Richiedenti asilo, Bugli: “Dopo l’emergenza serve fase B. Bel progetto a Figline”

FIRENZE - Migranti ai fornelli. A Figline-Incisa tre ragazzi del Bengala, ospiti di una struttura a Palazzolo e grazie ad un protocollo firmato tra Comune, l'istituto Vasari e la cooperativa "Il Cenacolo", potranno partecipare ai corsi di cucina e per personale di sala insieme agli alunni della scuola. Gli ospiti maggiorenni del comune, poco meno di venti, parteciperanno invece ad incontri  con genitori, docenti e cittadini.

"Si tratta di un ottimo progetto – sottolinea l'assessore all'immigrazione della Toscana Vittorio Bugli, che ha partecipato stamani alla presentazione -. Si tratta di un esempio di vera integrazione, che rafforza la nostra idea di accoglienza diffusa e che va nella direzione della fase B che vogliamo imprimere all'azione, per passare dall'emergenza ad una gestione di tipo diverso". Poi annuncia: "Lunedì 1 febbraio incontrerò tutti i sindaci della Toscana e gli enti gestori per parlare di questo". 

La Toscana ha accolto quasi seimilacinquecento richiedenti asilo tra il 2014 e il 2015. Erano stati mille e ottocento i migranti giunti dal nord Africa tra il 2011 e il 2012, dopo la prima "Primavera araba". Lo ha fatto in modo diffuso appunto, distribuendo gli ospiti in oltre cinquecento piccole strutture e coinvolgendoli nelle comunità.

"Un'integrazione che funziona non può che basarsi sullo scambio e la conoscenza reciproca – ripete Bugli -. Il modello di accoglienza diffusa realizzato in Toscana aiuta da questo punto di vista. Ben vengano dunque occasioni di incontro tra questi ragazzi e i cittadini dei territori. Ben venga anche la formazione, essenziale per chi domani potrà e vorrà rimanere in Toscana. Per questo il progetto di Figline-Incisa è importante".

I progetti realizzati in questi mesi in  Toscana hanno visto tanti richiedenti asilo impegnati in attività di volontariato. Si sono presi cura di piazze, vie e giardini, hanno dipinto le pareti delle scuole e aiutato a tenere in ordine uno spazio aperto. Lo hanno fatto spesso assieme ai toscani che abitano i paesi che li hanno accolti e questo ha aiutato l'integrazione. Il progetto di Figline aggiunge l'elemento della formazione.  

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