Rossi: Firenze città della modernità e della bellezza toscana

FIRENZE - La Toscana come avanguardia e buon esempio per tutto il Paese. La modernità come elemento dominante della storia della Toscana, regione che ha nella sua anima la bellezza, e che deriva dalla capacità che ha Firenze di interpretare e conoscere il mondo.

Sono questi i temi centrali del discorso che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha pronunciato, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio in occasione della cerimonia di commemorazione dell'insediamento della Camera dei deputati della IX legislatura del Regno d'Italia. Correva l'anno 1865, era proprio il 18 novembre, e Firenze fu dichiarata capitale d'Italia.

Secondo Rossi la modernità fiorentina si ritrova nell'invenzione del catasto, nelle innovazioni politiche che hanno caratterizzato sia la Repubblica fiorentina che la Signoria, come il Consiglio dei Dugento e l'esercito non mercenario, ma anche nella capacità di governare il territorio, di modellare la natura per esigenze umane "che sta all'origine di quella splendida opera d'arte che è il paesaggio toscano, il nostro bene pubblico più rilevante, l'identità profonda della nostra regione che attrae milioni di visitatori da ogni continente".

E, a proposito di modernità, Rossi ha ricordato le bonifiche leopoldine, la modernizzazione dell'amministrazione e della tassazione, dei codici e della Giustizia, culminata con l'abolizione della tortura e della pena di morte, nel 1786, per la prima volta nel mondo.

Il presidente non ha mancato di osservare come "ogni volta che la città si è chiusa e ha perso la relazione con il mondo, ha visto calare il sopore e la stanca ripetizione del suo primato come il carattere prevalente del suo provincialismo".

"A conferma di una ricorrente alternanza tra tendenze modernizzatrici e spinte conservatrici – ha aggiunto Enrico Rossi - che sono un altro tratto tipico di questa città, tutte le trasformazioni derivanti da tali cambimenti suscitarono l'opposizione di intellettuali e riviste".

Dopo aver ricordato che proprio nel 1865 a Firenze fu edito "Man and Nature", il libro di George Perkins Marsh, primo ambasciatore americano presso il Regno d'Italia e padre del moderno ecologismo, il presidente della Toscana ha concluso il suo intervento osservando che "la lezione che viene a 150 anni di distanza, è quella di non temere la modernità, ma di esserne i più autentici interpreti. Oggi viviamo una fase di cambiamenti istituzionali non meno impattanti, e l'Ente che rappresento è uno dei soggetti centrali di queste trasformazioni. Per poter continuare a produrre modernità, penso che la Toscana e Firenze possano dare un contributo, forti del loro passato, senza temere le sfide presenti e future. La memoria di Firenze capitale è, in questo senso, una grande lezione patrimonio di tutti".

Nelle risorse correlate l'intervento integrale del presidente Enrico Rossi

 

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