Lavoro sicuro, problemi in due imprese su tre. Ma dopo i controlli si regolarizzano

FIRENZE - La tendenza, annunciata ad aprile, è confermata. Anzi, migliora. Le ispezioni nelle aziende cinesi (e non solo cinesi) di Prato e dintorni iniziano a dare buoni frutti. Se due aziende su tre ai controlli non risultano infatti in regola – ed è l'ombra che rimane, a Prato città con percentuali anche maggiori -, di queste imprese poi l'83 per cento ottempera alla prescrizioni. Un dato che si riferisce solo a quattro mesi, quelli da settembre a dicembre dell'anno scorso, ma che in prospettiva, se mantenuto nel tempo, porterebbe a ribaltare in un paio di anni l'attuale situazione di irregolarità diffusa: da due aziende su tre non in regola oggi a quasi nove su dieci, tra quelle attive, in regola domani.

Si tirano le somme dei primi dieci mesi del progetto Lavoro Sicuro, il piano triennale lanciato dalla Regione dopo il rogo della Teresa Moda in cui persero la vita il 1 dicembre 2013 sette operai cinesi nella fabbrica dove lavoravano ma anche vivevano. E quella sulle aziende che ottemperano alla prescrizioni - oltre all'inedita tendenza al pagamento subito delle sanzioni comminate, la cui riscossione è più che raddoppiata - sono le note più incoraggianti.

Dieci mesi di controlli, tremila ispezioni
Certo rimangono anche le ombre. Da settembre 2014 a giugno 2015, in dieci mesi, sono 2961 le imprese controllate, pari alle visite che grossomodo erano state programmate delle 7.700 a rischio censite in tutta l'area vasta metropolitana, metà delle quali a Prato. Uno sforzo poderoso che è stato possibile sostenere, oltre che con l'assunzione di 74 ispettori delle Asl per tre anni, anche grazie alla collaborazione dei Comuni, della polizia municipale, delle forze dell'ordine, della Direzione territoriale del lavoro e di mediatori linguistici e culturali. Su circa tremila visite, 306 volte gli ispettori si sono imbattuti in aziende che avevano già chiuso i battenti e non esistevano più. Delle rimanenti, 818 si sono rivelate in regola (30,8%) mentre in 1837 casi (il 69,2%) c'era qualcosa che non andava. Non tutte le contestazioni, che riguardano nel caso degli ispettori regionali la sicurezza su lavoro, erano naturalmente di pari gravità. Complessivamente sono stati sequestrati 286 dormitori e 138 cucine abusive, sono stati individuati 682 impianti elettrici fatiscenti e 738 macchinari non in regola. Sessantanove sono le aziende dove sono state trovate bombole del gas dove non potevano stare.

Un piano che deve proseguire, anche dopo il 2016
Nel 2017 il piano straordinario terminerà. Ma l'intenzione è quella di proseguire i controlli e ricominciarli da capo. Di farne anche un progetto pilota. Il presidente Rossi l'aveva già annunciato una settimana fa: "Non possiamo sopportare dormitori con bambini sul posto di lavoro - aveva detto a Prato -. Non possiamo tollerare condizione di schiavitù e perché la situazione cambi questa azione di controllo che abbiamo messo in campo deve essere costante e ininterrotta". Con un obiettivo di fondo, quello non di accanirsi contro un gruppo etnico ma stimolare un'integrazione basata sull'accoglienza, il rispetto delle regole e pari condizioni di competitività tra tutte le aziende.

Personale in supporto alle Procure
Stamani Rossi ha incontrato anche i rappresentanti della Procura generale e delle procure di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia: tutti i territori coinvolti dal piano "Lavoro sicuro". La volontà è quella di rinnovare il protocollo stretto con loro e che prevede l'istituzione di un tavolo di monitoraggio ma anche personale amministrativo in supporto fornito dalla Regione, ovvero una decina di amministrativi in mobilità dalle Asl. I controlli degli ispettori regionali hanno infatti generato a caduta lavoro in più anche per i tribunali, a seguito degli illeciti penali rivelati. C'è stato anche un progetto speciale con 35 giovani del servizio civile, che dall'anno scorso stanno facendo la loro esperienza negli uffici della Procura.

140 adesioni al patto per il lavoro sicuro
Crescono inoltre le adesioni al patto per il lavoro sicuro, l'altro strumento messo in campo dalla Regione e con cui un'azienda accetto un percorso di rientro e 'affiancamento' e si impegna a operare in sicurezza e garantire trasparenza, con il patrocinio di un'associazione di categoria o professionisti affiancati dal rispettivo ordine. Alla fine di giugno a Prato avevano aderito 131 imprese: altre 9 tra Firenze, Pistoia e Empoli. In tutta l'area vasta a firmare il patto (e non solo le preadesioni, 180 in tutto) sono state 140 aziende.

 

Per approfondire:
Le slides con i numeri dei primi dieci mesi di controlli

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