Mediterraneo Downtown, il festival si apre con la premiazione dei giornalisti Dundar e Goracci

PRATO - Dopo il prologo della mattina con gli studenti delle scuole della città e i primi seminari nel pomeriggio sull'informazione e sul racconto di questo mare che abbraccia Europa, Africa e Medio Oriente, arriva il momento dell'inaugurazione. Quella ufficiale.

Il taglio del nastro di "Mediterraneo Downtown", sul finire del pomeriggio, va in scena ancora al museo d'arte contemporanea Pecci di Prato: con uno sguardo nel web, per raccontare il 'sentiment'  delle rete, ovvero cosa su internet si pensa del Mediterraneo e come il Mediterraneo naviga nei social, e con la consegna poi  del premio "Mediterraneo di pace", di cui lo scorso novembre era stato insignito Klaus Vogel, ex capitano della nave Aquarius, e stavolta andato a due giornalisti, il turco Can Duhdar e l'inviata Rai Lucia Goracci.

Da domani, fino a domenica, il festival si sposterà poi nel centro della città, per illustrare le tante facce del Mediterraneo di oggi e dare a chi vuole la possibilità e gli strumenti per leggerle.   

Duhdar è il giornalista turco che vive in esilio a Berlino (ma alla moglie non è stato permesso di lasciare la Turchia), arrestato e imprigionato alla fine del 2015 per fuga di informazioni di Stato e poi rilasciato a febbraio dell'anno scorso, sopravvissuto ad un attentato giusto un anno fa a maggio. Lucia Goracci è l'inviata di Rainews, più volte in Medio Oriente ed America Latina e dal 2015 in Siria e Irak dove ha raccontato le vicende dello Stato islamico. Era a Kobane durante l'assedio dell'Isis.

Il senso delle tre giorni a Prato sul Mediterraneo lo spiegano gli organizzatori e promotori, in un breve intervento che ha accompagnato la cerimonia del Med Carpet, ovvero Cospe, Regione Toscana, Comune di Prato, Legambiente, Amnesty international e Libera.

"Un festival anzitutto per curiosi e per avvicinare un pubblico più vasto e e variegato possibile" ripete Fabio Laurenti, direttore di Mediterraneo Downtown. Un festival per andare oltre facili luoghi comuni, per scoprire le storie di chi fugge e non fermarsi davanti a numeri che hanno meno il potere di scuotere anima e coscienze. 

Un festival che guarda anche oltre i confini del Mediterraneo, alla Russia ad esempio, all'Afghanistan o alla Serbia, con la lotta per i diritti come filo rosso.  E infatti all'inaugurazione hanno partecipato anche Malaial Joya, attivista, scrittrice ed ex membro del Parlamento afghano dal 2005 al 2007, sospesa per aver denunciato la presenza di signori della guerra e criminali tra i parlamentari del suo paese. Oppure Lepa Mladjenovic, femminista serba. E poi ancora Nadia Azghikhina, segretaria dell'Unione Russa dei Giornalisti e vice presidente della Federazione europea dei giornalisti.  Tante donne (e non per un caso).

"I fenomeni che abbiamo di fronte sono pervasi da tanta complessità. Per questo c'è bisogno di approfondire – sottolinea l'assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli – Ma si è mai vista una comunità crescere affrontando temi banali. Così se questi fenomeni li sapremo affrontare, scavare e conoscere, tutti assieme partendo dal confronto di questi giorni, e poi governare saremo in grado di compiere un ulteriore salto in avanti".  Per Bugli, che ringrazia Prato per aver accolto il festival, il Mediterraneo costituisce alla fine una grande opportunità. "La Toscana – dice - può essere un ponte  e se sapremo giocare questo ruolo importante avremo contribuito a collegare  l'Europa con il nord dell'Africa".

Di Europa parla anche Antonello Giacomelli, pratese, sottosegretario del governo che le ricorda le parole di oggi del presidente della Commissione europea.  "Junker ha detto – spiega – che l'Italia con la sua attività e i soccorsi nel Mediterraneo ha salvato e salva l'onore d'Europa. E penso che con Italia non intendesse solo le istituzioni, ma anche le forze armate, il volontariato e le Ong, impegnate tutti i giorni in quella faglia della sofferenza che è il Mediterraneo".

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