Rossi alla Commissione parlamentare contraffazione: “Riaffermare forza e presenza dello Stato”

ROMA - "Di fronte a fenomeni di abusivismo e illegalità è necessario riaffermare la forza e la presenza dello Stato. Noi in Toscana lo stiamo facendo nel distretto pratese delle confezioni".

E' questo uno dei passi salienti della relazione che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha tenuto oggi a Roma di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo.

Il presidente ha ripercorso la storia che ha portato oggi ad avere a Prato la presenza di circa 40.000 cinesi, dei quali almeno 20.000 occupati nel pronto moda. Sono state soprattutto le sanatorie degli anni Novanta a favorire l'arrivo di cittadini provenienti da Wenzhou e la loro regolarizzazione nell'area, ma anche lo sviluppo incontrollato di una miriade di imprese, anche piccole e piccolissime, in cui spesso si lavora in condizioni limite, sia dal punto di vista ambientale che di sicurezza.

"Non ci possiamo permettere – ha detto Rossi ai commissari - altri roghi o vicende come quelle di Teresa Moda dove il 1 dicembre 2013 un incendio costò la vita a sette operai orientali. E' per questo che la Regione Toscana, anche rispondendo ad una precisa richiesta dell'allora presidente Napolitano, ha dato il via al progetto lavoro sicuro. Dal 1 settembre dello scorso anno al 31 maggio scorso abbiamo così controllato oltre un terzo delle aziende censite. Sette su dieci sono risultate non in regola per macchinari e impianti elettrici non a norma, igiene, dormitori e cucine abusivi, bombole a gas. Ciò che sta però emergendo è una positiva tendenza all'adeguamento (circa il 50% delle imprese oggetto di prescrizione) e al pagamento delle sanzioni. Quando le Istituzioni ci sono, i risultati arrivano".

Rossi ha proseguito affermando che il lavoro proseguirà e che è necessario fare di tutto per non perdere quella che è una ricchezza, non solo umana, per la Toscana e per il Paese.

"Stiamo parlando – ha precisato – di una buona fetta del PIL regionale, di 700 milioni di euro, risorse importanti da non far disperdere. La nostra scommessa è di riportare tutto il distretto su un piano di legalità: se la vinceremo Prato diventerebbe uno dei principali centri dell'industria europea delle confezioni. Per questo continueremo a spingere su due differenti pedali: uno per colpire illegalità e reati, l'altro per stimolare l'emersione del sommerso e un'integrazione che si basi sulla legalità e sul rispetto dei diritti dei lavoratori e delle leggi".  

Infine, citando Romano Prodi, ha affermato come sia più che mai necessario parlare non solo dei cinesi, ma con i cinesi, a Prato come in ogni altra città italiana.

"Resto convinto – ha concluso Enrico Rossi – che non è possibile avere come obiettivo un'integrazione subordinata della vasta comunità cinese, un procedimento che assomiglierebbe ad una vana annessione, ma che è invece necessaria una integrazione interdipendente, che è poi uno degli obiettivi che ci siamo posti, cogliendo già qualche significativo successo, con il nostro progetto Prato lavoro sicuro". 

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