Rossi a Bruxelles: “L’Europa ascolti il monito delle lotte operaie e rilanci la siderurgia”

FIRENZE - Altolà, l'industria in Europa va salvaguardata e con l'industria anche la produzione dell'acciaio: investendo e favorendo l'innovazione, con regole interne per tutti uguali e una qualità capace di vincere la competizione asiatica e cinese in particolare. La Commissione ha presentato a marzo alcune misure per sostenere la siderurgia europea e l'occupazione in un'ottica di sostenibilità, aprendo di fatto una nuova stagione di politiche industriali; e oggi ne parla, sempre a Bruxelles, il Comitato delle Regioni, chiamato a votare un progetto di parere. E' intervenuto anche il presidente della Toscana, Enrico Rossi.

"L'Europa non può e non deve abbandonate il settore dell'acciaio – e stato l'appello di Rossi nel suo intervento - Il prezzo che si pagherebbe sarebbe l'impoverimento di tutta l'industria europea e della sua capacità di innovare e di competere in un mercato globalizzato". "Le istituzioni continentali – ha aggiunto – devono ascoltare e raccogliere il vero e proprio monito vivente che viene dalle lotte degli operai: è una battaglia per il lavoro e contro la disgregazione dell'Europa".

In tutta Europa si contano cinquecento stabilimenti sparsi in ventitré paesi e dove lavorano 330 mila persone. Nel 2014 sono state prodotte 169 milioni di tonnellate di acciaio, pari al 10 per cento dell'intera produzione mondiale, con 166 miliardi di euro di fatturato, l'1,3 per cento del Pil europeo. "Apprezziamo il documento della Commissione – dice il presidente toscano - Dopo anni in cui è stato detto che l'Europa doveva rinunciare alla siderurgia, oggi l'Europa mi sembra rinsavita ed ha ribadito il ruolo importante di tutta l'industria, con il 20 per cento di occupati da collocare in quel settore".

Rossi è soddisfatto anche per i suggerimenti recepiti, che riguardano il superamento della concorrenza interna. "In un mercato come quello siderurgico, dove i costi maggiori sono quelli dell'energia – sottolinea – sono necessarie un'armonizzazione e regole uguali per tutti per evitare un dumping interno. Servono anche norma più flessibili per gli aiuti di Stato, laddove ovviamente necessarie a sostenere processi di ristrutturazione". Chiediamo - prosegue Rossi - che si possa utilizzare il fondo regionale per lo sviluppo per interventi di innovazione od abbattimento delle emissioni in atmosfera  e che i fondi Junker possano essere destinati ad investimenti per gli stessi fini da parte di privati".

La vera battaglia è però con la Cina, verso cui per il presidente l'Europa deve essere "unita come un solo uomo". "Non è possibile – conclude - che faccia la padrona del mondo sfruttando il dumping sociale e ambientale ed erogando acqua e energia elettrica con prezzi ribassati e coperti da risorse statali. Anche l'acciaio che arriva dalla Cina deve essere soggetto a tutta una serie di regolamentazioni, affinché rispetti precisi parametri fondamentali". Un modo, in fondo, anche per combattere i cambiamenti climatici.

A proposito del ruolo che Stato e istituzioni possono giocare nel rilancio del settore siderurgico, Rossi cita il caso toscano di Piombino, che con i suoi cinquemila addetti è assieme a Taranto in Puglia e a Terni in Umbria uno dei poli più importanti di tutta Italia. A Piombino la ex Lucchini è stata di recente acquisita dall'imprenditore algerino Rebrab, che ha annunciato di voler rilanciare l'intero comparto assicurando una diversificazione nella produzione. "Certo – annota Rossi – se la Regione Toscana non si fosse fatta garante nell'accompagnare questo processo, anche tramite interventi infrastrutturali come quello del porto, e sopratutto se non avesse seguito la vicenda con il massimo impegno, difficilmente oggi potremmo registrare una soluzione che sostanzialmente salvaguardia l'occupazione e la produzione della zona . E che potrà assicurare un futuro ad una storia antichissima, che in Toscana inizia con gli Etruschi". 

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