Per la Toscana un Prs ‘europeo’. Rossi: “Traguardi sfidanti. Abbiamo resistito meglio alla crisi”

FIRENZE - La Toscana durante gli anni della crisi ha retto meglio di altre regioni. "Ha invertito un trend che vedeva arretrare il peso della sua industria e la dinamicità del Pil. Ha recuperato posizioni importanti ed è andata meglio del nord Italia nel suo complesso, una posizione da consolidare in questa legislatura " ricorda il presidente della Toscana, Enrico Rossi, forte dei dati messi insieme dall'Irpet. Una Toscana 'resiliente', si potrebbe dire. La sintesi dei maggiori indicatori disegnano infatti una curva che vede la Toscana subito dopo il Trentino Alto Adige e il Lazio. "Per questo – dice Rossi – ci siamo potuti dare obiettivi particolarmente sfidanti".

Sono i nove obiettivi da raggiungere tra cinque anni, entro il 2020, al centro del Prs, il programma regionale di sviluppo 2016-2020 che è l'architrave delle politiche regionali. Un Prs 'da regione europea', nel senso che fa propri gli obiettivi dell'Unione e li declina ma soprattutto li quantifica in maniera puntuale in una dimensione regionale, cosa che praticamente nessuna altra regione ha finora fatto. Rossi sottolinea la novità "di metodo e di governo" del nuovo Prs, "uno strumento trasparente, chiaro, consultabile e che indica dove andare a cercare le risorse. Per centrare gli obiettivi sono stati messi in campo ventisei progetti (e 6,4 miliardi di risorse regionali), "progetti concreti su cui lavorare" dice ancora il presidente e che dovranno modellare la Toscana che sarà, dall'occupazione allo sviluppo economico, dall'ambiente e l'energia alla scuola e l'università, dal contrasto alla povertà ad uno stop deciso al consumo di suolo. Una visione sul futuro della Toscana che muove dalla fotografia scattata oggi e che troverà domani forma nel documenti di economia e finanza regionale di ciascuno dei prossimi anni e nelle politiche che saranno con questi finanziate.

Sei obiettivi sono quelli europei di EU2020, fissati tra il 2009 e il 2010, dopo la crisi ma prima della seconda fase recessiva. "Li abbiamo fatti propri e daremo il nostro contributo per il loro raggiungimento" dice il presidente della Toscana Enrico Rossi. Riguardano la crescita dell'occupazione e maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, l'aria che respiriamo e l'energia pulita da fonti rinnovabili, la scuola dove ancora alto è il tasso di abbandono, i laureati che sono ancora troppo pochi e la povertà, che dopo la crisi è tornata a crescere. Presidente ed assessori hanno approvato il testo del Prs che sarà ora discusso al tavolo di concertazione e dovrà poi tornare in giunta tra alcune settimane.

Ai sei obiettivi europei se ne aggiungono poi tre tutti toscani: il mantenimento del peso dell'industria perché non solo di turismo e export la Toscana può vivere, uno sviluppo uniforme che accorci le distanze tra costa e interno e province del nord e del sud, uno stop deciso a nuove costruzioni e al consumo di nuovo suolo, per meglio tutelare il territorio puntando invece al recupero dell'esistente. Alla domande dei giornalisti, Rossi risponde che questi sono i due punti qualificanti dell'azione di governo, quelli a cui tiene di più.

C'è anche una questione aperta che riguarda l'innovazione istituzionale – perché una Pa costituisce un valore aggiunto alla competitività di un territorio - e le prospettive aperte dalla riforma dei rapporti tra Stato e Regioni. "C'è l'esigenza – sottolinea Rossi – di una federalismo e di un'autonomia differenziata che inizi a distinguere tra regioni da premiare, in quanto ben governate, e regioni da aiutare o commissariare quando non riescono o non sono più in grado di garantire un buon governo". A questo si lega anche la possibilità di gestire servizi insieme ad altre regioni, costruendo quel progetto di "Italia di mezzo" o "centrata" già lanciato mesi fa dal presidente Rossi e che vedrebbe 'federate' Toscana, Umbria e Marche.  

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