CRONACA DI UNA RETROCESSIONE

Dalla Prima Pagina alla Cronaca Nera / Dicembre

L'immagine che la Procura di Palermo da' della storia italiana fa paura e nessuno dei milioni di italiani che ha sostenuto Andreotti nei decenni ha voglia di sentirsi complice. A Norimberga i tedeschi furono costretti a guardare il processo ma avevano perso una guerra. Gli italiani mica l'hanno perso una guerra: hanno avuto un cinquantennio di benessere e se questo si è pagato con un po' di mafia, pazienza. L'uscita di scena per vecchiaia dell'imputato Andreotti è considerata oggi abbastanza cinicamente, l'unico possibile finale della "Norimberga all'italiana"

Enrico Deaglio sull'Unità del 31 dicembre 95


È Giulio Andreotti il protagonista delle cronache più calde: alla sbarra per associazione mafiosa a Palermo e per l'omicidio di Mino Pecorelli a Perugia. Il primo appuntamento è il 9 gennaio a Padova dove i giudici siciliani sentiranno alcuni pentiti. Il secondo è il 2 febbraio, quando nella città umbra si apre la prima udienza del dibattimento

Leo Sisti sull'Espresso del 29 dicembre 95


I giudici dovranno finalmente spiegare se Andreotti è un alleato di Cosa Nostra o la vittima di un errore o di una persecuzione. Ho scritto e lo ripeto: dovremo anche capire se Andreotti ha davvero baciato Totò Riina e ha dato l'ordine di uccidere un articolista che era ritenuto trattabile, che si faceva corrompere con un quadro di Gino Rossi quando circolano i De Chirico e i Morandi. Allora non è vero che era l'onorevole più intelligente della prima Repubblica: oltre che ai ladri avremmo affidato la nostra sorte ad un deficiente

Enzo Biagi su Panorama 22 dicembre 95


Il senatore Giulio Andreotti avrebbe sponsorizzato un candidato vicino alla mafia e lo avrebbe sostenuto con trecento milioni di lire. L'accusa è stata lanciata ieri nell'aula bunker di Rebibbia dal pentito Leonardo Messina interrogato dalla corte di Assise di Palermo nell'ambito del processo sull'omicidio di Salvo Lima

Repubblica il 21 dicembre 95


Roma: in aula ha messo in luce i rapporti tra la corrente andreottiana e gli uomini della mafia. Il pentito Pennino: è certo Andreotti conosceva i Salvo

Titolo e catenaccio La Stampa del 16 dicembre


Giulio Andreotti non può guardare negli occhi il suo accusatore. Andreotti sembra guardare nel vuoto davanti a lui, muscoli del volto sotto controllo. Freddo come una statua di marmo non perde una parola. Il senatore prende appunti con una grafia larga e nervosa

Giuseppe D'Avanzo, Repubblica del 16 dicembre 95


Gino Pennino è uno straordinario testimone della vita quotidiana della politica mafiosa e ieri ha messo a fuoco i meccanismi con cui le correnti democristiane dell'isola controllavano per conto dei capibastone di Cosa Nostra. Trentanni di storia palermitana che secondo le tesi dei pm, stanno alla base del successo anche elettorale di Giulio Andreotti

L'interrogatorio del collaboratore Pennino giunto a Rebibbia in giacca cammello intonata con i pantaloni.....

Francesco la Licata, Stampa del 16 dicembre 95

Il libro di Giulio Andreotti è il caloroso e dignitoso frutto delle riflessioni di un uomo, la cui vicenda attuale si riassume sotto un solo aggettivo: allucinante

Studi cattolici, il 14 dicembre


In Vaticano silenzio e rabbia. Gran lavorio della Curia per mettere la sordina al caso e tenere la stampa lontana dal protagonista

Titolo e catenaccio della Repubblica del 14 dicembre


Mi dica due cose per favore. Perchè l'ha fatto?

Inviato del Tg2 al giovane contestatore il 14 dicembre


Blitz durante la preghiera dei fedeli: un giovane legge le parole di Moro in prigionia. "Accusa il Papa in San Pietro".

Titolo e catenaccio della Stampa del 13 dicembre


Andreotti si pente. "Avrei fatto meglio a non fare politica"

Titolo di Repubblica il 10 dicembre


Imputato e riverito.È accusato di associazione mafiosa. Sospettato per l'omicidio Pecorelli. Ma stringe la mano al Papa, scrive per l'Aspen, fa l'ambasciatore....Qual'è il segreto dell'eterno Giulio

C'è anche una giornalista del "Messaggero di S. Antonio" che in un'intervista lo ha pregato di rispondere a mano alle domande per collezzionare il prezioso autografo

Andreotti discorreva in transatlantico con tre giornalisti quando ad un tratto se ne è aggiunto un quarto di origine siciliana che gli è andato incontro festosamente e gli ha detto "Presidente, posso abbracciarla?" Andreotti, nel sentire l'accento spiccatamente palermitano del cronista, si è scansato e pur sorridendo, ha risposto:"Meglio di no".

Sull'Espresso del 4 dicembre


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