Regioni contro la povertà, Rossi: “Chiediamo al governo un piano per contrastarla”

FIRENZE – Un piano contro la povertà, basato sull'introduzione di un reddito di inclusione che vada progressivamente a coprire una platea crescente di destinatari fino a diventare una misura di carattere universale. A chiederlo è il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che oggi ha illustrato la proposta nella seduta congiunta delle commissioni lavoro e sociale della IX Commissione della Conferenza delle Regioni che ha discusso il documento ampiamente condiviso  dai presidenti. Era stato proprio il presidente Rossi a sollecitare l'incontro di oggi per mettere nero su bianco la posizione delle Regioni e la volontà di lavorare con il governo su iniziative comuni, in grado di assicurare condizioni di vita dignitose a tutti i cittadini attraverso forme di sostegno al reddito, percorsi di inserimento sociolavorativo, servizi sociali e assistenziali e sociosanitari di qualità.

"L'Italia è l'unico paese europeo, insieme alla Grecia – ha spiegato Rossi - a non avere ancora una misura universale di contrasto alla povertà e sostegno al reddito. Negli ultimi anni infatti i cittadini poveri sono passati dal 4,1 al 9,9% della popolazione. In cifre assolute secondo alcune stime si tratta di 4 o di 6 milioni di persone. Apprezziamo lo sforzo del governo che ha varato il Sostegno di inclusione sociale, con 800 milioni, ma occorre oggi uno sforzo in più, stanziando intanto anche altri 800 milioni per il 2017 per pioi aumentare gradualmente lo stanziamento".  
E' per questo, ricorda Rossi, che le regioni sostengono la proposta avanzata da Alleanza per la povertà redatta da associazioni come Caritas e Acli.
I presidenti delle Regioni hanno inoltre chiesto che il sostegno al reddito venga affiancato da misure di politiche attive del lavoro, servizi sociosanitari, iniziative integrate di inclusione sociale, sia nelle aree urbane che extraurbane, tutte misure che le Regioni stesse si candidano a sostenere e coordinare. Infine è stata evidenziata la necessita' di una banca dati Inps in grado di fornire elementi  per scoprire e scongiurare abusi e che gli strumenti previsti per il lavoro (cassa integrazione, Naspi, Asdi) non si sommino ai fondi per l'inclusione sociale.

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