Quando le donne a Prato protestavano contro la guerra. Cento anni dopo la marcia del 1917

FIRENZE - Cento anni dopo, Prato ricorda con due mostre e dieci eventi  in tre giorni l'Italia che protestava contro la guerra: un'iniziativa per tramandare la memoria di chi allora invocava la pace.  E' il luglio 1917:  i luoghi sono quella Valbisenzio, in Toscana, valle che dalle prime propaggini degli Appennini si distende lungo il corso del Bisenzio, attorno fabbriche e stabilimenti che sfruttano la forza dell'acqua. La Grande guerra ancora infuria. Il fronte è lontano, sulle Alpi, ma il conflitto bellico sta sfibrando l'intero paese. La società civile è esasperata  e con gli uomini in trincea sono le donne soprattutto (insieme a volte ad anziani e bambini) a scendere in piazza per invocare la pace. Accade il 1 maggio 1917 nel Chianti: a Lamole quaranta contadine protestano brandendo una bandiera rossa davanti al municipio di Greve. Accade un po' in tutta Italia, dove tra l'ottobre 1916 e l'aprile 1917, dopo la chiamata alle armi dei ragazzi del ‘99, si  contano più di cinquecento manifestazioni: a Bologna, in Lombardia, a Torino.

Succede il 2 luglio 1917 anche nel pratese, quando centinaia di donne impiegate nelle fabbriche tessili si mettono in marcia per dire no alla guerra.  Percorrono tutta la valle del Bisenzio fino a Prato, dove arrivano il 5 luglio. Il corteo via via si ingrossa, si uniscono chilometro dopo chilometro altre operaie e contadine, giovani per lo più, e alla fine conterà mille e cinquecento persone, quasi seicento solo da Vaiano.  A guidarle Teresa Meroni, sindacalista e paladina dei diritti delle donne; una ‘rivoluzionaria di professione", come viene definita nei verbali della polizia, giunta nel 1915 da Milano insieme al compagno Battista Tettamanti (subito richiamato al fronte), con il compito di guidare la Lega laniera della Val di Bisenzio.     

Il loro esempio infiammerà altre fabbriche, altre donne, portando la protesta sino alle porte di Pistoia, dalle contrade di cenciaioli come Iolo, Galciana, San Giusto, Vergaio, Tavola fino ai comuni medicei. A Carmignano infatti duecento donne inneggianti alla rivoluzione si radunano davanti al municipio per chiedere la fine della guerra.
La protesta e gli scioperi si concludono il 9 luglio, con le cariche a Prato sulle manifestanti, cinquantasei arresti e i processi.  Teresa Meroni verrà spedita al confino in Garfagnana, ma  dai verbali degli interrogati, raccolti e pubblicati, emergono tanti altri volti e tante altre storie: quella di Umiltà Ciardi, condannata a cinque giorni di carcere e 60 lire di multa, oppure di Natalina Quercioli, diciannovenne arrestata assieme alla madre, che sarebbe poi diventata la levatrice di tutto il paese.  Donne che capiscono quali erano i problemi della società di allora. E che lottano per per superarli, scendendo in piazza o prendendo a morsi i cavalleggeri che le assaltano.

(hanno collaborato Caterina Fanfani e Moira Pierozzi) 

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