Richiedenti asilo, in settantatré pronti ad accoglierli in famiglia

FIRENZE – In poco più di due mesi - con l'estate ed agosto nel mezzo - già settantatré famiglie si sono fatte avanti per ospitare in casa un profugo, che non sarà il richiedente asilo appena sbarcato ma chi è già in Italia da almeno sei mesi, come previsto del resto dall'accordo firmato con il Ministero dell'interno e le Prefetture. Altri sessantanove hanno invece messo a disposizione case o locali sfitti.

Il progetto di accoglienza in famiglia, lanciato un anno fa e a luglio autorizzato dal Viminale, è l'ultima declinazione del modello toscano di accoglienza diffusa. Sono passati settanta giorni e allo 055.4383030, il numero della Regione attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 (e il giovedì anche dalle 14 alle 17), hanno telefonato toscani davvero di tutti i tipi: coppie e single, famiglie con figli grandi e figli piccoli, giovani e anziani, lavoratori e pensionati. Era già successo l'anno scorso tra settembre e novembre, dopodiché in attesa del via libera dal Governo il numero di telefono era stato chiuso. Ed è successo di nuovo. A farsi avanti c'è stata anche una coppia del Mali, da cinque anni residente in Toscana, regolare e con lavoro stabile, che accoglierebbe volentieri richiedenti asilo in casa.

"Certo – spiega subito l'assessore all'immigrazione, Vittorio Bugli – non tutte le disponibilità potranno tradursi automaticamente in una vera accoglienza. Ci sono situazioni che mal si adattano: ce ne stiamo già rendendo conto". Va conciliata la logistica e non va trovata solo una famiglia adatta ma anche un persona disponibile e pronta a farsi accogliere.

 

Sulle disponibilità la risposta più grande è arrivata dalla provincia di Firenze, che in fondo è anche la più popolata della regione: in tutto trentuno telefonate positive fino all'11 ottobre. In tre hanno risposto dalla provincia di Arezzo, dieci da Grosseto, quattro dalla provincia di Livorno, sei da Lucca, quattro dalla provincia di Massa Carrara, nove da Pisa e due da Pistoia. Otto province su dieci hanno risposto all'appello.

Quanto ad appartamenti o strutture alberghiere pronte per essere messe a disposizione – si cercano immobili ampi abbastanza per ospitare almeno cinque persone – sono arrivate nove offerte da Arezzo, ventiquattro da Firenze, dodici da Grosseto, cinque da Livorno, due da Lucca, tre da Massa - Carrara, sei da Pisa, sette da Pistoia e cinque da Siena. In questo caso sono nove province coinvolte. Tra chi ha offerto la disponibilità di un appartamento vuoto c'è anche un signore di Terentola, in provincia di Arezzo, che però ha gli immobili sfitti a Fondi, nel Lazio in provincia di Latina. Una telefonata è giunta anche da Taranto in Puglia, ma chiaramente non potrà essere presa in considerazione.

Visita della Asl e poi scelta del gestore
Chi telefona deve dire dove si trova la casa o l'appartamento, il numero di vani e la composizione del nucleo familiare, anche mononucleare, professione e eventuali lingue straniere conosciute. Successivamente chi ha dato disponibilità viene ricontattato. Il primo passo riguarda la verifica dell'adeguatezza della sistemazione: ci pensa in prima istanza la Asl. Dopodiché subentra il contatto con l'ente gestore, ovvero uno tra i soggetti, per lo più associazioni e cooperative, che hanno convenzioni in Toscana per offrire accoglienza ai richiedenti asilo. Insieme individuano chi, tra gli ospiti, inserire all'interno del nucleo familiare, con un percorso graduale e facendoli prima conoscere tra loro: un migrante per casa.

Un posto in famiglia per chi è da sei mesi in Italia 
Nelle famiglie saranno accolti i profughi più autonomi e che meglio conoscono l'italiano, in ogni caso i richiedenti che con il proprio profilo meglio dimostrano di confarsi alla particolare sistemazione. L'esser in Italia da almeno sei mesi è uno dei requisiti. Quella in famiglia è infatti un'accoglienza di secondo e terzo livello: successiva ai centri di accoglienza temporanea, in qualche caso utile dopo un passaggio magari negli Sprar e di cui usufruirà solo una piccola parte dei richiedenti asilo ospiti delle tante piccole strutture disseminate nel territorio toscano.

Chi fa cosa: patto e addendum - 
Le famiglie devono pensare al vitto (colazione, pranzo e cena) e all'alloggio, compresa la pulizia della biancheria. Gli enti gestori continuano, come ora, ad occuparsi del resto, ovvero corsi di lingua, servizi di accoglienza e pratiche burocratiche. Le prefetture firmano una sorta di contratto con gli enti gestori. Questi, a loro volta, siglano un patto di solidarietà con le famiglie. C'è pure un addendum, dove famiglie e gestori specificano ulteriori dettagli: la ripartizione, ad esempio, dei 35 euro al giorno erogati per ogni richiedente asilo dall'Unione europea (con il parziale contributo dello Stato). L'indicazione è di lasciare 19 euro al gestore, compresi i 2,5 di pocket money (che è la diaria giornaliera a disposizione dei migranti), e girare alle famiglie i 16 euro che rimangono, che saranno considerati come rimborso spese e dunque non tassabili. L'agenzia delle entrate già si è espressa positivamente al riguardo.

Fermo restando che l'accoglienza può interrompersi in qualsiasi momento, l'indicazione sulla permanenza sarebbe quella di non meno di tre mesi e non di più di un anno. Per chi decide di accogliere un richiedente asilo in casa sarà organizzata un adeguata di formazione.

Sul sito della Regione sarà pubblicata una pagina con tutte le informazioni utili.

 

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