Prato, commemorazione vittime Teresa Moda. Rossi: “Consolidare Lavoro Sicuro “

PRATO - La ferita due anni dopo il rogo a Prato è ancora forte. E la Regione, dice il presidente Rossi, non intende abbassare la guardia: i controlli per un lavoro che sia sicuro e degno proseguiranno. "Ma andranno anche oltre – dice – e si svilupperanno su nuovi terreni, perché la sfida che ancora oggi abbiamo è quella tracciata dal presidente Napolitano due anni fa, quella di far emergere da condizioni di illegalità diffusa e sfruttamento inaccettabile, con un lavoro di squadra, realtà produttive capaci di contribuire alla ricchezza della Toscana e del Paese".

A Prato si ricorda oggi quanto è successo il 1 dicembre 2013, l'incendio nella fabbrica-dormitorio, le responsabilità che le hanno provocate, le ragioni ma anche gli sforzi e i risultati conseguiti in questi due anni. Morti, si ripete, che appartengono a tutta la città. Nel mezzo della sala consiliare del palazzo comunale due donne cinesi piangono ancora oggi  i morti della Teresa Moda e di via Toscana.  Rossi si avvicina ed esprime alla la vicinanza della Regione. Lo si racconta in italiano e in cinese, mentre vengono scanditi i nomi dei sette operai morti: parole di cordoglio, sussurrate e non urlate, ma anche parole ferme contro chi non rispetta le regole. Presenti tutte le istituzioni e il console Ji Gang.

Denunciare chi approfitta del suo ruolo di funzionario pubblico
Fuori, prima che la commemorazione avesse inizio, il presidente della Toscana aveva risposto ai cronisti sulla denuncia dell'imprenditore cinese che ha portato ad indagare su uno degli ispettori della Asl con l'accusa di concussione, per aver estorto una tangente in cambio di controlli più lievi..

"Mi complimento con l'imprenditore e lo ringrazio del buon esempio – dice Rossi e lo ripete poi dai banchi del consiglio comunale – Le indagini sono in corso ed è giusto aspettarne l'esito. Questa vicenda dimostra comunque come legalità e illegalità vadano al di là delle etnie". E' la dimostrazione di tanti luoghi comuni da sfatare e che non aiutano l'integrazione.

"La legalità va difesa - va avanti il presidente –. Va difesa quando si parla di tangenti, corruzione e concussione. Per questo invito chiunque subisca un ricatto a denunciarlo e montare le scale della Procura, ancor di più se si tratta di funzionari pubblici o di persone che hanno un incarico pubblico. La legalità va naturalmente difesa quando non si rispettano le regole".

In due anni fatti passi avanti
Per questo la Regione ha lanciato l'anno scorso il piano straordinario "Lavoro Sicuro": settantaquattro tecnici assunti per tre anni ed oltre quattromila controlli già fatti. "Rispetto a due anni fa abbiamo fatti passi avanti positivi – dice Rossi – e continueremo a portare avanti quel progetto. Vogliamo che il piano da straordinario diventi ordinario. La certezza dei controlli e della sanzioni ha convinto inoltre molti in questi due anni mettersi in regola, prima che gli ispettori arrivassero o dopo". La fotografia dopo quindici mesi è questa. Certo le situazioni di irregolarità sono ancora predominanti - una azienda su tre non si fa trovare a posto, nonostante la certezza dei controlli -  e il cambiamento spesso è subito (otto su dieci si mettono in regola dopo essere stati multati). Ma qualcosa sta cambiando.  

Andare oltre, contro sfruttamento e evasione fiscale
"Vogliamo consolidare quell'esperienza – sottolinea Rossi - ma anche allargarla".  Il presidente della Toscana lo spiega. "Penso a maggiori controlli contro lo sfruttamento brutale che fa dei lavoratori quasi degli schiavi – dice -, inaccettabile in una terra civile come la Toscana, contraria alla dichiarazione universale dei diritti umani che è un patrimonio dell'Occidente. Che dice che non si lavora diciotto ore al giorno e non si lavora quando si dovrebbe andare a scuola".

"Penso – aggiunge-  a controlli contro l'evasione fiscale, troppo alta e inaccettabile. Le istituzioni garantiscono servizi e chi produce deve pagare le tasse. E' imprescindibile. Naturalmente il fenomeno è complesso e non coinvolge solo i cinesi". " Serve un'azione più incisiva dello Stato e di tutte le istituzioni e su questo – conclude Rossi – la Regione Toscana è disponibile a dare tutto il proprio contributo, al di là delle strette competenze". 

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