nel 2010 e rafforzato nel 2016, snello (visto che vi lavorano una decina di persone) e con una ricetta in fondo semplice ma efficace: dare risposte veloci, risolvere problemi e diventare punto di riferimento credibile a disposizione di chi già in Toscana c'era e voleva crescere e di chi in Toscana voleva venire, aiutando gli uni e gli altri a farsi strada nella ragnatela della burocrazia e delle competenze ripartite spesso tra più amministrazioni.

"Per attrarre gli investimenti delle multinazionali la via è principalmente una: lavorare con  loro – spiegano dalla presidenza della giunta regionale – Può sembrare l'acqua calda ma è proprio così". "E l ‘esperienza di "Invest in Tuscany" è sicuramente un modello, come quello della Lombardia, a cui guardare" afferma il sottosegretario Manzella, che ricorda come gli investimenti stranieri siano importanti perché capaci "spesso di portare dietro di sé un tessuto di piccole imprese" che possono così affacciarsi con i loro prodotti sui mercati esteri.  "Dobbiamo ragionare per filiere" afferma.  E quello che fa "Invest in Tuscany nella pratica quotidiana - ascoltare le esigenze delle aziende, fornire informazioni, ricercare aree di insediamento, coordinare percorsi amministrativi interni ed esterni ma anche creare contatti con imprese fornitrici del posto, con le università o con enti pubblici – è una delle vie possibili.

I numeri
I risultati in questi dieci anni non sono mancati. La Toscana è una regione dove le multinazionali già c'erano ma che ha saputo attrarre nuovi investimenti, anche fornendo risposte chiare e veloci. "L'attrazione di investimenti è diventata una vera e propria politica industriale: ha funzionato come leva di crescita aggiuntiva ed è riuscita a sostenere trasformazioni" aveva ricordato qualche giorno fa il presidente della Regione Enrico Rossi, che stamani non è potuto intervenire al seminario perché impegnato nei sopralluoghi in Mugello dopo la scossa di terremoto.

Oggi le società straniere presenti nella regione e che fanno capo a 509 diverse multinazionali a controllo estero sono 714, in crescita: per il 59 per cento si tratta di gruppi che hanno la testa in Unione Europea, il 17 per cento in America settentrionale e il 9 per cento in Asia orientale. Il 29 per cento appartiene al manifatturiero, il 20 per cento opera nel commercio all'ingrosso. Generano, in Toscana, oltre 25 miliardi di fatturato l'anno ed impiegano quasi 56 mila addetti, contribuendo, a seconda che si considerino solo i settori produttivi o anche il terziario, dal 5 al 10  per cento sul Pil regionale secondo ancora l'Irpet, che sulle multinazionali presenti in Toscana e sul loro ruolo sta conducendo una ricerca i cui risultati si conosceranno nei prossimi mesi.

I macro-numeri sono comunque già noti. Per numero di imprese, la prima nazione investitrice in Toscana è la Francia (120 le società presenti), seguita da Stati Uniti (115) e Germania (80). Se si guarda al fatturato gli Stati Uniti salgono sul podio più alto (oltre 9 miliardi di euro) e subito dopo arrivano la Francia (quasi 6  miliardi, ma prima per addetti con oltre 13 mila dipendenti) e il Regno Unito (2,8 miliardi). La Cina è decima.

I progetti  che solo nel periodo dal 2018 al 2019 hanno ricevuto assistenza da parte di "Invest in Tuscany", che tra l'altro ha rinnovato di recente il proprio sito (www.investintuscany.com), sono cinquanta, mentre trenta sono stati i protocolli sottoscritti tra Regione, amministrazioni locali e imprese per facilitare gli investimenti in Toscana.

Una regione che sa attrarre investimenti
Secondi i dati Fdi Markets – Financial Times (solo imprese a controllo estero) nell'ultimo quinquennio (2014-2018) la Toscana, dopo Lombardia e Lazio, è stata la terza regione per investimenti  diretti esteri in Italia. Secondo un'altra analisi di Ernst & Young – Oco Global (revisione dati Dfi Markets – Financial Times solo imprese a controllo estero) nel 2018 la Toscana è stata addirittura la seconda regione in Italia, dopo la Lombardia, per capacità di attrarre investimenti dall'estero.

Più nel dettaglio nel 2015 sono stati conclusi 35 investimenti, per un valore di 1,4 miliardi e 1.222 posti di lavoro prodotti. Nel 2016 altri 68 investimenti sono stati portati a termine (2,5 miliardi). Nel 2017 c'è stato il boom: 97 investimenti il primo anno (per 2,3 miliardi) e 99 il secondo anno (1,9 miliardi). Quest'anno, nel 2019, solo nel primo semestre si sono conclusi 50 investimenti per un valore di 952 milioni.

Le multinazionali che scelgono la Toscana lo fanno per la qualità della ricerca, la competenza della forza lavoro, la coesione sociale e la stabilità istituzionale. Qualche esempio degli investimenti portati a termine in questi anni? C'è espansione nel settore farmaceutico di Eli Lilly (450 milioni di investimenti dal 2010), il piano di transizione energetica di Solvay (100 milioni), il programma di ricerca "Galileo" di Nuovo Pignone (200 milioni). E poi gli investimenti in siderurgia,  moda, carta, nautica, energia, ferroviario, tessile, agrifood, oro, digitale, marmo e molti altri settori ancora.

Anche in virtù dei risultati raggiunti, la Toscana è stata la prima Regione in Italia a firmare sul tema dell'attrazione degli investimenti un protocollo di collaborazione con Mise e Ice.  E' stata ancora la prima Regione a siglare un'intesa con Confindustria nazionale e regionale ed è di nuovo la Toscana ad esprimere il rappresentante delle Regioni in seno al Comitato interministeriale Attrazione investimenti. Inoltre ha aperto dal 2010 i propri bandi per la ricerca, la formazione e l'innovazione, finanziati con i fondi europei, anche a grandi imprese italiane e estere.. Con l'obiettivo appunto di puntare sulle aziende più dinamiche capaci di tirare dietro di sé molte altre. 

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