Referendum sulla fusione di Subbiano e Capolona, i risultati

FIRENZE -  Prevalgono i "sì' nel complesso, ma con esiti contrapposti nei due territori. E con uno scarto sopratutto troppo lieve tra gli uni e gli altri. E' finito così il referendum, consultivo, per la fusione di Subbiano e Capolona nell'aretino, dove oggi alle 15 si sono chiuse le urne con un elettore su due, di fatto, che è andato a votare. 

A Subbiano hanno vinto i "no" (1.844 voti, il 71,39%) e a Capolona i "sì" (1.715, l'89,09%). I favorevoli alla fusione, sommando i votanti dei due comuni,  alla fine sono maggioranza: il 54,44 per cento, quattrocento i voti di differenza. Ma non è quella maggioranza netta e qualificata che in precedenti occasioni ha permesso di procedere, anche nel caso di voto non concorde.  Spetterà al Consiglio regionale in ogni caso decidere: il referendum è consultivo. Appare in ogni caso evidente che l'elettorato dei due territori ha espresso un voto diametralmente opposto. 

RISULTATO REFERENDUM 7-8 MAGGIO 2017  
  Elettori Votanti % votanti SI % SI NO % NO Totale validi Bianche Nulle contest.
CAPOLONA 4.331 1.938 44,75 1.715 89,09 210 10,91 1925 8 5  
SUBBIANO 5.013 2.599 51,85 739 28,61 1844 71,39 2583 7 9  
totale 9.344 4.537 48,56 2454 54,44 2054 45,56 4508 15 14  

 

Subbiano e Capolona sono gli ultimi due comuni  della regione chiamati ad esprimersi su una fusione.  A Capolona un referendum c'era già stato l'anno scorso e per un'incollatura i "no" avevano allora negato la fusione con Castiglion Fibocchi.

Nella Toscana considerata terra dei campanili – ma dove i comuni in proporzione sono molti meno che in altre regioni, effetto anche delle riforme settecentesche del granduca Pietro Leopoldo - dal 2012 diverse amministrazioni comunali hanno progettato di fondersi. E più di una c'è riuscita. Qualcuna è passata da gestioni associate di servizi e unioni di comuni, altre ci sono arrivate senza tappe intermedie. La Regione ha incentivato la scelta con 250 mila euro l'anno (per cinque anni) di contributi straordinari erogati a ciascun comune che avesse scelto di fondersi.

Ventidue sono stati dal 2012  i referendum, consultivi. Prima di Subbiano e Capolona undici volte hanno prevalso i sì: tre comuni – Montalcino e San Giovanni d'Asso, Abetone e Cutigliano e San Marcello e Piteglio – eleggeranno questo maggio i loro sindaci e nuovi consigli. Da 187 le amministrazioni comunali di tutta la Toscana sono oggi  276. Dieci referendum sono stati invece bocciati dalla popolazione.

I referendum precedenti
Il primo dei ventuno referendum precedenti  a quello di oggi  è stato quello del 6-7 maggio 2012 in Casentino, che ha coinvolto tredici diversi comuni ma bocciò il comune unico. Il 21-22 aprile 2013 di referendum ce ne sono stati ben quattro: negli otto comuni dell'Elba vinsero i "no", mentre si sono fusi Figline e Incisa, Castelfranco e Piandiscò, Fabbriche di Vallico e Vergemoli. Il 16 giugno 2013 è stata la volta di Castel San Niccolò e Montemignaio, dove i cittadini hanno detto che la fusione non era da farsi. Altri nove referendum si sono svolti il 6-7 ottobre 2013. Nel pisano i cittadini di Peccioli e Capannoli bocciarono la fusione con Palaia, dove avevano prevalso i "sì", mentre sono diventati un comune unico Lari-Casciana Terme e Lorenza-Crespina. Via libera anche al nuovo comune di Pratovecchio Stia e a quello di Scarperia e San Piero a Sieve nel Mugello, mentre un "no" è stato registrato per Suvereto e Campiglia e per la proposta di un comune unico di Villafranca e Bagnone. Saltata anche la fusione tra Aulla e Podenzana e Borgo a Mozzano e Pescaglia. Il penultimo referendum di quell'anno si è tenuto il 26-27 ottobre 2014, con la nascita dal nuovo comune di Sillano Giuncugnano. Poi c'è stato il 29-30 novembre 2015 quello dell'Abetone e Cutigliano, con il via libera alla fusione ricevuto a gennaio dal Consiglio regionale. Il successivo appuntamento è stato a maggio 2016: "sì" per San Marcello e Piteglio e "no" invece a Capolona e Castiglion Fibocchi nell'aretino (per un'incollatura) e a Castellina Marittima e Riparbella (in modo più deciso). Poi c'è stato Montalcino e San Giovanni d'Asso nel senese, dove la maggioranza ha benedetto il matrimonio tra i comuni patria del celebre Brunello e del tartufo. 

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