CRONACA DI UNA RETROCESSIONE

Dalla Prima Pagina alla Cronaca Nera/ Maggio

Clic, il collegamento con Gaspare Mutolo si interrompe, un guasto tecnico. Dopo cinque minuti riecco la giacca nera che confessa venti omicidi. Un altro clic, questa volta il processo via cavo è finito, i monitor si spengono sparisce la parete di legno, un comunicato congiunto della telecom Italia e del ministero di grazia e giustizia informa "con grande soddisfazione che la videocomunicazione rappresenta oggi il modo più semplice e diretto per trasferire con chiarezza idee, concetti, opinioni con tutta l'immediatezza della comunicazione gestuale e verbale". Ci mancava solo lo spot.

A. Bolzoni, Repubblica 31/5/96


Primo esperimento di videoconferenza , dal teleschermo installato nell'aula del processo Andreotti, Mutolo per oltre sei ore ha confermato tutte le accuse contro il senatore: era il referente romano di Cosa Nostra, il politico che salvava i mafiosi dalle condanne grazie ai suoi buoni rapporti con il presidente Corrado Carnevale.

R. Di Giovacchino, Messaggero 31/5/96


Gaspare Mutolo indossa la sua faccia come una maschera variabile e mobilissima capace, di volta in volta, di provocare negli altri emozioni che sono di complemento alle sue. Se ti teme, mette su un'espressione cattiva. Se ha cattive intenzioni, sfodera un muso innocente da cagnone indifeso. Nella sanguinosa tragicommedia della lotta tra il debole e il forte, che è stata la sua vita, Gaspare Mutolo ha avuto soltanto un'emozione e un desiderio: restare vivo e per restare vivo,"devi stare con il più forte".

G. D'Avanzo, Repubblica 31/5/96


Giulio Andreotti è sbarcato in Sicilia l'altro ieri sera, ha prenotato la solita suite a Villa Igiea, si è presentato in tribunale elegantissimo e un po'più taciturno del solito. alla fine del processo si è scatenata la bagarre per le interviste all'imputato eccellente, una gran ressa di cronisti, molto nervosismo tra i carabinieri della scorta, qualche inutile parola di troppo e qualche inutile spintone per proteggere il senatore.

A. Bolzoni Repubblica 30/5/96


Dopo la falsa partenza, il processo a Giulio Andreotti entra nel vivo, ed emerge un primo, piccolo giallo. È quello relativo ad un album fotografico manomesso. A far esplodere il mistero sono le parole del maresciallo della Dia Antonio Pulizzotto. L'investigatore ha riferito l'esito di un'indagine svolta sul matrimonio tra Daniela Salvo, figlia di Nino, e Giuseppe Favuzza. Pulizzotto ha detto che dagli album sequestrati mancano diciassette foto, mentre altre sette sarebbero state sostituite.

M. Barbaro, Nazione 23/5/96


Andreotti ha sempre negato di aver regalato un vassoio d'argento di proporzioni gigantesche alla figlia di Nino Salvo. I magistrati, per provare che invece quel regalo fu fatto, hanno chiesto l'acquisizione dell'album con le foto del matrimonio tra Angela Salvo e Gaetano Sangiorgi. Al Processo contro Giulio Andreotti, invece, non deporrà Giorgio Forattini. Il vignettista, che aveva pubblicato nel 1984 una vignetta con Andreotti in croce al centro tra Nino e Ignazio Salvo, è stato escluso dalla lista dei testi presentati dall'accusa

Il Tirreno 22/5/96


Tra le testimonianze che il tribunale di Palermo presieduto da Francesco Ingargiola ha deciso di acquisire ci sono quelle relative al caso Moro, quelle dell'ex capo dei Gip di Roma Renato Squillante, arrestato dal pool "Mani Pulite", dell'ex alto commissario Domenico Sica e degli ex capi del Sisde, Riccardo Malpica e Angelo Finocchiaro

Unità 22/5/96


La difesa di Andreotti ha offerto ai giudici una rivelazione contenuta in un libro di Gerardo Chiaromonte (Pci), scomparso presidente della commissione antimafia: nel 1988 durante una cena a casa di Michele Figurelli, allora segretario del Pci, Giovanni Falcone disse a Leoluca Orlando, che implacabile, ne sollecitava l'incriminazione, che per farlo non bastavano i ragionamenti politici ma occorrevano le prove e che Andreotti aveva prestigio internazionale

La Stampa il 17/5/96


Moro accusò Andreotti? Balle, piuttosto si faccia luce sui pentiti. Dopo l'affondo dei pubblici ministeri, ieri è arrivata la controffensiva dei legali del senatore a vita.

La Nazione 17/5/96


La vera novità nell'udienza di ieri sta nel delinearsi di un fosco quadro che lascia intravedere l'ombra del sette volte presidente del consiglio dietro alcuni delitti "eccellenti": quello del generale Dalla Chiesa e quello di Aldo Moro. Due uccisioni che si intrecciano, secondo la procura, e che a propria volta si ricollegano agli omicidi del giornalista Pecorelli e del generale Galvaligi. Perno di tutto le rivelazioni di Moro alle BR.

