Riforma istituzionale, Rossi in Senato: “Spero che vada rapidamente in porto”

FIRENZE  - Procedere speditamente con la riforma attualmente in discussione che prevede il monocameralismo e un Senato dei territori ritornando, per quanto riguarda la rappresentanza, alla prima stesura del testo, nel quale è prevista la presenza di presidenti di Regione e sindaci.  Allo stesso tempo procedere con la riforma dell'articolo 117 per permettere un rilancio del ruolo delle Regioni. Sono queste le linee di fondo del contributo  sul progetto di riforma costituzionale offerto dal presidente della regione Toscana Enrico Rossi, durante l'audizione al Senato, in Commissione Affari costituzionali. 
 
Il presidente, davanti al presidente della commissione Finocchiaro, al ministro per le riforme costituzionali Boschi, e insieme al presidente della Conferenza Stato-Regioni Chiamparino e della Campania De Luca ha ribadito la necessità di andare avanti sulla strada della riforma che si sta discutendo: "Auspico – ha detto - che questa riforma vada in porto. Forse è anche possibile far meglio, ma non far nulla è molto peggio". 
In particolare il presidente ha insistito sul ritorno al primo testo della riforma, quello varato dal governo: "Il primo testo della riforma varato dal governo andava bene: dovrebbero sedere a Palazzo di Madama i presidenti di Regione e i sindaci delle città capoluogo, anche perché sono tutti eletti dai cittadini e non hanno certo minori capacità di farsi carico dell'interesse nazionale".
 
E sempre riprendendo quanto previsto nel testo originario, occorrerebbe, per Rossi, restituire al Senato le funzioni di controllo, verifica, valutazione: "Sono funzioni importanti per un Senato che non dà la fiducia e per fargli svolgere un ruolo di monitoraggio che consenta poi allo stato di intervenire.  Ci vuole questo punto riferimento politico ed è stato un errore della Camera toglierlo". Inoltre Rossi ha chiesto che al Senato vengono attribuite la partecipazione e il recepimento dei regolamenti della Ue perché "così si risolvono molti problemi per riportare a uniformità una serie di leggi che adesso rischiano di avere un paese a macchia di leopardo".
 
Ancora per il presidente della Toscana non si dovrebbe "toccare la conferenza Stato-Regioni che è quella che 'disbriga la cucina', ossia si occupa di dividere i fondi, dare i pareri e procedimenti cose che non sono in contraddizione e non si sovrappongono con il ruolo di Camera e Senato".
 
Il presidente ha poi rimarcato con forza la necessità che si approdi in tempi rapidi alla riforma anche per ridare slancio al ruolo istituzionale delle Regioni: i cambiamenti economici, finanziari, sociale che sono avvenuti hanno di fatto  scardinato l'impianto del 2001 che era generoso quando fu concepito. 
"Do un dato riferito alla Toscana: sono al secondo mandato, il primo bilancio che ho ereditato nel 2010 vedeva la mia Regione con un bilancio, al netto di spesa sanitaria  e fondi comunitari di 2 miliardi e 250 milioni, il bilancio al mio secondo mandato, che è appena iniziato, è di 1 miliardo e 350 milioni. La fine del federalismo è quindi avvenuta nei fatti. E' quindi necessario che arrivi una organizzazione diversa dello stato entro cui le Regioni possano riconoscersi e far di nuovo sentire la propria voce, ritrovando la necessaria autorevolezza".

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