Remuzzi: Covid è malattia da curare a casa, manca organizzazione

Remuzzi: Covid è  malattia da curare a casa, manca organizzazione

 Nella gestione dell’epidemia da Covid si “sta esagerando. È una malattia che si può curare a casa, il problema è che non abbiamo l’organizzazione per farlo”. A dirlo Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, durante ‘I love scienza: maratona della scienza’, evento online promosso dalla Fondazione De Sanctis in occasione della Giornata Mondiale della Scienza voluta dall’Unesco che si celebra oggi.

“Il SarsCov2 è un virus respiratorio, un po’ particolare, perchè nell’80% dei casi non si ha nulla, mentre si hanno sintomi nel 20% dei casi, che sono gravi nel 10% dei casi e possono portare al ricovero per il 5%”, continua. Se la metà dei medici di medicina generale presenti in Italia potessero seguire i pazienti da casa, “il numero di malati che arriva in ospedale sarebbe piccolissimo. Secondo me stiamo esagerando – prosegue Remuzzi – e questi numeri continuano ad aumentare perchè facciamo molti tamponi”. Inoltre, non tutti coloro che risultano positivi al tampone “si ammalano. Un recentissimo studio uscito su Science – conclude – ci dice che il 71% degli infetti non trasmette virus, mentre un 10% di persone trasmette la malattia al 60% di chi si ammala. Lo sforzo della ricerca, secondo me, dovrebbe essere ora nel trovare i super-diffusori”.

Anche per Roberto Bernabei, direttore della scuola di Geriatria dell’università Cattolica di Roma, la Covid-19 “è una malattia normale, da curare a casa con il saturimetro e il medico di famiglia che fa il suo dovere, cercando di pilotare questo nuovo ammalato. Solo in presenza di polmonite interstiziale, c’è bisogno di ossigeno, che alcune volte va somministrato in ambiente controllato”.

E’ evidente che gli anziani, che sono tra i più “fragili, vanno protetti e difesi. Se però li chiudiamo in casa, avremo un decesso in più, ma non da Covid, bensì da isolamento o altre patologie. Se le persone anziane vengono tenute chiuse in casa, c’è la sindrome da immobilizzazione che ha una serie di conseguenze. Il lockdown da questo punto di vista non ha senso, ha senso invece la protezione rafforzata con le misure dette da sempre”.

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