Rossi al Consiglio regionale: “Il lavoro sarà la nostra stella polare”

FIRENZE - "Il lavoro sia al centro della nostra legislatura. E se sarà davvero la nostra stella polare sono certo che i cittadini saranno con noi". E' con queste parole che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi conclude l'intervento in Consiglio regionale per presentare il documento programmatico e la sua giunta. In tutto una ventina di minuti per parlare di investimenti, di rilancio dell'economia, di interventi per le realtà della Toscana maggiormente in difficoltà, con il lavoro che è stato il primo concetto richiamato anche all'inizio: "perchè il lavoro è la chiave per risolvere le questioni del welfare, dell'inclusione e persino dell'integrazione".

"Gli anni che ci lasciamo alle spalle - ha cominciato Rossi - sono stati i più duri per la Toscana. Siamo stati colpiti da una crisi profonda ma abbiamo reagito e siamo in piedi".

E tuttavia questo non basta, perchè le ferite della crisi sono ancora aperte, perché il dramma della disoccupazione ha numeri che sono equivalenti agli abitanti di una città come Prato o Livorno. La Toscana ha ben lavorato, ma c'è bisogno di un'ulteriore svolta. Ed è questa svolta che il presidente ha tratteggiato.

Non illudersi sulle possibilità di una "guarigione" che, se non governata, sarà senza lavoro ("jobless recovery") e produrrà altri danni all'economia e all'ambiente, così come su ipotesi di "decrescita felice", perché non si può pensare di fermare la macchina dello sviluppo, ma piuttosto di indirizzarla nel senso della qualità e della sostenibilità; richiamare l'Europa a un altro impegno, nel senso indicato da un documento presentato dal governo italiano, che prevede tra le altre cose l'istituzione di un fondo comune per il contrasto della disoccupazione; riservare un'attenzione particolare alla costa, "perchè se la costa potrà avere lo stesso dinamismo delle aree interne la Toscana sarà tra le prime regioni in Europa".

E tra i concetti sottolineati da Rossi anche quello dell'"austerità". "Non l'austerità deteriore che pare egemone in Europa e che alimenta i populismi, gli egoismi, la ripresa delle contese nazionali e di un provincialismo malato che sta facendo saltare capisaldi della nostra civiltà come il dovere dell'accoglienza - ha richiamato Rossi, riallacciandosi anche alla lettura che di questa parola ha fatto Enrico Berlinguer - ma un'austerità democratica e progressiva, necessaria per esplorare vie nuove e nuovi modelli di società, per conciliare economia e ambiente".

Concetto su cui Rossi si è soffermato prima di rivolgere il suo ultimo pensiero ai lavoratori della Sol di Piombino, in sciopero della fame (vedi comunicato correlato) contro cavilli burocratici che rischiano di far perdere loro il diritto alla cassa integrazione e il posto di lavoro.

 

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