M.T. Conti Giornale 16/5/96


Dai nuovi atti istruttori risulta anche che il 10 arile del 1977 ci fu una cena in un ristorante a cui parteciparono Renato Squillante, Gaetano Caltagirone, Claudio Vitalone, Giacomo Mancini, Franco Evangelisti e Lino Jannuzzi. Qualcuno dei commensali ricorda vagamente che a quel tavolo sarebbe stato seduto anche l'esattore Nino Salvo. Tutti arrivarono con un aereo privato di Caltagirone

F. Viviano Repubblica 16/5/96


Mentre Andreotti continua a replicare alle accuse contro di lui dicendo che sono tutte inventate, i pubblici ministeri di Palermo continuano a sviluppare una maxi inchiesta che ha per tema i più significativi capitoli di trentanni di storia italiana. È così ripartito il processo del secolo in un clima subito incandescente

S. Lodato Unità 16/5/96


Moro nella "prigione del popolo" parla di Andreotti, Dalla Chiesa informa il presidente dopo aver scoperto le trascrizioni del "processo" in via Montenevoso, Pecorelli viene a sapere....I settimanali più informati, diversi giornali, agguerriti settori politici hanno sempre parlato di Belzebù, di affari sporchi, di una catena di sangue che parte dall'omicidio Pecorelli. Oggi la Procura di Palermo si prepara a offrire la ricostruzione giudiziaria dei passaggi più bui disegnando un quadro ragionato degli intrighi.

F. Cavallaro Corsera 16/5/96


L'ex presidente colpì la rete Stay Behind quando stava per occuparsi di mafia. I gladiatori a convegno, ora il nemico è Andreotti

Titolo di Repubblica 13/5/96


Giulio Andreotti ha sempre negato di conoscere i potentissimi finanzieri siciliani. La Procura ritiene, al contrario, che il senatore non solo li conosceva, ma che, in buona sostanza, era il loro referente politico. Loro e di altri potenti boss di Cosa Nostra

Unità 12/5/96


Un nuovo testimone, un cardiologo dell'ospedale di Palermo, confermerebbe i presunti rapporti tra l'ex presidente del consiglio Giulio Andreotti e i cugini Salvo. Secondo questo testimone, nel 1983 Giulio Andreotti avrebbe chiamato in ospedale dove, nel reparto di cardiologia, era ricoverato Giuseppe Cambria, socio dei Salvo nella gestione delle esattorie in Sicilia. Il medico ha sostenuto che in quell'occasione Andreotti chiese se c'era qualcuno dei cugini Salvo. Altri medici del reparto hanno confermato le dichiarazioni del collega, sostenendo che quel giorno la telefonata di Andreotti fu oggetto di commenti

F. Viviano Repubblica 12/5/96


I boss decisero di uccidere Salvo Lima, perchè oltre a considerarlo un traditore, come sarebbe accaduto pure per Andreotti, temevano che potesse diventare una spia, facendo catturare i latitanti. Ecco l'ultima rivelazione che sarà prodotta dalla procura di Palermo alla ripresa del processo Andreotti. La testimonianza è del pentito Tullio Cannella. Tra i nuovi testimoni anche Giorgio Forattini chiamato a deporre per una vignetta su Andreotti e i cugini Salvo

F. Cavallaro Corsera 11/5/96


Dopo la pausa pranzo, debutta lo show vero e proprio. Con la dignitosa entree, da una porta secondaria, di Badalamenti. Doppiopetto blu scuro, gile' dello stesso colore, e cravatta rossa, il boss si era meticolosamente pettinato e imbrantillantinato per la grande occasione. E a conferire un'aria avvocatizia al suo look ci ha pensato anche una cartella marrone piena di documenti che teneva stretta sotto il braccio. Quando l'ufficiale americano lo ha pregato di recitare il giuramento obbligatorio per la legge Usa, è scoppiato in un sorriso ma ha obbedito

A. Farkas Corsera 3/5/96


Parla Badalamenti, ma non dice quello che tutti vorrebbero sentire: una conferma o una smentita del suo colloquio con Tommaso Buscetta in un hotel di Belen, in Brasile, sull'omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Secondo Buscetta fu Badalamenti in quell'occasione a riferire che i cugini Salvo chiesero l'eliminazione di Pecorelli, che stava appurando cose politiche collegate al sequestro Moro, per proteggere un'alta personalità. La personalità secondo Buscetta è Giulio Andreotti. Ma questo sino ad oggi è l'unico commento di Badalamenti: "parlammo solo di legname"

C. Pizzati Repubblica 3/5/96


L'avvocato americano di Badalamenti ieri a New York ha detto che non è vero che Don Tano disse a Buscetta che l'omicidio di Pecorelli fu organizzato dalla mafia per fare un favore ad Andreotti. In più ha confermato che Badalamenti non sarà mai un pentito, niente e nessuno lo ha mai lasciato supporre

G. Bianconi Stampa del 1/5/96


Brruno Contrada non si è davvero risparmiato nello spargere sul pubblico televisivo di Porta a Porta il sale della sua saggezza. Accusando alti vertici del Viminale, suoi colleghi, alludendo ad un uso scorretto da parte della magistratura, stabilendo improbabili paragoni tra la sua vicenda e quella di Andreotti.

Repubblica 1/5/96 a seguito della partecipazione di Contrada ad una trasmissione di Bruno Vespa

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