Migranti, Rossi: “L’accoglienza è un problema a cui si può dare un verso”

FIRENZE - Cinquemilaquattrocento migranti in fuga dal loro paese sono arrivati in Toscana dall'anno scorso e tuttora sono ospiti. Entro la fine dell'anno potrebbero diventare seimilacinquecento. "L'immigrazione è certamente un problema – si sofferma il presidente della Toscana, Enrico Rossi –, richiede impegno e scelte intelligenti. Ma dove questo c'è, dove cioè si affronta il problema, il problema diventa meno problema e questo sforzo di accoglienza che si coniuga con un impegno di integrazione può trasformarsi in un'occasione di crescita per tutti. Lo dimostrano i tanti progetti che si stanno realizzando in tanti comuni ".
 
Il presidente della Toscana lo ripete più a volte, a San Giuliano Terme in provincia di Pisa e ad Empoli, dove nel pomeriggio ha incontrato amministratori e ragazzi accolti in Toscana, visitando assieme a giornalisti di televisioni, radio e carta stampata alcune strutture dove i migranti sono ospitati e stanno imparando un mestiere, la lingua ma anche a farsi conoscere e a conoscere il Paese che li ospita. Con l'aiuto anche del volontariato, in attesa che la commissione si pronunci sulla loro richiesta di asilo. Ad Empoli, ad accompagnare il presidente, c'era anche l'assessore Vittorio Bugli.
 
"L'accoglienza di questi giovani – dice – è un problema che può essere gestito. La civiltà della Toscana si riassume in fondo anche in questo: nel trovare in tutto un verso". Lo dice rivolto anche ai sindaci di quei territori che ancora non si sono fatti avanti. Il modello di accoglienza diffusa aiuta. A San Giuliano Terme, ha raccontato il sindaco, ci sono cittadini che anziché alzare barricate si sono fatti avanti spontaneamente per chiedere se e come potevano essere d'aiuto.
 
"In Toscana – ricorda Rossi - abbiamo raccolto la sfida dal 2011 e continuiamo a farlo: senza troppe parole e senza paura, con quel modello di accoglienza diffusa su cui tutti alla fine ci hanno dato ragione, anche quelli a cui rimaniamo meno simpatici".
 
Nel lungo pomeriggio c'è spazio alla fine anche per una parola sui tempi, troppo lunghi, per avere una risposta sulla richiesta di asilo politico. Passano almeno sei mesi, a volte anche un anno e più. Un problema da risolvere. "Si tratta di iter non semplici – spiega Rossi -, complicati da rapporti con i paesi di origine in cui lo Stato a volte non esiste più. Abbiamo chiesto di sveltire le pratiche. Non è facile, ma è un problema che merita la giusta attenzione"
 
"A volte – conclude Rossi – quando parliamo di immigrazione e di gente che fugge dai propri paesi si rischia di tradurre queste persone solo in numeri, ma dietro i numeri ci sono queste persone e le persone che le accolgono".

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