Richiedenti asilo: oltre undicimila gli ospiti in Toscana, col modello di accoglienza diffusa

FIRENZE - Gli ultimi dati, aggiornati al 30 settembre, dicono che i richiedenti asilo ospitati in Toscana in quasi settecentocinquanta strutture e 225 comuni sono 10.631, duemila in più di luglio. Negli Sprar, strutture di seconda accoglienza, sono ospiti invece in 642 al momento, con altri 229 posti a disposizione con i nuovi progetti in corso di attivazione. Più di undicimila presenze dunque, ma con la barra ben dritta su un modello di accoglienza diffusa (ed oggi anche accoglienza in famiglia), che vuol dire no a tendopoli o a centri con centinaia e centinaia di ospiti e sì invece a sistemazioni con piccoli numeri, tali da offrire un'accoglienza più dignitosa a chi arriva ed è fuggito dai propri paesi in cerca di protezione o di una seconda possibilità, capace anche di ridurre problemi di convivenza e garantire una più facile integrazione. Sono cinquantaquattro i comuni che ancora non ospitano.

"Sull'accoglienza la Regione si è impegnata oltre le proprie competenze – ripete l'assessore all'immigrazione, Vittorio Bugli -, mettendosi a disposizione di prefetture, incontrando comuni e operatori. Lo abbiamo fatto per realizzare un tipo di accoglienza che fosse la migliore possibile, sia per chi viene accolto sia per chi accoglie". Un modello che con cuore e fantasia ha visto fiorire anche tanti progetti con gli ospiti dei centri di accoglienza coinvolti, da volontari, nella cura di giardini ed arredi urbani, impegnati nell'accompagnare i bimbi a scuola assieme ai volontari di associazioni paesane, nel pulire gli argini delle città o occuparsi di oasi naturalistiche.

I numeri provincia per provincia
Tutte le province, da Massa Carrara a Grosseto, da Livorno ad Arezzo, sono coinvolte. A Firenze i richiedenti asilo sono i più numerosi, ma solo perché l'area metropolitana è la parte di regione più popolata: sono 2922 ospiti, 175 strutture e negli Sprar altre 267 presenze ed ulteriori 130 posti. Ad Arezzo sono 1094 (distribuiti in 135 strutture, con altri 50 ospiti negli Sprar), a Grosseto 531 (21 strutture), a Livorno 1095 (a altri 47 negli Sprar, 34 strutture e), a Lucca 1120 (86 strutture e negli Sprar altre 36 presenze con ulteriori quattordici posti), 570 a Massa Carrara (suddivisi in 39 strutture e a cui si aggiungono 21 ospiti negli Sprar e 20 che vi potrebbero arrivare), 1037 a Pisa (altri 83 negli Sprar, dieci posti disponibili e 94 strutture in tutto), 749 a Pistoia (59 strutture e negli Sprar altri 52 ospiti con ulteriori 55 posti nei nuovi progetti), 649 a Prato (37 strutture, ulteriori 65 presenze negli Sprar) e 864 a Siena (61 strutture e altri 21 ospiti negli Sprar).

L'accoglienza diffusa
Il modello toscano, che non ha pari nel resto d'Italia, è quello già imposto e tenuto a battesimo nel 2011, dopo le prime primavere arabe e le prime ondate di migranti, mille e ottocento allora, dalla Tunisia e dalla Libia (storia raccontate da Toscana Notizie in un ebook e in uno speciale) e quando quando il governo avrebbe voluto realizzare a Coltano in provincia di Pisa una grande tendopoli e la Regione e la Toscana dissero invece di no. Nel 2014, con i nuovi sbarchi, è stato riproposto e undicimila persone distribuite oggi in più di settecento piccole strutture vuol dire gruppi mediamente da quattordici ospiti: "una Toscana con undici campi da mille persone l'uno o anche venti o venticinque da cinquecento sarebbe probabilmente stata molto diversa" sottolinea ancora Bugli.

Chi arriva e attraversa il mare, su barche stipate e spesso purtroppo malsicure, fugge da guerre e persecuzioni. Fugge dalle guerre civili. Non c'è solo la Siria o la la Libia. Erano undici i conflitti interni aperti nel mondo nel 2014 – meno dei ventisei del 1992, ma più dei quattro del 2007 – e nove di queste guerre civili, laiche o religiose, pseudo tribali o imperialiste, riversano la maggior parte dei profughi verso l'Europa. Certo fuggono a volte anche dalla fame.

Gli otto punti del protocollo proposto al governo
A maggio del 2016 Regione e Comuni toscani riuniti in Anci hanno proposto al Governo di firmare un protocollo che possa aiutare a facilitare accoglienza e integrazione, ma fissi anche punti precisi: otto punti, ovvero il modello di accoglienza diffusa, una ripartizione delle presenze in tutti i comuni – nessuno escluso e proporzionalmente agli abitanti, considerando anche gli Sprar – con incentivi e disincentivi, più posti e nuovi bandi per gli Sprar (strutture d'accoglienza di secondo livello che facilitano l'integrazione), l'accoglienza in famiglia a luglio finalmente autorizzata, l'uso di immobili inutilizzati anche dello Stato, oltre a quelli di Comuni e Regione (ma sempre con piccoli numeri) e progetti sperimentali come l'inserimento di chi chiede rifugio e che da più tempo è in Toscana in strutture pubbliche legate alla forestazione e l'agricoltura magari, per ripopolare anche borghi disabitati e "passare progressivamente – concludeva allora l'assessore – dall'emergenza a forme di autogestione e formazione, con nel mezzo l'esperienza di un'attività di volontariato". L'ultimo punto riguarda gli incentivi per rimpatri volontari, necessari anch'essi nei casi in cui la domanda di protezione non venga accolta, oltre a tempi più rapidi nell'esaminare le richieste visto che mediamente, tra l'inoltro, la prima risposta che in otto casi su dieci è negativa, l'appello e il suo esito finale passano oggi anche due anni. Troppi.

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