“Io, disabile grave, vi racconto la mia odissea con la burocrazia INPS”

“Io, disabile grave, vi racconto la mia odissea con la burocrazia  INPS”

La storia Raffaello Belli dell’Associazione Vita Indipendente  convocato dall’INPS per accertamenti sul contratto dell’assistente domiciliare il 28 febbraio, che era domenica. Ai nostri microfoni Raffaello racconta una storia che sarebbe incredibile per una persona normodotata e che diventa paradossale per un diversamente abile.

Ricordate ‘il Processo’  di Kafka? La storia  delle lungaggini e dei piccoli (grandi) abusi della burocrazia? La sua (stra)ordinaria organizzazione bizantina? I suoi non detti? La capacità di rendere sempre un pochino più complicata la vita del cittadino, laddove in realtà il suo compito sarebbe quello di facilitarla? Ecco: dimenticate tutto perché la storia che vi raccontiamo ha dell’incredibile. Raffaello Belli, disabile grave che necessità assistenza 24h al giorno, si vede recapitare dall’INPS una raccomandata in cui si richiede che vengano portate a conoscenza degli uffici una serie di questioni che riguardano il contratto di uno degli assistenti personali, in quanto non meglio precisati ‘controlli automatizzati’ hanno indicato la necessità di acquisire ‘informazioni e documentazione utili all’accertamento di quanto dichiarato per il lavoratore”.

“Con tutti i problemi che ci sono oggi con il Covid, molti dei quali devono essere in qualche modo fronteggiati dall’INPS, e considerate tutte le enorme difficoltà concrete che un disabile deve affrontare per non morire, l’INPS non ha davvero niente di meglio da fare che sprecare tempo e risorse pubbliche per infierire su di me?” si chiede Raffaello.

Ma la vicenda, che di per sè è appunto ‘surreale’, non si esaurisce nella richiesta ‘singolare’. La lettera in oggetto infatti  riporta la data dell’11 febbraio 2021, il postino l’ha portata   il 26 febbraio, quando Raffaello non era a casa e, siccome era un venerdi, è stato possibile per lui  averla in mano soltanto il 2 marzo.

E qui la prima anomalia : “l’INPS sa che io sono disabile fisico grave, perciò non posso scendere a prendere la raccomandata cartacea quando il postino la porta, e neanche posso andarla a ritirarla da me all’ufficio postale. Quindi era doppiamente preciso dovere dell’INPS mandarmi detta comunicazione via PEC, conoscendo benissimo il mio indirizzo mail certificata. In quel modo he avrei potuto vederla da me a casa senza alcun disagio specifico. Invece l’INPS mi ha costretto a retribuire di tasca mia un’ora in più di assistenza personale per ritirare detta raccomandata cartacea. Non ho idea se mi spetta un risarcimento del danno per questo”.

Per altro nella lettera  in oggetto c’è scritto che, se non fosse stato per il Covid, Raffaello si sarebbe  dovuto presentare  la mattina del 28 febbraio, che è una domenica. “E non c’è neanche un recapito preciso a cui rivolgersi per spostare l’appuntamento” precisa Belli. Che sottolinea come, inoltre “nella lettera non vengono  indicati i motivi per cui il contratto in oggetto richiederebbe ulteriori verifiche”. “Anche se lo ha stabilito un sistema informatizzato, devono essere indicati i motivi per cui è venuto fuori questo” dice Belli.

“Per la mia vita indipendente, e comunque in generale per la mia vita, l’assistenza personale è assolutamente indispensabile per non morire. Ma, paradossalmente  a me, disabile grave solo al mondo  l’INPS  manda una raccomandata cartacea per dirmi che, siccome il computer dice a voi che qualcosa non  quadra, se non vi do una spiegazione entro 10 giorni, mi tolgono  un’assistente personale, che peraltro pago con i risparmi della mia vita, finché potrò, poi ci sarà il suicidio”.

Alla fine Raffaello Belli ha inviato via PEC tutta la documentazione prevista, “non perché ritengo questa richiesta legittima, ma perché per vivere devo affrontare tanti altri problemi per cui mi e indispensabile averne meno possibile. E lo faccio anche perché a volte è necessaria (oppure si è costretti ad avere) un pò di compassione anche verso “colà ove si puote”.

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