La protesta delle tovaglie in piazza contro le chiusure alle 18 dei ristoranti

La protesta delle tovaglie in piazza contro le chiusure alle 18 dei ristoranti

Manifestazione di protesta oggi a Firenze ed in altre 17 citta’ italiane: una mobilitazione pacifica, ordinata, silenziosa dei ristoratori e di tutto il mondo della somministrazione. Alle 11,30 si sono ritrovati, provenienti da tutte le dieci province toscane, per una iniziativa in cui sono state apparecchiate 16 tovaglie di 3 metri per 3 a terra (“Perche’ siamo col sedere per terra!”) e tutt’intorno, nella loro uniforme da lavoro, si sono seduti gli chef dell’associazione italiana cuochi e tutte le variegate professionalita’ di un “mondo esasperato da provvedimenti senza senso.”

Foto Controradio

“Un Dpcm che si accanisce ingiustamente contro le imprese anziche’ prendere provvedimenti incisivi sul buon funzionamento delle strutture e dei servizi pubblici, dal trasporto alla sanita’. Il Governo si ostina a considerare gli imprenditori come “untori”, quando invece sono la forza del nostro Paese e, soprattutto, quando potrebbero essere individuati altrove i comportamenti realmente irresponsabili ai fini della lotta alla pandemia”. Non usa mezzi termini la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini nel commentare il nuovo decreto firmato dal premier Conte domenica 25 ottobre 2020. “Colpisce al cuore la parte sana e pulsante della nostra Italia, lasciando invece irrisolti molti nodi cruciali della battaglia al Covid 19. Che va combattuta con tutte le armi, e’ vero, ma non sparando agli alleati. I Dpcm sono fuoco amico sulle imprese”, prosegue la presidente di Confcommercio Toscana E il presidente di Fipe-Confcommercio Toscana Aldo Cursano aggiunge: “chiudere i luoghi della socialita’, dello svago culturale, del divertimento, dello sport, del benessere significa imporre agli italiani la rinuncia ad uno stile di vita sano e di qualita’. E non mi si venga a dire che si tratta di gestire l’emergenza, perche’ l’allungamento temporale della pandemia, e la prospettiva che negli anni a venire non sara’ la sola, l’ha resa ben piu’ che un’emergenza. Impone un cambio radicale di prospettiva, anche nella gestione delle imprese, perche’ dobbiamo imparare a convivere con eventi del genere. Trattenere il fiato, senza sapere neppure quando potremo riprenderlo, non serve. Noi imprenditori in questi mesi siamo arrivati ad indebitarci per mettere in piena sicurezza le nostre aziende ed ora tutto il nostro impegno viene vanificato dal comportamento irresponsabile di pochi e dall’incapacita’ del governo di gestire la situazione in modo chiaro. Non e’ giusto. È un disastro che purtroppo pagheremo tutti, nessuno escluso”. “A chi invoca misure ancora piu’ restrittive, un ritorno al primo lockdown con la chiusura di tutte le attivita’ non essenziali, io dico che non esistono attivita’ non essenziali”, sottolinea la presidente Lapini, “perche’ dietro ad ogni singola attivita’, anche “non essenziale”, c’e’ la cosa piu’ essenziale al mondo: la dignita’ di un essere umano, che gli deriva anche dal lavoro che fa e con cui porta a casa i soldi per vivere e mantenere la propria famiglia. Ci sono persone che hanno studiato, hanno investito risparmi, si sono messe in gioco, hanno dato posti di lavoro. Ci sono cittadini, madri e padri, che ora faticano a vedere un futuro possibile per se’ e per la propria famiglia. A tutti i cittadini faccio un appello accorato: siate responsabili nei vostri comportamenti, adottate ogni misura di quelle prescritte per contenere l’epidemia, dall’uso della mascherina al distanziamento a tutto il resto. Questa pandemia non si combatte chiudendo le imprese, ma facendo leva sul senso civico e sulla responsabilita’ personale”.

 

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