Rossi: “Senato, chi critica la riforma rilegga Berlinguer”

FIRENZE - Pubblichiamo l'intervista di Maria Zegarelli ad Enrico Rossi uscita sull'Unità di oggi.

Ha appena finito la sua passeggiata sul Monte Piana, nel Massiccio delle Dolomiti di Sesto, nel luogo in cui tra il 1915 e il 1917 italiani e austroungarici si massacrarono in una lunghissima guerra di posizionamento. «Qui si sta perdendo di vista la realtà», commenta il presidente della Toscana, Enrico Rossi. La realtà è l'avanzata di Grillo e Salvini nei sondaggi, dice, «è ora che la sinistra e il Pd comincino a occuparsi di questa ondata xenofoba e che riallaccino i rapporti con i territori invece di dividersi al proprio interno».

Presidente, a proposito di guerre, partiamo dalle ultime notizie sul Pd. Le riforme sono la battaglia finale?
 
«Trovo che si stia scatenando una guerra inutile. Spero sia come i temporali agostani, passeggera, ma sono inaccettabili questi toni da ultima spiaggia sulle Riforme quando in realtà si vuole parlare al proprio interno. Così si rischia di inasprire inutilmente un clima già piuttosto teso».
 
Sulla sua pagina facebook lei porta ad esempio Berlinguer che indicava nel monocameralismo e nella drastica riduzione dei parlamentari, la via da seguire. Un messaggio alla minoranza?
 
«A chi oggi torna a chiedere il Senato elettivo dico: andate a rileggervi Berlinguer. Il dibattito sul monocameralismo alberga nella sinistra da lungo tempo, legittimamente, per rispondere ad una esigenza di funzionamento delle istituzioni. Se nel Pd vogliamo aprire una discussione sulla democrazia facciamolo, ma collochiamo il dibattito all'interno dei grandi cambiamenti economici e sociali. Parliamo dell'Europa e di un governo eletto democraticamente dai cittadini europei. Wolfgang Schäuble ha proposto un comitato tecnico, naturalmente controllato dalla Germania, per accelerare l'unità d'Europa. La sinistra non ha nulla da dire? Il problema di democrazia è lì, dove dobbiamo costruire gli Stati uniti d'Europa, controbilanciando il potere economico con quello politico».
 
Quindi è un dibattito superato quello della minoranza sul Senato elettivo?
 
«Gianfranco Bertolini, che è stato presidente della Toscana diceva che monocameralismo e Senato dei territori sono l'unico modo per portare i territori nel cuore dello Stato».
 
Per Gotor e Mucchetti Italicum e Senato non elettivo sono inconciliabili. Esagerano?
 
«Trovo bizzarro che questa argomentazione venga posta da un Parlamento che è nominato grazie al Porcellum, compreso Bersani. Inoltre nessuno dovrebbe dimenticare che mentre la Riforma costituzionale prevede un iter particolare, la legge elettorale è una legge ordinaria. Sono due cose diverse. E mi faccia dire una cosa, a proposito di Mucchetti: ha sostenuto che in questo modo ci sarebbe un Senato di mezze cartucce. Come si permette? Dunque, mi faccia capire, un consigliere regionale eletto dai cittadini è una mezza calzetta e un senatore nominato è un illuminato?».
 
La minoranza respinge anche l'accusa di voler dare un colpo al governo. Sostiene che riforma e governo sono cose distinte.
 
«Il governo deve andare avanti e risolvere i problemi del Paese, ma questa riforma è una parte centrale della missione stessa dell'esecutivo. Mi sembra evidente che chi blocca questa riforma punta a mandare all'aria il tavolo. Un tema, invece, mi sembra quello posto dal ministro Martina sulla revisione del titolo V, necessario a mio avviso, per evitare rigurgiti centralisti che possono essere pericolosi. Si potrebbe trovare un maggiori equilibrio, ad esempio, sulle competenze tra governo e territori».
 
Secondo lei c'è un rischio scissione nel Pd?
 
«Spero di no. Preferirei vedere il mio partito impegnato sui grandi temi che abbiamo di fronte. Come affrontiamo questa ondata di xenofobia e di destra che ci sta spazzando via? Il duo GrilloSalvini, a cui ha risposto bene il segretario della Cei, Galantino, definendoli dei piazzisti da quattro soldi, hanno un grande consenso. Vogliamo chiederci perché? Forse perché siamo poco presenti sul territorio, abbiamo abbandonato i quartieri, i lavoratori… È nell'insicurezza, nelle difficoltà e nell'incertezza della vita di ogni giorno che cresce la xenofobia. Parto da un sondaggio: il 70% degli italiani è d'accordo con Grillo e Salvini su molte questioni. Stiamo dando battaglia culturale come partito? Stiamo costruendo alleanze territoriali con la Chiesa, i giovani, i sindacati? Qui si gioca l'egemonia culturale del Paese».
 
Sta dicendo che il Pd sta perdendo contatto con la realtà?
 
«Con tutto il rispetto per il dibattito sull'articolo 2 ritengo che si debba dare battaglia politica sul territorio contro questa ondata di destra. Chi vuole buttare giù Renzi sappia che il nostro popolo lo ha votato alle primarie perché voleva archiviare una vecchia classe dirigente. Una larga parte delal nostra gente pensa che Renzi possa governare bene il Paese e dirigere il partito e inoltre vuole lealtà».

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