L'appello
ai giovani di Sicilia: la lotta alla mafia
Di Alessandro Galante Garrone
Dalla "Stampa"del 21 Giugno 1996
Forse non è lontano il giorno nel quale un forte
e concorde appello che giunge a voi da tante parti d'Italia susciti d'improvviso, come il
rombo di un tuono seguito da un lampo folgorante, un'eco profonda. Ci sono infatti, nella
storia di un popolo, momenti nei quali qualcosa matura d'un tratto. Penso alla lunga,
recente agonia di Sarajevo. In quella città devastata e insanguinata, cadevano, con mira
sapientemente calcolata, le granate sulle piazze dove ragazzi innocenti stavano giocando
in un disperato tentativo di assurda evasione dal male. Pareva che tutto il mondo,
spietato e indifferente, non vedesse, non sentisse quella tragedia; o, peggio, non volesse
vedere o sentire. Poi, repentina, la pace. Oggi, i bambini sopravvissuti hanno
ricominciato a giocare tranquilli sulle piazze di quella città martoriata. E il mondo,
almeno un poco, si è mosso; e, sulle orme di Norimberga, un tribunale internazionale si
apre per la punizione dei peggiori criminali di quella guerra. Penso anche a un altro
grave momento della storia del nostro Paese: l'infuriare del terrorismo, nero o rosso che
fosse, e della sua estrema efferatezza, come nel caso di Moro, e della sua scorta; o
dell'innocente fratello di Peci. E proprio la suprema infamia ha concorso allo spegnersi
di quella delittuosa follia. Potrei ricordare, vecchio come sono, altri risvegli lontani,
come la Resistenza dopo il crollo dell'8 settembre 1943, o, quando ero bambino, dopo
Caporetto, l'eroica e vincente difesa del Piave da parte dei diciottenni del 1917. Così,
e fra non molto, forse sarà per la mafia. La crisi di Cosa Nostra, i primi cenni del suo
disgregarsi sono già sotto i nostri occhi. Ancora una volta, l'ultima ferocia contro il
figlio undicenne di un "collaboratore di giustizia" ha sollevato in tanti, e
anche tra voi, ragazzi siciliani, un sussulto, un ribollire inquieto d'indignazione. Nelle
scuole, nelle parrocchie, specialmente tra voi, si avverte un crescente tormento, che deve
preludere a una rivolta delle coscienze. Nel giro dei prossimi anni, il destino della
Sicilia dipenderà soprattutto dal vostro spirito d'iniziativa. L'Italia migliore è con
voi. Il male della mafia, lo sappiamo bene, si è esteso come un bubbone, e già contamina
il Centro e specialmente il Nord della Penisola, e varca i confini, a Oriente come a
Occidente. Ma proprio per questo il mondo si risveglierà. Non siete soli: lo sapete anche
voi. Penso a tanti giudici, e forze dell'ordine, e uomini della cultura, dell'economia,
della politica che sentono oggi più forte il dovere, la necessità di agire. E per questo
tocca soprattutto a voi infonderci fiducia, fare sentire a tutti gli italiani quale
originalità di caratteri e frutti di antichissime civiltà siano il vanto della vostra
terra; e fornirci la prova della vostra volontà di concorrere al riscatto della vostra
stupenda isola. Gli italiani migliori sono al vostro fianco. Lasciate schiamazzare chi, al
Nord come al Sud, è soltanto preda d'inconfessabili interessi o di meschini pregiudizi.
C'è, tra voi, tutto un formicolare di nuove associazioni, di volontariato, di prese di
posizione contro la mafia. Riprendete in mano il vostro destino. Ci rendiamo conto delle
vostre immense difficoltà. Le vostre fresche energie vi sorreggeranno. Anche questo
vecchio piemontese che a voi si rivolge crede prima di tutto in voi, per il futuro di
tutto il nostro Paese. |