Quarantacinque toscani uccisi dal terrorismo stragista, anche mafioso

FIRENZE - La piccola Caterina aveva solo cinquanta giorni di vita e Nadia otto anni. Sono due delle cinque vittime dell'attentato in via dei Georgofili che scosse Firenze e la Toscana nel 1993, una ferita ancora aperta, una strage ordinata dalla mafia.

 

Alla vigilia del 9 maggio, giorno della memoria delle vittime del terrorismo e di tutte le stragi, la Regione pubblica una pagina sul suo sito - www.regione.toscana.it/memoriavittimeterrorismo - dove racconta ed elenca i morti che in Toscana si sono succeduti in trent'anni: quarantacinque, tanti cittadini comuni che si trovati nel momento sbagliato nel posto sbagliato, poliziotti anche e un ex sindaco a Firenze.

 

Il racconto inizia con i dodici morti dell'Italicus del 1974 (e gli ancor più numerosi feriti che ci furono, anche gravi) e termina con Emanuele Petri, il sovrintendente di polizia ucciso nel 2003 in un conflitto a fuoco con terroristi delle nuove Brigate Rosse durante un controllo su un treno che transitava da Roma a Firenze, tra Cortona e Castiglion Fiorentino. Ci sono le stragi riconducibili all'estrema destra e ke vittime cadute per mano di gruppi dell'estrema sinistra: nel mezzo altre morti per responsabilità mafiose, come la strage del Rapido 904 del 1984 o l'attentato appunto di via dei Georgofili del 1993.

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